Prologo aggiunto il 5 dicembre 2016

«La Tigre è ancora viva… SANDOKAN ALLA RISCOSSA», 1977. Dopo aver riconquistato la sua Mompracem, il Sandokan (invero un po’ guevarista) di Sergio Sollima vede da un bastione che il mortale nemico James Brooke, rajà bianco di Sarawack, sta riuscendo a fuggire per mare e quindi gli urla contro, ripetutamente, per la rabbia di non averlo potuto uccidere. Tocca al flemmatico Yanez, come al solito, inquadrare le cose più razionalmente:

Gli hai già tolto molto di più della vita. A un Brooke morto, si può sostituire un altro Brooke. Ma ad una sconfitta come questa… non si può sostituire nulla.

Dio, quanto mi sarebbe piaciuto che Andy Garcia avesse potuto dire la stessa frase, agli oppositori più revanscisti, vedendo il barbudo tiranno costretto – lui, stavolta – a prendere il largo...
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Sabato 26 novembre tacqui, sull’argomento del giorno (nonostante l’impulso di reagire contro tutti quelli che già si aggregavano al treno e all’epicedio), per mia naturale disposizione d’animo: “La morte va rispettata“, come avrebbe poi detto un anti-castrista di Miami, spiegando che il motivo del fare fiesta (parole mie) risiedeva nel dischiudersi di nuovi orizzonti democratici e quindi nella possibilità di tornare in Patria (“In Trump we trust”, aggiungo). I frammenti introduttivi e le appendici del presente «articolo» sono quindi stati pubblicati sui social-network da domenica 27 novembre ad oggi, sabato 3 dicembre (vigilia del rito funebre): qui ho soltanto cercato di rendere più razionale la loro concatenazione. Il corpo principale, epònimo di tutta la pagina, è invece uno «Straight to Alamo».
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Ei fu: passato remoto.
Ogni dissidente: trapassato.

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A differenza delle soap-operas, le telenovelas prima o poi hanno fine.
E così è stato per «Anche i ricchi piangono», della superstar Castro.

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Prima la naturale pietas.
Con il rammarico per una mancata longevità ulteriore.
Tanto da veder sbriciolarsi quel cazzo di paradiso fasullo.

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Non so se faccia meno senso l’apologia plumbea o quella bronzea, con i “distinguo” di facciata.
Nel dubbio, mi limito alla cristiana pietas.

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http://www.ilgiornale.it/news/cronache/giorgio-napolitano-giusto-rendere-omaggio-castro-1336094.html

Da da (unpa), tovarisch: “subordinazione a schemi sovietici” niente a che spartire con democrazia…

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È un vero peccato che il presidente Barack Hussein «Southside with you» Obama, nella recente sbrodolata radical-chic alla Casa Bianca, tra una DeGeneres e un De Niro, tra uno Hanks e uno Springsteen, non avesse avuto la lungimiranza di conferire una – strameritata – “Medal of Freedom” anche al suo BF e Compañero caraibico da lui appena sdoganato.

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Obama & Trump dovrebbero concertare una deroga all’embargo, perché domenica, a Santiago, suonino questa.

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http://www.ilgiornale.it/news/politica/lusso-privato-e-ben-nascosto-compa-ero-fidel-1338075.html

SON TODOS COMUNISTAS…

C’era una vorta Fidèl che dar palazzo
mannò fora a li popoli st’editto:
“Io sò io, e voi nun zete un cazzo…”
Castro creò le case e li palazzi
P’er prencipe, er marchese e ‘r cavajjere,
E la terra pe nnoi facce de cazzi.

(Si ringraziano Belli e Balbontin).

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http://www.ilgiornale.it/news/mondo/saviano-demolisce-castro-era-solo-dittatore-1336140.html

Un grande, sincero plauso a Roberto Saviano: ci voleva più coraggio che a “sfidare” l’altra camorra.

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Tenete duro, turisti… Anzi, meglio che prendiate un po’ di bromuro.
In fondo, non sono che nove (doverosi) giorni.
Poi il Bordello riapre.

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Continuano a menarla, con il castrismo che avrebbe prodotto “eccellenze come la Sanità e l’Istruzione per tutti“.
E la Passera per chi paga.

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“Eccellenze” (Tg2) cubane: Sanità e Istruzione per tutti.
Per i più fortunati, Trattamento Sanitario Obbligatorio e Rieducazione Ideologica.

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Quella del Líder è stata una gravissima perdita.
Ma la Rivoluzione non morirà con lui. E tanto meno la cooperazione all’export Medellín-USA.

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Bandiere a mezz’hasta (la victoria siempre)

Giornate storiche, in ogni caso.
Io non mi rattristo come i fanatizzati, di là e di qua dall’Atlantico, né – tanto meno – mi rallegro come (non senza qualche ragione) i perseguitati, èsuli in Florida.
Non scriverei mai “Giustizia è fatta“, come fecero gli assassini del commissario Luigi Calabresi, neppure se (con qualche ragione) lo pensassi; ed in realtà neppure lo penso.
Giustizia un cazzo. Sto parlando di giustizia degli uomini, s’intende, e della “fame” per essa che è impossibile reprimere. Anche noi credenti non possiamo ritenerci pre-appagati dalla mera aspettativa della Giustizia ultraterrena, che (secondo le Beatitudini) verrà a saziare la suddetta fame: tra l’altro può darsi benissimo che il Padreterno non scaraventi all’inferno tutti quelli che per noi lo meriterebbero, specie se ben raccomandati; quantunque sia immaginabile che in qualche caso Egli debba far appello a TUTTA la sua infinita Misericordia, per non irrogare un castigo proporzionato alle colpe.

Giornate storiche, dicevo: naturalmente mi riferivo alla storia del crimine, in particolare contro l’umanità; un crimine teorizzato e realizzato, istituzionalizzato e metastatizzato, globalmente; un crimine che, purtroppo o per fortuna, a differenza dell’altro totalitarismo nazional-socialista, non ha avuto neanche una Norimberga civile, figuriamoci penale (anzi, un gran numero di corresponsabili delle nefandezze da Libro Nero si sono riciclati, anche ai massimi livelli, e continuano a pontificare senza ritegno: per esempio istigando – impunemente – a compiere attentati contro la Tav).

Ed a quella Norimberga civile, invece, io aspiravo come minimo sindacale di Nέμεσις. Ho già scritto che avrei preferito (e tuttora preferisco), per i gerarchi rossi di ogni ambiente, una longevità ad oltranza, tanto da poter assistere allo sbriciolamento di quel paradiso fasullo con cui hanno portato alla rovina tanta brava gente. Verso metà ottobre – per dire – non esultai quando il famoso ex-militante RSI nonché rastrellatore di partigiani, divenuto icona della sinistra dal Leoncavallo all’Accademia Reale Svedese, lasciò questa valle di lacrime; anzi, mi piccai di non fare alcun riferimento se non allusivo, dedicando all’amato regista Tonino Valerii – scomparso nello stesso giorno – un post intitolato «La faccia giusta».
Senza riporre chimeriche speranze nel Tribunale dell’Aja, mi auguravo insomma la Caduta di Fidel Castro dal piedistallo, IN VITA; e magari l’esilio a Pyongyang, finché lì potrà durare (spero non troppo a lungo: ho fiducia in Trump, come dicevo nel prologo, vedi la scelta del generale James “Mad Dog” Mattis – un duro alla Patton – quale nuovo capo del Pentagono).

Niente di cruento, sottolineo; la civiltà ha o dovrebbe avere, tra i suoi presupposti/implicazioni, il rispetto dei vecchi, valetudinari o no.

(Ed invece, a differenza di altri soggetti deboli o presunti tali, come i bambini e – rispettivamente – le donne, essi non hanno peculiarità lessico-legale come vittime di misfatti estremi: nessuno sente la necessità di coniare “veterocidio”, sulla falsariga di quella pseudo-fattispecie che mi fa specie al solo nominarla; anche per l’insulsa ed antietimologica doppia “m”, il cui strafalcione speculare sarebbe “uomicidio”.  Tengo a precisare che avevo scritto questo già lungo inciso ancor prima di sentire le notizie da Saronno, sulla coppia di sanitari – del “Pronto Soccorso”- amanti ed assassini: due individui che non dovrebbero respirare più, se non il cianuro della camera a gas. I “diabolici” del Varesotto erano davvero privi di ogni freno inibitore: disturbare così la liturgia mediatica sul “femminicidio”… ecco, alla fine mi è scappato).

Niente di cruento, per il Líder Màximo; ma nemmeno l’incenso e la mirra, per Dio,  oltre all’oro che già aveva accumulato! Una volta l’onorevole Mauro Paissan, sui funzionari corrotti di Tangentopoli, aveva così sintetizzato in Tv il suo giustizialismo soft: “Fuori i soldi, e fuori dalle palle“. Sui gerontocrati marxisti, non necessariamente vetusti per l’anagrafe, io – ripeto senza utopìe giudiziarie – ne seguo la falsariga ribadendo ciò che mi darebbe un quantum di soddisfazione, per senso di equità in assoluto e di solidarietà con le loro vittime: “Via dal potere (quale che sia), e fuori dai coglioni”.
Ronald Wilson Reagan vinse la Terza Guerra, d’accordo, debellando il comunismo internazionale. Ma per me Nίκη, “Vittoria”, deve far rima (ancor di più sul piano concettuale) con Δίκη, “Giustizia”.

Non è andata bene. Devo assistere – più che stomacato – all’apoteosi laica del brutale despota caraibico, rimasto sull’altare fino alla fine senza mai conoscere – pur nello sprofondare dell’ideologia – la polvere della sconfitta personale; cosa che fortemente auguravo/àuguro a lui ed agli altri vecchi – più o meno – arnesi pseudorivoluzionari (in ciò riconoscendomi maggiore spietatezza “morale” di chi, come il mio Interlocutore unico, ha accolto con – legittimo – tripudio questa dipartita “materiale” da Padre-padrone della Patria). Altro che “Sic transit gloria mundi“… Qui è tutto un “Transeat” giustificazionista ed un “Transvaal” segregazionista, verso gli anti-commies qual i’ sono e fui.

Di fronte alla marea montante dello schifo, alla endemica «Prevalenza del Cretino» (Fruttero & Lucentini) ma qui soprattutto del “Crodino” (da Croda, dei Gemelli Ruggeri: altro post in attesa), non è facile dire: “Tirèmm innanz“. Humphrey Bogart in «Casablanca», al leader della Resistenza che lo voleva smuovere dall’apparente cinismo prospettandogli la fine del mondo (con la vittoria dei nazi), ribatteva:
E cosa importa? Finirebbero anche i suoi mali.
Anzi, riportiamo per esteso anche lo stralcio originale:
– (Victor Laszlo) You might as well question why we breathe. If we stop breathing, we’ll die. If we stop fighting our enemies, the world will die.
– (Rick Blaine): Well, what of it? It’ll be out of its misery.
– (Victor Laszlo): You know how you sound, Mr. Blaine? Like a man who’s trying to convince himself of something he doesn’t believe in his heart.

Ed infatti Rick avrebbe poi fatto la sua parte, compresa la dolorosa abnegazione sentimentale (emulata da Woody Allen, trent’anni dopo, in «Play it again, Sam»).

Viene in mente anche la weltanschauung quasi identica di Morgan Freeman / William Somerset, che nel tragico epilogo di «Seven» – anzi, «Se7en» – cita Hemingway, “Il mondo è un bel posto, e vale la pena di combattere per esso”, chiosando però:
Condivido la seconda parte.

(«Hemingway once wrote: “The world’s a fine place and worth fighting for.”
I agree with the second part»).

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NOT TO BE

Per amor di Dio, sediamo sulla nuda terra e raccontiamo tristi storie sulla morte dei Re: di come alcuni furono deposti, altri uccisi in guerra, alcuni perseguitati dagli spettri di coloro a cui avevano tolto il trono, alcuni uccisi nel sonno, alcuni avvelenati dalle mogli e tutti assassinati”.

D’accordo, in questo caso non si tratterà di un Re sensu stricto, né di una morte violenta o prematura, come quelle sopra evocate; ma voi che dite? La mia citazione di «Riccardo II», accuratamente estrapolata dal contesto, sarà un’apologia sufficiente per farsi accettare nei centri sociali occupati e nei salotti radical-chic, i quali si mettono in rigide gramaglie per le peggiori canaglie e lo hanno fatto più che mai negli ultimi giorni?
All’uopo, disse Alberto Arbasino, “una volta bastava un «Giù le mani dal Vietnam», ben portato”.
Basterà oggi il Grande Bardo per non sfigurare tra le cariatidi e le prèfiche, le cheerleaders e le groupies (dei due sessi più comuni: il terzo non credo abbia soverchi motivi di compianto), che da sabato scorso si arrabattano perché la complice mistificazione perpetrata in vita sia perpetuata anche in morte (niente regime dittatoriale ma vasto consenso popolare, “eccellenze” didattico-sanitarie per tutti e via tromboneggiando), oltre il limite dell’umana pietas e soprattutto quello della civile decenza?
Be’, sapete che cosa vi dico io? Di avere un àulico lasciapassare per certi ambienti comunisti o pseudo-tali, non me ne frega un maledetto cazzo.

Ed il passaggio scespiriano che preferisco è un altro, in questa rivisitazione (“To be or not to be… [t-klack] NOT TO BE”):

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Il «Comandante» eterno, nel quale ci riconosciamo da cinquant’anni, è un altro (a parte Crockett/Wayne, ovviamente).
A proposito di amletici dilemmi, in questo caso fra un Sì ed un No referendari, chiamateci pure “Accozzaglia”.
Nient’altro che un sinonimo, ancorché più sprezzante, di “Armata Brancaleone”.
Ne siamo soltanto fieri ed orgogliosi.
VIVA NORCIA.

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Interpolazione 4 dicembre 2016

A Cuba c’era anche Maradona.
Gli avranno dato certamente una scorta.
Per tenerlo più lontano possibile da situazioni alla Farrelly Brothers.

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Oggi, Tg2 delle 13, il giovane inviato a Santiago de Cuba ha definito Fidel Castro – testualmente – “UN GIGANTE DEL VENTESIMO SECOLO”.
Mi sono venute in mente due cose:
– una è l’imitazione autarchica e low budget di «King Kong», datata 1977, della quale riproduco il poster;
– l’altra una goliardata dello stesso periodo (vista fare al liceo classico, OMG), consistente nell’«appoggiare» un ginocchio e domandare “Te, ci credi ai Giganti?”.

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http://www.slashfilm.com/in-back-to-the-future-part-ii-biff-tannen-is-donald-trump/

Back to «Back to the Future».
– Nel secondo film, il tycoon Biff Tannen era modellato su Donald Trump.
– Nel terzo film, il suo avo outlaw si chiamava Buford “Mad Dog” Tannen.
– Oggi Donald Trump mette al Pentagono il generale “Mad Dog” Mattis.
Comunque la si veda, il cerchio è chiuso.

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Deve essere chiaro che c’è una sola Cina“.
Per tutti gli altri «brands», viceversa, la Cina può riprodurre il cazzo di esemplari vuole.

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In Trump I trust.
Donald si intrattiene al telefono con la Presidente di Taiwan, e se ne sbatte i coglioni del tracotante latrare pechinese.
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NSFW (Not Safe/Suitable For Work)

Dopo tanta – sia pure sarcastica – amarezza, causa mancata retribuzione terrena di troppe canaglie; dopo le tentazioni epicuree da λάθε βιώσας / “Vivi nascosto“, non dirò le tentazioni nichiliste da “cupio dissolvi” travisando San Paolo, causa la sopra biasimata Prevalenza del Cretino e del Crodino,  il “Welcome to the fight” di Victor Lazlo – perché ne vale comunque la pena, di combattere per il mondo – è molto gradito.
Ma c’è un’altra Guida Morale del blog – importante quasi quanto Davy Crockett, Rick Blaine e Dirty Harry – che imperiosamente fa sentire la sua voce, in altro senso epicurea (o edonista):

La buonanima di Tullio Kezich, grandissimo critico cinematografico – esperto di western come pochi altri – ai cui testi mi abbevero da quasi quarant’anni, spero che non me ne vorrà, per il fatto che il suo nome appaia non di rado su pagine come queste, dove l’occhio (non dirò la scopofilìa o voyeurismo) vuole appunto la sua parte. Riporto a memoria perché adesso non ho tempo di controllare, ma ciò che virgoletto è testuale al 100% o quasi.
Nel 1986, recensendo «La Bonne» di Salvatore Samperi, con Florence Guérin e Katrine Michelsen, lo scrittore triestino esordì richiamando un concetto del drammaturgo Jean Genet: “L’erotismo personale degrada la rappresentazione. Pertanto le attrici sono pregate di non scodellare la fica in scena”.
Viceversa il film del «malizioso» Samperi, ambientato a Vicenza nel 1956 (sì, proprio quando i futuri amiconi di Castro riportavano l’ordine a Budapest), manifestava una visione artistica molto più disinibita. E, quanto all’impostazione ideologica, non risparmiava frecciate polemiche a nessuno: dalla borghesia all’intellighenzia, dal comunismo all’anticomunismo… Tanto da far sì che l’arguto Kezich suggellasse la scheda de «La Bonne» con il seguente interrogativo: “Ma fra tanti «abbasso» c’è posto almeno per un “evviva”? Sì. Evviva solo quella cosa che Genet inutilmente pregò le attrici di non scodellare in scena”.

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Marco Valori ha condiviso il post di Sports Illustrated Swimsuit.

IL MEGLIO DI CUBA

“Sento la necessità di comunicare il mio SÍ”, ha detto Romano Prodi.
Anch’io, modestamente, sento la necessità di comunicare il mio “SI”: nel senso di Sports Illustrated.
E il meglio di Cuba è Rachel Vallori, non certo colui al quale Prodi – da premier – stese il red carpet vent’anni fa.

Ah, dimenticavo, nessuna parentela, come si evince dalla doppia “l” (che nella pronuncia diventa “gl”).

Sports Illustrated Swimsuit

Casting Calls continue with Cuban cutie Rachell Vallori!
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http://www.si.com/swim-daily/2016/11/28/sports-illustrated-swimsuit-2017-casting-calls-rachell-vallori?xid=socialflow_facebook_si

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Eh sì, forse Ernest Hemingway non aveva tutti i torti nemmeno sulla prima parte: nonostante la «misery» deplorata da Rick Blaine, ci sono momenti in cui davvero pensi «The world’s a fine place». Ogni medaglia ha il suo rovescio, e Vallori batte disvalori: viva Cuba libre e abbasso Raúl déspota, viva Rachell desnuda y…

HASTA LA BERNARDA SIEMPRE!

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Marco “Wolverine” Valori

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