Updated 28 novembre 2016, h. 22.35

Come rievocavo nei commenti alla parte «1 di 2», questo pezzo di Bon Jovi, uno tra i miei favoriti, lo avevo pubblicato sui social-network il 9 novembre per festeggiare il «Trump’s Triumph», in barba alla realtà virtuale propalata dai sondaggisti; ed un po’, simpaticamente, anche in barba al clintoniano frontman Jon Bon Jovi.
(Ma quanto era carina ed avvenente Elizabeth Hurley, qui in «EdTV» del 1999, e quanto lo è tuttora a cinquantun anni! Forse, ancor più che il batterista della band Tico Torres, già sposato con Eva Herzigova, avrei voluto essere il mio coetaneo Hugh Grant; e fare di tutto per non separarmi da Liz).
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10 novembre 2016
Noir Factory – Laboratorio di Cinema & Scrittura divertito con Giuseppe Cozzolino e altre 35 persone.

9 novembre alle ore 21:10 ·

A proposito delle Elezioni Americane…

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Go ahead… Make my Election Day.
(MV)

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12 novembre 2016

Come scrisse Bertolt Brecht al presidente della DDR, dopo l’insurrezione operaia del 1953 duramente repressa grazie al contingente sovietico, “Il Comitato Centrale ha deciso: poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo”.

Magari dopo aver sciolto quello attuale nell’acido; degli umori che la Cupola internazionale sta riversando, oggi, dopo Brexit e Tr(i)ump(h)

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http://www.ilgiornale.it/news/mondo/juncker-trump-non-conosce-mondo-lui-perderemo-due-anni-1330561.html

Una volta, in un prato, una rana vide un bue.
In preda ad invidia per quell’imponenza, prese a gonfiare la sua pelle rugosa. Domandò quindi ai propri piccoli se fosse diventata più grande del bue. Essi risposero di no. Sùbito la rana riprese a gonfiarsi, con maggiore sforzo, e di nuovo chiese chi fosse più grande…

Con Fedro mi fermo qui perché non voglio menare gramo, sia pure in forma allegorica, nemmeno a chi sta insultando o irridendo tutti, dal premier italiano al neo-eletto presidente americano (quindi le rispettive Nazioni; come aveva peraltro già fatto con quella britannica).
Mi àuguro solo che qualcuno si rivolga ben presto a ‘sto coat… tecnocrate lussemburghese nell’unico linguaggio che egli capisca, alla romana, cioè accompagnando con eloquente gesto (flessione delle dita in blocco, più volte) un’intimazione pacata quanto minacciosa: “Ahò… Scendi”.

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http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/emily-ratajkowski-nuda-contro-donald-trump-mio-corpo-mia-1330793.html

(MV) – Contro una scelta politica inaudita, serviva un gesto inaudito (mai visto) da parte di Ratajikowski.

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13 novembre 2016

Ricapitolando, Trump sarebbe stato eletto da una plebaglia di esseri inferiori.
Però il razzista è lui.
Ma che bravi soloni (accrescitivo)!

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Michael Moore, tempo fa, aveva definito Trump “una molotov umana scagliata contro il sistema”.
Chissà, oggi, come definisce le molotov vere.

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Chissà quanti, nel mondo di Hollywood e dello showbiz, si stanno acconciando a fare la stessa manovra di Jennifer Lopez (quella del titolo).

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http://www.ilgiornale.it/news/mondo/new-york-manifestazione-contro-lelezione-trump-1330831.html

Gli scalmanati delusi dalla democrazia, sentendosi superiori a Martin Luther King, hanno un “GRANDE sogno”: quello che tutto il loro pressing piazzaiolo costringa i Grandi Elettori a sovvertire l’esito del libero voto, Stato-per-Stato, conferendo la nomina alla sconfitta Ms. Clinton in quanto presunta vincitrice del suffragio nazionale. (Il do-it-yourself del regolamento per l’elezione del POTUS, come si vede).

Poi, immagino che le stesse inconsolabili prèfiche, dei tre sessi, si daranno da fare anche per riunire i Beatles.

Alla luce di tutto questo, cari californiani (che naturalmente rispetto), siete proprio convinti che il fumo avesse tanto bisogno di essere legalizzato?

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Obama non sta facendo una gran moral-suasion per preservare nel suo Paese, con la Democrazia, anche quella Pace per cui ebbe il Nobel 2009.

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THAT ’70s SHOW

I facinorosi DDR, Delusi dalla Democrazia Reale (preferivano la democrazia virtuale – dei sondaggi – ed il socialismo reale), continuano ad alimentare nelle strade d’America – ma anche altrove, per esempio nella stessa Berlino – quel clima da nuova guerra civile prospettato in campagna elettorale, a guisa di irresponsabile spauracchio, dalla candidata democratica Hillary Clinton.

Fatto sta che nel servizio del Tg2 – Ore 13 di oggi, domenica 13 novembre, ho sentito scandire dai piazzaioli USA (in inglese) il celebre slogan comunista “El Pueblo unido jamás será vencido” (dalla famosa canzone cilena nata già ai tempi di Allende, e divenuta quindi popolare in tutto il mondo – grazie agli Inti Illimani – contro la successiva dittatura Pinochet).
Sembra un po’ di essere tornati agli anni ’70, non è vero? Ma c’è molto di più, ovvero – Udite! Udite! – il famigerato principio “Tanto peggio, tanto meglio”.

Càpita infatti che, al microfono della Rai, parli per qualche secondo un capo degli agitatori; il quale serenamente dichiara:
– La protesta andrà avanti ad oltranza, così lui (Trump, nds.) SARÀ COSTRETTO A RISPONDERE USANDO LA FORZA DELLLO STATO, E PER NOI SARÀ UN SUCCESSO COME AI TEMPI DEL VIETNAM.

Non l’ho sognato, giuro, sono le testuali parole del tizio: canuto (nonché “barbudo”), età apparente intorno ai sessantacinque anni.
Ai tempi della «Dirty War» (come ce ne fossero di pulite) il grand’uomo era, presumibilmente, uno di quei sordidi imboscati figli-di-papà che si ammantavano d’ideologia per coprire la loro vigliaccheria; che bruciavano la cartolina-precetto e si accendevano una cartina dopo l’altra; che si giocavano la memoria a breve termine in esperienze tipo Woodstock mentre i loro coetanei davano tutto in Indocina e comunque, in caso di rientro, avrebbero subìto la perdita di memoria da parte dell’ingrata comunità nazionale.
Spero che quell’immenso bastardo finto pacifista / vero guerrafondaio fosse già “attenzionato” dai federali e dunque, per il suo criminale delirio, venga prontamente arrestato.

Ma il presidente tuttora in carica Barack Hussein Obama, dal canto suo, che fa? Come già ho accennato in un tweet, ben si guarda dal far seguire alle formali parole di accettazione e di collaborazione, verso il vincitore, una concreta attività di “moral suasion” nei confronti degli oppositori sediziosi: sembra non gli stia particolarmente a cuore preservare nel proprio Paese, insieme con la Democrazia, anche quella Pace per la quale gli era stato conferito – alle intenzioni – il Pemio Nobel 2009.

Non voglio spingermi a sospettare che il POTUS voglia avvelenare i pozzi d’acqua potabile, o incendiare quelli di petrolio come l’Isis sta facendo attorno a Mosul, però la sensazione che egli stia fondamentalmente pensando “Cazzi suoi” è fortissima.
Con possibili implicazioni negative per le ambizioni politiche della gentile consorte Michelle, oltre tutto, che i revanscisti già stanno invocando per il 2020. Vabbe’, ora non drammatizziamo… Male che vada la carriera di lei, i piccioncini potranno sempre tornare a mangiarsi un gelato nel Southside di Chicago, come al primo appuntamento (rievocato con apposito film di regime), e magari anche tornare a vedere «Do the Right Thing» di Spike Lee (ibidem); senza bisogno di sbattersi a FARLA, la cosa giusta, ché è troppo impegnativo.

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Wake UP, America ha aggiunto una nuova foto.

12 novembre alle ore 1:52 ·

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(MV) – Go ahead, Mr. Eastwood, go ahead…

Please, live long and let die by anger.

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14 novembre 2016

Domenica notte, sull’abbrivio del post Eastwoodiano, un amico mi chiedeva qualche impressione sulla probabile squadra di Donald Trump, da parte sua vivamente approvando i nomi di Rudy Giuliani e Sarah Palin.
Gli ho naturalmente risposto in quella sede, però mi piace ripetermi anche in un apposito status (quindi lo ringrazio per l’input).

Siamo in grande sintonia, Lorenzo. Talmente in sintonia che stamani presto, prima ancora di accendere il pc e vedere il tuo commento qui sopra (ieri sera avevo già staccato), mi si delineava in testa un nuovo post incentrato esattamente su Ms. Sarah Palin, e le volgari offese di cui fu oggetto otto anni fa quale N. 2 del ticket di John McCain: lo butto giù a breve, il prima possibile, perché certe cose mi fanno chiudere la vena, come si dice (mi riferisco alla manifestazione foeminazi annunciata per il giorno dell’insediamento).

Grande entusiasmo per un mito legalitario quale Rudolph Giuliani, anche da parte mia; anche perché è l’unico pezzo grosso a non aver mai abbandonato Donald Trump, nemmeno quando buona parte del Gop stava cercando di mettergliela al culo (ossia di revocarne la candidatura, poco più di un mese fa, appunto per quella porcata spionistica del caso “Hot-Mic”).

Vedo con molto favore anche la cooptazione in squadra del generale David Petraeus, già comandante delle operazioni militari in Near East, e di Newt Gingrich, vecchia volpe dell’ala repubblicana conservatrice.

Mi dànno fastidio, invece (devo ammetterlo), le voci che circolano intorno al Tesoro: un ex mammasantissima di Goldman-Sachs e addirittura l’attuale Capo dei Capi di JP Morgan.
Ecco, io non sono nessuno, ma se avessi il potere di mettere a Trump una pulce nell’orecchio, gli direi: “No guarda, Donnie: sei stato votato dal Popolo contro il prepotere di establishment e lobbies. Ergo le banche d’affari, ANCHE NO”.

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Adunata oceanica foeminazi per l’insediamento di Donald Trump.
Nel caso che la chiamino “If not now when?”, CI DOVRANNO PAGARE LE ROYALTIES.

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HARVEY DENT, «TWO-FACE», FOR PRESIDENT

Nel 2008 la signora governatore dell’Alaska, Ms. Sarah Louise Palin, N. 2 del ticket repubblicano per le presidenziali (il N. 1 era il senatore John McCain), indirettamente si auto-definì “un pitbull con il rossetto”. Anzi, per essere precisi, ecco la citazione testuale presa da Google:
They say the difference between a hockey mom and a pitbull? Lipstick”.

Il candidato democratico tutto liberté-égalité-fraternité, Mr. Barack Hussein Obama, dalla tribuna di un comizio elegantemente replicò: “Puoi mettere il rossetto anche ad un maiale; ma rimarrà un maiale”.

Io non ricordo (e non mi sono fottuto la memoria a furia di cannoni) alcuna vibrata reazione politically-correct sui media, a tutela della dignità femminile offesa con accostamenti da suburra; tanto meno ricordo adunate oceaniche foeminazi, allorquando il senatore dell’Illinois vinse le elezioni e si insediò a Washington come 44° Presidente degli Stati Uniti, il primo (semi-)afro.

Gli uomini e le donne saranno pure uguali, come cantava l’ottimo Cesare Cremonini; gli uomini tra di loro saranno certamente uguali… MA LE DONNE TRA DI LORO, EVIDENTEMENTE; NON SONO AFFATTO UGUALI: CI SONO QUELLE DI SERIE “A” e “QUELLE DI SERIE “C”.

«Do The Right Thing», come nel film di Spike Lee che i due attuali Inquilini della Casa Bianca si degustarono – dopo il gelato – al primo appuntamento (come da biopic-romcom «Southside With You / Ti amo, Presidente», forse non commissionata ma di sicuro autorizzata): “Fa’ la cosa giusta” significa saper distinguere, secondo convenienza, fra le donne delle due categorie.

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Trump ha vinto contro establishment e lobbies.
Spero non coopti in squadra i caporioni delle banche d’affari.
“IL MIO GOVERNO È DIFFERENTE”.

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THE NEW PERSUADERS!

Sì, lo so: probabilmente altri, nel vedere questo “team up” anglo-americano avrebbero chiamato in causa l’irripetibile coppia formata dal britannico Stan Laurel e dal georgiano Oliver Hardy, nella migliore ipotesi (nella peggiore, il molto più recente ed effimero – comunque memorabile – duo costituito da un altro georgiano, Jeff Daniels, e dal canadese – ergo formalmente suddito di HM – Jim Carrey).
Il mio primo pensiero è stato invece per «The Persuaders!», perché siamo oggettivamente di fronte a due “Persuasori” (in barba a tutto ciò che ben sappiamo), per quanto assai diversi da lord Brett Sinclair e dal petroliere Danny Wilde.

Tra l’altro, proprio nel primo episodio di «Attenti a quei due» (il titolo italiano della serie, stracitato, che casca a fagiolo per gli antipatizzanti dei due nuovi leader), si sentiva una gradevolissima canzone di Tony Hatch & Jackie Trent, «Gotta Get Away» ovvero “Devo andare via”; che potrebbe essere l’inno sia dell’indipendentista Nigel Farage che dell’isolazionista Donald Trump.

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THAT’S THE MASS, BABY

A fronte di alcuni grandi professionisti che eccellono anche nell’onestà, come Enrico Mentana, molti altri non si rassegnano al fatto che il quarto/quinto potere, pressoché interamente dispiegato a sospingere – se non canonizzare – la Clinton e a demonizzare Trump, non sia stato influente o comunque risolutivo nel senso auspicato; né si rassegnano al fatto che il tycoon abbia reagito contro questi diffamatori seriali, segnandoli anche a dito dalla tribuna oratoria, e che adesso si prenda la piccola soddisfazione – a mezzo tweet – di togliersi i sassolini dalle scarpe.

Fin dalla frustrante nottata elettorale (in cui su RaiNews24 si evocò lo spettro del Führer, allusivamente da parte di Antonio Di Bella ed esplicitamente da parte dell’ospite Alan Friedman), stanno dipingendo Donald Trump come se questi personificasse il titolo, sia in italiano che in lingua originale, di un film memorabile: «L’Ultima Minaccia / Deadline U.S.A».

Per una volta allora, invece che citare fedelmente da esso la storica battuta di Humphrey Bogart, come faccio di solito (magari accompagnandola col seguente filmato), voglio essere io a permettermi una cosa che non amo particolarmente: prendermi la licenza di parafrasare la one-liner del direttore Hutcheson, sostituendo la parola-chiave “stampa” con “massa”, mai vituperata più di oggi (con la variante “democrazia” già si era espresso Toni Capuozzo, in un mirabile corsivo su Facebook a tamburo battente).

Ma io continuo a preferire l’inglese, sia perché “bellezza” – già più lezioso di “baby” – è stato reso stucchevole dall’abuso di parafrasi solo pretestuose, sia per mantenere l’assonanza con il sostantivo del dialogo originale in inglese americano: mass/ press (http://dictionary.cambridge.org/it/pronuncia/inglese/mass).

“Mass-media”, del resto è la terminologia comunemente usata per esteso. In fondo, che si tratti di LIBERI mezzi o di LIBERO popolo, quello che conta è il concetto dell’indipendenza nello scegliere, della refrattarietà ad ogni oscuro disegno di manipolazione; ed anche stavolta i cittadini, in dèficit degli organi informativi (come nel caso Brexit), se la sono garantita da sé.

“That’s the MASS, baby, the MASS. And there’s nothing you can do about it. Nothing”.

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15 novembre 2016

Ci sono “americani”, 240 anni dopo la Dichiarazione d’Indipendenza, che vogliono emigrare in Canada: per tornare sotto la Corona britannica.

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Wake UP, America

13 novembre alle ore 16:48 ·

How despicable is this and where’s the outrage from the feminists on the left? Better yet, where’s the Secret Service?

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http://conservativefiringline.com/anti-trump-protester-nations-capitol-rape-melania/

(MV) – “Where’s Obama?”, aggiungerei.
La fiera, nobile, coerente protesta degli anti-sessisti contro il vincitore delle elezioni.
Da noi, “Rape” potrebbe essere una semplice dichiarazione autoreferenziale; in America, purtroppo, è una sordida esortazione criminale.

(Come dite? Ah sì, certo: è solo un photoshop artatamente diffuso dalle forze oscure della Reazione… La ParteBuonaDelPaeseGlobale mica si abbassa a certi infimi livelli, lo si vide con la signora ex-governatore dell’Alaska).

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Lo derisero, per la gag della sedia vuota.
Ma il tempo è più galantuomo di un Nobel Peace(&LoveIsLove).

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http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/e-band-cambia-nome-non-ricordare-donald-trump-1331827.html

Perché non traducete il nome “Barenaked Ladies”? Come avrebbe detto Peter Venkman, siete francesi, no? Crazy Horse, Moulin Rouge, etc…
(E la band di Ed Robertson è pur sempre del Canada, nuova frontiera dei DDR, i Delusi dalla Democrazia Reale).
A questo punto credo sarebbe cosa buona e giusta, suo dovere e fonte di salvezza, che anche la Disney cambiasse il nome originale di Paperino: via sùbito quel – non più sopportabile – “Donald”! (E così, magari, dovrà sparire anche la statua del Papero che fa bella mostra di sé, e pessima pubblicità, al pianterreno di quel postaccio chiamato Trump Tower).
Ci vorrebbe proprio, come per Zio Paperone – Scrooge McDuck, un bel nome dickensiano: che so?, OLIVER DUCK.

Il riferimento piacerebbe certo anche al Papa, il quale “non giudica” a priori – bontà sua – ma si preoccupa che (per colpa del lazzarone, nds.) abbiano a soffrire i poveri e gli esclusi, come nell’Ottocento – non solo romanzesco – del grande Charles.
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16 novembre 2016

http://www.lastampa.it/2016/11/15/esteri/juncker-trump-mi-preoccupa-la-sua-una-campagna-disgustosa-u0r1l4OpZXkorpmpgmOavJ/pagina.html

Qualcuno glielo spieghi, urgentemente: per tirare calci a tutti, o sei un mulo o sei il Jean-Claude giusto.
Però “monsieur” Juncker, tecno-autocrate lussemburghese presidente della commissione europea, NON è il Jean-Claude giusto.

Lui semmai ricorda più Joss Ackland, il tracotante e irriducibile boss che nel finale di “Nowhere To Run” (“Accerchiato”), non rinuncia a sibilare un’ultima battuta minacciosa contro il Jean-Claude giusto (ma non gli va benissimo):
You… bastard! Do you know who I am?
– [Sbattendogli una portiera sul basso ventre] I know WHAT you are.

(Ecco, appunto).

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LADY EXODUS

“La Santanché ha detto che Trump potrà essere un buon presidente? Allora sarà un presidente bugiardo, perché in campagna elettorale ha detto delle cose orribili” (dopo di che ieri sera, avendo sentito abbastanza, il sottoscritto cambiò canale).

 A chi si deve tale perla del pensiero, scopiazzante «The Devil’s Alternative» di Frederick Forsyth, in cui il Presidente degli Stati Uniti – poprio all’inizio – esclama “Qualunque scelta io faccia, degli uomini moriranno”, nel senso che The Donald avrà comunque torto a prescindere dall’operato?
Non ci crederete ma la locutrice in questione, partecipante ad un talk-show politico, era la tecno-autocrate (di regia nomina sabaudo-borbonica) signora Elsa «Exodus» Fornero.
Dagli USA al Lussemburgo di Juncker (stra-favorito) all’Italia, continua quindi il grandioso talent-show globale per eleggere il miglior èmulo di Joss Ackland nell’epilogo del film «Nowhere To Run» («Accerchiato»), con Jean-Claude Van Damme:
You… bastard! Do you know who I am?!
– [Sbattendogli una portiera sul basso ventre] I know WHAT you are.
(Votate, votate, votate; almeno qui).

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Il renziano “anticipo pensionistico” viene abbreviato «Ape».
Per camparci, temo, bisognerà fare i salti mortali.
Come «Tarzan, the Ape Man».

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Avevo pensato: è passata una settimana dall’Election Day e stanno ancora dipingendo Donald Trump come fosse una sorta di Biff Tannen; il quale – tutti lo ricorderanno – in «Back to the Future Part II»,1989, era appunto diventato un tycoon (grazie all’almanacco sportivo che si era portato indietro dal futuro, e conseguenti “scommesse” su risultati conosciuti).

Ebbene, devo riscontrare – una volta di più – che bisogna sempre presumere di NON essere originali. Infatti, anche in questo caso, avevo scoperto l’acqua calda, e ben volentieri lo documento (l’articolo è di tredici mesi fa):

http://www.slashfilm.com/in-back-to-the-future-part-ii-biff-tannen-is-donald-trump/

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Veicolo contro il quale, 7 giorni fa, sono andati a sbattere l’Internazionale politically correct, il quarto/quinto potere ed i sondaggisti.

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T6 * – JUDGMENT DAY:
“Come with me if you want to live”;
“Hasta la vista, baby”.

* come la Triumph di Steve McQueen in «The Great Escape».

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Ricordate quando Abatantuono diceva «l’APE Piaccio»?
Vi si è ispirato Renzi: spera che l’Anticipo PEnsionistico sostenga la sua piacioneria.

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17 novembre 2016

2016 – ALLARME A HOLLYWOOD.

– Dopo un siberiano di Vladivostok (Yul Brynner, due film: 1960 e 1966);
– dopo tre americani wasp (George Kennedy,1969; Lee Van Cleef, 1972; Michael Biehn, serie Tv 1998-2000);
– dopo un americano finalmente black (Denzel Washington, carismatico ed eccellente come sempre, nel remake di quest’anno),

C’È IL FONDATO TIMORE
che un’eventuale prossimo atto del classico western «The Magnificent Seven» sarà non solo all’insegna della restaurazione suprematista bianca, pilotata dal simil-Russell Crowe che risponde al nome di Stephen Bannon e fa lo stratega del presidente-eletto; ma che altresì, in nome del feeling con Vladimir Putin, verrà girato in coproduzione con i russi e vedrà nuovamente un ex-sovietico alla guida dell’eroica pattuglia mercenaria: la superstar moscovita Alexander Nevsky.

http://www.imdb.com/name/nm1323785/mediaviewer/rm941169152

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Marco Valori ha condiviso il suo post.

17 novembre alle ore 13:08 ·

Ci andai vicino, dopo la Brexit, a scherzare con “Junkie” (“tossico”).
Oggi potrei specificare “Drunker”.

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26 giugno ·
Twitter

“Non è mai stato un grande amore”, schizza veleno l’Eu-burosauro.
Pronto il remix di Alanis Morissette: SUPPOSED FORMER INFATUATION JUNCKER.
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18 novembre 2016

Su Obama: se non l’omertà (meglio), “2,4 milioni di RIMPATRIATI”.
Su Trump: “3 milioni di DEPORTATI”.
E poi si lagnano, della mancata stima.

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Attuali differenze fra la Santa Messa ed i notiziari della Rai (Tg1, Tg2, etc.):
– la prima comincia sempre con la cosiddetta antifona d’ingresso, i secondi con il pistolotto renziano per il SÍ;
– la prima, rispetto ai secondi, esibisce sempre un maggior understatement nell’adorazione del Signore ed anche una maggiore laicità nella divulgazione del Verbo.

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Il Ku Klux Klan vuole festeggiare l’elezione di Trump? E non ha pensato, già che c’era, ad invitare anche il “Partito nazista dell’llinois”?

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“Contrordine, compagni” (come diceva il geniale Giovanni Guareschi): gli scrupoli di coerenza non li hanno mai fermati.

Sono anche andati in America, chi alla convention di Philadelphia chi alla White House, sperando di lucrare consenso interno dall’operazione “Io sto così con Barack [gesto degli indici affiancati], lei sta così con Hillary”.

Poi Trump vince le elezioni e, con una «U-Turn» che neanche J.Lo, il nostro amato premier tenta di accreditarsi come il corrispettivo italiano del nuovo presidente, l’unico in grado di realizzare anche qui il “Cambiamento” (ma non era, questo, un feticcio di Obama?). Tra un po’ “The Matteo” dirà pure che The Donald si è palesemente ispirato a lui per uno dei suoi tormentoni social: #DrainTheSwamp, bonificare la palude.

(Metto un’altra volta Jennifer perché, se proprio deve essere, meglio quello vero di lei che certe facce).

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L’America lancia le mode e noi le seguiamo: ecco dunque servito il nostro caso “Hot-Mic” autarchico.
Però con un bel rilancio, non c’è che dire: “grab them by the pussy” non è neanche lontanamente paragonabile a “un’infame, da uccidere”.

Vabbe’, dal momento che quest’ultima sentenza proviene da uno della Parte Giusta, non drammatizziamo né tanto meno criminalizziamo: una richiesta di scuse e “Amici come prima”, cantavano Paola e Chiara agli esordi; anzi, COMPAGNI come prima.

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Obama aveva con sé Janet Napolitano, agli Interni.
Purtroppo non ha un GIORGIO Napolitano, per superare i limiti della democrazia liberale.

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19 novembre 2016

Da «A View To A Kill»:
– L’Ordine di Lenin per il Compagno Bond: prima volta che viene decorato cittadino non sovietico.
Presto la seconda.

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L’Italia è riformata. Bisogna riformare gli Italiani.

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Ancora pioggia… Ehi, non è mica il 5 dicembre!

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“Se vince il NO, addio agli 80 euro”.
E questa sarebbe una minaccia? Non hanno imparato niente dal fedelissimo Don Vincenzo, “O’ Fenomeno”?

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Come chiunque, per formare la squadra di governo, anche Donald Trump sta facendo buon viso ad una serie di compromessi.
Con il Ku Klux Klan.

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Dal 5 dicembre l’Italia sarà come Los Angeles nel 2019: avvolta dall’oscurità, battuta dal diluvio e minacciata da replicanti (del passato).

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“Il fronte del NO è solo un’accozzaglia contro di me”, disse proprio quello che aveva con sé, in maggioranza-esecutivo, Monica #LoveIsLove Cirinnà e Beatrice #FertilityDay Lorenzin; ma soprattutto quello che governava (parola grossa) con l’ex delfino del Caimano e spadroneggiava – “fiducia non olet” – esclusivamente grazie al Soccorso Verdini in Senato (per questo mirando a trasformare la Camera Alta in dépendence di 15 regioni rosse su 20 totali).

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“Il fronte del NO è un’accozzaglia contro di me”.
Eeeh, ce l’hanno tutti con me perché sono giovane e rosé (troppo rosso per gli uni, troppo bianco pergli altri)…
È UN’INGIUSTIZIA, PERÒ…!

P.S. – La partita è sì apertissima (indecisi, espatriati, prestigiatori), ma io non aspetterei l’ultimo momento per fare quel fagotto.

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THE DEPLORABLES – MIGA (suona anche meglio di MAGA)

“Il fronte del NO è solo UN’ACCOZZAGLIA contro di me”.

– Visto da destra (allargata, è vero):
Evvài… L’Amerrica lancia le mode e, tempo un paio di mesi, noi le seguiamo.

10 settembre 2016: Hillary Clinton, tradendo il nervosismo sull’esito delle presidenziali, insulta i simpatizzanti del suo avversario come “BASKET OF DEPLORABLES”, cesto dei miserabili.

19 novembre 2016: Matteo Renzi, tradendo il nervosismo sull’esito del referendum, insulta i fautori del NO come “ACCOZZAGLIA” contro di lui.
Partita aperta, ma ora l’Independence Day (© DJT) è un po’ più vicino anche per l’Italia.

– Visto da sinistra (sempre sensu lato):
Vabbe’… Continuiamo così: facciamoci del male.

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20 novembre 2016

Renzi, secondo Berlusconi, sarebbe “L’UNICO LEADER” della nostra politica.
Ma con un nemico così, l’interessato, che bisogno ha degli amici?

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Quest’anno, l’olio d’oliva non sarà eccellente.
Ma se il “No” la spuntasse, QUALUNQUE tipo di coltivazione verrebbe devastato dalle locuste.

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Se vince il No alla Riforma, torna a tal punto LA PALUDE della vecchia politica che le Everglades della trumpiana Florida ci fanno una sega.

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http://www.ilgiornale.it/news/politica/renzi-e-vizio-dellelicottero-us-pure-regionali-1333842.html

Vabbe’, lasciàtelo giocare… Tutti amiamo «Tuono Blu».
E adoriamo «Predator»:
– GET TO THE CHOPPER!

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Se vince il No, torna «LA PALUDE DEL CAIMANO» (democrazia K.O.: non ha “l’anticorpi coi controcojoni”)!

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AMERICAN BROADWAY OF LIFE

http://www.ilpost.it/2016/11/19/messaggio-hamilton-mike-pence/

Mike Pence credeva di assistere in pace ad uno spettacolo, sicuramente fiducioso nell’indipendenza dell’arte dalla politica, ed invece si è dovuto beccare (tipo fallo di frustrazione) i fischi degli ultra-democratici in platea.

Donald Trump (ancorché non presente in sala) si è dovuto beccare un appello, diciamo pure un “avvertimento”, dagli ultra-democratici attori del musical «Hamilton» (cui il Pulitzer – ebbene sì, il Pulitzer, NON il Tony Award – deve aver dato alla testa più di uno “speedball”).

Però, dopo tutto, il ticket repubblicano vincitore delle elezioni può ritenersi fortunato. Chissà a quanti ultra-democratici avrebbe procurato un orgasmo, l’eventualità che qualcuno di loro preferisse la pistola al pistolotto (secondo istigazione di quell’opulento, anzi lutulento, rapper); e che il teatro diventasse almeno per il Vice, intanto, ciò che altrove era già stato – 151 anni fa – per “Honest” Abraham Lincoln.

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Nobel per la Letteratura a Bob Dylan.
Pulitzer al musical “Hamilton”.
A questo punto, se il Pallone d’Oro sfugge a Renzi non c’è giustizia.

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http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/nordamerica/2016/11/19/trump-bannon-satana.-e-il-potere_748e67b8-acb7-41b6-9e12-095afa6cc7ac.html

“DARKNESS IS GOOD. DICK CHENEY. DARTH VADER. SATAN. THAT’S POWER”.
Al simil-Russell Crowe che risponde al nome di Stephen Bannon, e che fa il consigliere strategico di Donald Trump, non manca certo un sulfureo senso dell’umorismo.
Però si nota sùbito che non ha familiarità con il nostro football. O in quell’elenco, pur ristretto, avrebbe inserito Luciano Moggi.

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http://www.imolaoggi.it/2016/11/19/la-stilista-di-michelle-non-vestira-melania-non-condivido-valori-di-trump/

NEL (DOPPIO) SEGNO DI MERYL STREEP

Si attua la demonizzazione anche rendendo impossibile il titolo “THE DEVIL (anzi, SHE-DEVIL) WEARS SOPHIE THEALLET”.

La stilista di Michelle non vuol vestire Melania?
1) Siamo contenti lo stesso.
2) L’obiezione di coscienza nei sarti, veramente, ci mancava.

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È tutto così perfetto: “I Soliti Noi”, “ACCOZZAGLIA”, “Festival”…
Non c’è da far altro che postdatare i festeggiamenti, di 11 mesi.

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http://www.imolaoggi.it/2016/11/19/roma-m5s-chiede-di-abolire-la-messa-di-natale-fratelli-ditalia-e-ridicolo/

(MV) – Non si entra nel clima natalizio, almeno per me, finché non arriva la prima roboante cazzata iconoclasta; pardon, la prima roboante cazzata “inclusiva”.

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21 novembre 2016

… anzi: SONO IO, PaludiNO; e faccio parte dell’Accozzaglia; anzi, ACCROZZAGLIA.

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http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/12023042/messa-natale-cancellata-grillini-roma.html

Si chiamano Cinquestelle e vogliono oscurare la Cometa…
Ah, la tradizione: ORA SÍ CHE È NATALE!

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M5S attacca Fazio per aver ospitato Renzi sùbito dopo i Coldplay.
Poteva andare peggio: sono ancora attivi gli YES.
https://it.wikipedia.org/wiki/Yes

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Financial Times: «Italia fuori dall’euro se vince il No».
A giorni un editoriale di Playboy: «Fuori dalla grazia di Dio chi si fa le seghe».

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http://www.virginradio.it/news/rock-news/221«»625/green-day-all-attacco-di-trump-durante-gli-american-music-awards.html#.WDNkNdHWWoo.twitter

Niente è più fascista che contestare a priori.
E rispettare la democrazia solo quando rende legale un bel Green Day.

Lorenzo Benzi Green Day polemici solo nei periodi delle presidenze repubblicane.

MV L’hai detto. E me ne rammarico giacché “American Idiot”, musicalmente, mi piace parecchio (ho la Special Edition).
La contestazione, se civile, fa parte del gioco democratico; ma deve prima di tutto rispettare la libera volontà popolare e poi essere mirata all’operato tangibile di chi si contesti, non alle sue intenzioni presunte.
Altrimenti, ripeto, è quella il vero fascismo. Ed allora è molto meglio che Billie Joe e compagni (di tutta l’America, ma non solo) passino il Day a fumarsi il Green.

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22 novembre 2016

Appelli per il SÌ, appelli per il NO… Ma per fortuna, qui, «Pompa» rimane esclusivamente una release firmata Squallor.
Senza la E finale.

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Mi àuguro che ce la faranno a rispettare almeno il mese di novembre, che è tutto consacrato alla memoria dei Defunti.

Ma i primi due giorni di dicembre, di questo passo da New College oxfordiano (“Un’accozzaglia contro di me”, “Una scrofa ferita”…), si arriverà fatalmente a:

– MA LI MORTACCI TUA E DE CHI N’TE ‘O DICE CO’ ‘NA MANO ARZATA…!!!
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23 novembre 2016

Valerio Pellegrini

10 novembre alle ore 20:54 ·

Dagli USA ci aspettavamo il primo presidente donna e invece ecco il primo presidente POP (eletto senza aver mai ricoperto incarichi pubblici o militari).

(MV) – Apprendendo dai sondaggi – cum grano salis, va da sé – che la popolarità di Donald Trump è già cresciuta di 9 punti (dal 37%, pre-elettorale, all’attuale 46%), finalmente mi risolvo a condividere un post che – nella sua oggettività – era gà perfetto in sé.
Ineccepibile, sì: lui è il primo presidente POP.
Successore, direi, del primo presidente RAP.

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Descrivete con un titolo di film il rapporto intercorrente fra Renzi, potere esecutivo, e Viale Mazzini, quinto potere.
THE HORSE WHISPERER.

The Horse Whisperer Robert Redford ©Touchstone Pictures/Buena Vista for Sky Premier publicity only

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WEED WEEK

Apprendendo dai sondaggi – cum grano salis, va da sé – che la popolarità di Donald Trump è già cresciuta di 9 punti (dal 37%, pre-elettorale, all’attuale 46%), I Green Day di Billie Joe Armstrong (corifei dei DDR, gli “antifascisti” Delusi dalla Democrazia Reale) dovranno probabilmente cambiare nome: in GREEN WEEK o appunto WEED WEEK, una settimana intera trascorsa a fumare erba per dimenticare i sogni infranti.

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Ma come si fa, il 4 dicembre, a non votare – voluttuosamente – tutte le riforme in blocco? Quand’anche non fossero che uno spaccio di fumo, all’ingrosso, corrisponderebbero più che mai alla descrizione che lo stand-up comedian Bill Hicks faceva delle bionde:
“È difficile smettere di fumare, ora mi sembrano tutte il massimo. Ogni sigaretta sembra sia fatta da Dio, arrotolata da Gesù e sigillata dalla passera di Claudia Schiffer”.
In questo caso, almeno nella di lei presunzione, direi Boschiffer.

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– D’Alema: “sembra una vecchia gloria del wrestling”.
– Bersani: “è un esperto di birra”.
– Gli oppositori esterni ed interni: “palude, bestie, gufi, rosiconi, frenatori (trad. disfattisti, di ducesca memoria), etc.”.
– Il fronte del NO: “un’accozzaglia contro di me”.

Poi si becca (volgarmente) della “scrofa” e si atteggia a vergine offesa ma non rancorosa.
Credibile come un altro lord Brummell, il tecnocrate in capo Jean-Claude Juncker, il quale ammonisse: “Bevete Baileys CON MODERAZIONE”.

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http://www.huffingtonpost.it/2016/11/23/obama-medaglia-liberta-ellen-de-generes_n_13165256.html

Eh sì, Ellen fece coming-out in tempi di grande repressione sessuale, una roba da «Lettera Scarlatta» di Nathaniel Hawthorne. Vale a dire quando il puritano «Basic Instinct» era uscito da soli cinque anni e, soprattutto, c’era un Presidente così bacchettone che si faceva fare i bocchini dalle stagiste.

Grazie, comunque, di non aver insignito Clint Eastwood: QUELLA è la sua onorificenza più grande.

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#LaBuonaAccozzaglia
Ovvero:
ad un presunto Napoleone Bonaparte, bramoso di mettersi in testa la Corona Ferrea, io preferisco Napoleone Wilson.

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http://www.repubblica.it/economia/2016/11/23/news/manovra_l_opzione_donna_estesa_alle_lavoratrici_nate_a_fine_58-152640511/

È stato spassoso udire al Tg2 delle 20.30, testualmente,  “Via libera all’OPZIONE DONNA ALLARGATA”.
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http://www.ilgiornale.it/news/politica/wall-street-sogna-trump-pu-finire-incubo-1334860.html
“Noi siamo sopravvissuti a Berlusconi, gli Stati Uniti sopravviveranno a Trump”: così parlò Severgnini, sul New York Times, per metabolizzare l’enorme rospo che – come tutta l’intellighenzia globale – si era dovuto ingoiare quindici giorni or sono.
Sembra che la geniale profezia si stia avverando, purtroppo per lui, ben quattro anni anni prima del previsto e dell’auspicato.
Agli osservatori curvaioli non rimane, dopo tante palle, che tifare per la “bolla”.

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(MV)
Keith Ellison next leader of the Democrats?
Okay, let’s go on like this: let’s hurt ourselves…

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Nanni Cobretti

22 novembre ·

Io questo ve lo lascio qui. Purtroppo “il governo non vuole” che io veda il leggendario Nuovo Ordine Mondiale dei Ferrara Bros, altrimenti scattava fisso il paragone. UPDATE: il regista e’ il figlio di Chuck Norris. Per davvero.

(MV)
“Darkness is good. Dick Cheney. Darth Vader. Satan. That’s Power”. Peccato che il film non abbia potuto usare come tagline questa frase (già idealmente scolpita sul Monte Rushmore). 🙂

Scusate se non sarò breve ma un trailer così, nel trentennale (italiano: gennaio ’86) di «Invasion U.S.A» mi porta direttamente a DefCon1 di hype, nonostante il PG-13.
Ieri sera, a prima vista dello status, avevo letto male e per un attimo avevo creduto – sinceramente – che ci trovassimo di fronte ad un “premature remake” di «Armageddon».
Poi mi accorsi che c’era il giochetto di parole (un po’ forzato nella scrittura, certo più fluido nella pronuncia) e, credo come ogni italiano, pensai immediatamente al Nando di Alberto Sordi nonché ad uno stand-up di Enrico Montesano.
Infine, premuto Play, capii che non c’erano di mezzo né i Fratelli Wayans né Friedberg & Seltzer (tanto meno gli inarrivabili ZAZ): qui ci si prende dannatamente sul serio, come si trattasse del Gibson di «Conspiracy Theory» – e forse della real life – diretto dal Milius di «Red Dawn».

Solo il fatto che Norris Jr. abbia (inaspettatamente, per me) tre anni più del maestro Boll mi trattenne dal commentare “Piccoli Uwe crescono”.

P.S. – Jennifer Connelly a parte (che non si discute: si ama), è così che sarebbe dovuto continuare «American Pastoral» dopo il primo, folgorante, mezzo minuto di trailer (visto sulla pagina di Nanni Cobretti poco tempo fa).

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25 novembre 2016

http://www.imolaoggi.it/2016/11/23/elton-john-rifiuta-di-esibirsi-per-trump/

Digiàmolo: nel caso opposto, avremmo parlato di salto sul cazzo… sorry (the hardest word) sul CARRO del vincitore.

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Ma quale “voto di scambio”…! Tra i peones, è voto di scambio; a livello di nomenklatura è liberalità.

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Renzi ha detto che l’Economist invita a votare No “perché vuole un’Italia debole”.
Ossia la perfida Albione smetta d’insegnarci il mestiere.

Precisazione: l’ho scritto per amor di battuta ma le interferenze, in un verso o nell’alltro, non mi vanno a genio.

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L’esito potrebbe dipendere dagli Italiani all’estero. Poiché li sento definire, alla Severgnini, “ITALIANS”, perché non reclutate anche lei?

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(No hard feelings, Louise).

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Condé Nast Live· 25 novembre

25 novembre ·

Hannah Montana diventa Miley Cyrus: che trasformazione! http://bit.ly/2fLJCA0

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(MV) – Se l’è meritato dopo, il last name di quel personaggio Tv (ed a me dispiace molto, est modus in rebus): simulando sul palco effusioni orali con un simil-Clinton, ad esempio, e di recente insultando volgarmente sui social il vero Donald Trump.

(No hard feelings, Miley).

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A tutti gli emigranti annunciati dello showbiz statunitense, delusi dal democratico suffragio universale, rammentiamo la mèta cui anelavano:

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27 novembre 2016

Juncker: “Mi limito a dire che non vorrei vincesse il No”.
Insomma, solo un pizz… un messaggio. In bottiglia.
Dopo essersela scolata bene.

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Con questa riforma, disse la Boschi, sarà più facile combattere il terrorismo.
E, oltre alle doppie camere, eliminare anche le doppie punte.

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http://www.mirror.co.uk/3am/celebrity-news/charmed-star-rose-mcgowan-caught-9327112#ICID=sharebar_twitter

SFW? Quello è IL MEGLIO, di lei. Purtroppo, su Twitter, continua a bollare l’altro-da-Sé come “fucking deplorables”.
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“Se vince il NO c’è il rischio di un altro governo tecnocratico”.
Com’era, invece, quel temine coniato da Luca Goldoni? Ah sì, CLEPTOCRAZIA.

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Gli spot del governo dovrebbero chiarire la materia del voto.
Infatti parlano di “CNEL”, solo in sigla, come se avesse la notorietà di FIAT.

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Sauro Pennacchioli
a MOMENTO POP

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(MV) – “Principe” anche lui, del resto; pure deppiù.

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Donald J. Trump
@realDonaldTrump

If Cuba is unwilling to make a better deal for the Cuban people, the Cuban/American people and the U.S. as a whole, I will terminate deal.


Great statement! Sounds like the U.S. President Theodore Roosevelt’s foreign policy: “Speak softly, and carry a big stick”.
(MV)
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RUN, DONNIE, RUN!

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Marco “Deplorable” Valori

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