Ammetto che “TR(i)UMP(h)” è un giochetto di parole alquanto facile: mi sono preso la quasi superflua briga di controllare su Google ed ho trovato diversi precedenti, sia nella forma estesa “Trump’s Triumph” che nella medesima forma condensata. Poco importa, comunque: non avendolo io copiato da nessuno, ed aggiungendovi il personale collegamento con la Triumph (T6) customizzata di Steve McQueen / capitano Hilts, mi piaceva utilizzare il calembour come titolo di quel nuovo post celebrativo che, inizialmente, non volevo allestire.

Chi mi segue, infatti, sa che dopo che l’esito dell’Election Day americano avevo continuato sì il mio guazzabuglio di parole ed immagini ma rimanendo un po’ sottotraccia, cioè nell’àmbito dei commenti al post precedente (i quali, scorrendo solo la homepage del blog, non offrono a considerare altro che la loro consistenza numerica: per visualizzarli, occorre aprire il singolo “articolo” o direttamente cliccare – in alto a destra – sull’indicazione “tot Commenti”). Una scelta di impaginazione, per così dire in appendice, dettata sì dal desiderio di mantenere una più stretta continuità con la miscellanea pre-Election e dalla volontà ancor maggiore di tenere più a lungo in evidenza la ricorrenza Wayniana del 4 novembre; ma altresì da due ulteriori motivi:

– un po’ perché avevo in attesa un nuovo pezzo già pronto, sull’argomento della cosiddetta “accoglienza”: transvaal (memorabile svarione di uno che voleva dire transeat), niente di trascendentale, a questo punto può ben aspettare qualche giorno ancora;

– e poi perché, sia pure nel mio piccolissimo orticello (neanche lontanamente paragonabile a quello di Michelle Robinson Obama; che pare sarà riconvertito – non è una boutade – in campo da golf), preferivo appunto mantenere un basso profilo, invece che suonare la grancassa.
Credo infatti nel principio che, se è importante saper perdere, lo sia nondimeno saper vincere. Come dite…? Ha vinto The Donald e chi scrive è cittadino italiano…? Vero, ma come la sconfitta di Hillary Clinton è un po’ anche quella delle sue innumerevoli suffragette globali (di ogni sesso), in primis di quelle che dall’Italia volarono pellegrine alla convention democratica di Philadelphia (in rappresentanza di staminchia), la grande affermazione di Donald Trump è un po’ anche quella di tutti coloro che, come il qui “Presente!”, ci avevano sempre creduto e sperato; nel senso di considerare la partita ancora aperta – nonostante i sondaggi – anche nei momenti oggettivamente più critici: in extremis quando il capo FBI (su pressione di Obama) ha lanciato una ciambella di salvataggio alla Clinton, sulla questione delle 33.000 e-mail cancellate, e un mese prima quando si era toccato l’apice della character assassination contro DJT (scusate: il mio abuso dell’espressione dipende dal loro pervicace ricorso alla pratica), mediante la diffusione illegale di un vecchio audio con “locker room talking” maschile.

Pensavano di tenere il tycoon per le palle, anche all’interno del partito repubblicano costretto a subirne l’ascesa, e magari speravano di bandirlo dal DC come era stato bandito dall’NBA l’altro Donald (ovvero Sterling, il boss dei Los Angeles Clippers, incastrato due anni fa con analoga violazione della privacy e susseguenti – pretestuose – accuse di “razzismo”, invece che di “sessismo”); ma si sono dovuti accorgere, come disse una volta Umberto Bossi riferendosi all’atteggiamento dalemiano verso la Lega, che quelle palle non stavano loro in mano.

Era il newyorkese parvenu della politica a non mollare la presa (malgrado il consenso in picchiata fra i mormoni dello Utah); ed anzi, spavaldamente, si compiaceva di avere le mani libere dall’infido GOP, per giocarsela del tutto a modo suo. Il 22 ottobre, pensando ad un articolo di Paolo Guzzanti che lo aveva definito “underdog” (gergo sportivo yankee, noi diremmo “outsider”), mi venne in mente un altro gioco di parole, riscontrai che non era affatto inedito e mi appropriai di uno fra i cosiddetti meme che avevo trovato:

Marco Valori

22 ottobre alle ore 15:22 ·

BEWARE OF THE UNDERDOG.

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Non l’avevo riportato prima (l’ultimo centone era già sovraccarico di figure) ed ho voluto rimediare adesso, perché intorno a due settimane dopo, come ha fatto notare Dan Peterson, sarebbe proprio arrivata sia la vittoria dei Chicago Cubs – dati per sfavoriti – nelle World Series di baseball (3 novembre) e quella di Donald Trump – parimenti dato per sfavorito – nelle Presidenziali.

Hillary (no hard feelings) ha perso e “Hilts” ha compiuto il balzo, come ci auguravamo in un commento.
Con la differenza, rispetto a «La Grande Fuga», che il “former teenage Nazi” George Soros (© Fb “Wake UP, America”) e quelli attuali – sedicenti liberals – da lui foraggiati, per quanto possano ancora provarci con ogni mezzo, non riusciranno a riacciuffarlo.
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13 novembre 2016

L’anima del popolo di Portland, Seattle, etc. (insieme con il suo antico alleato dal baffo più grosso).

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Insomma, nel vedere le adunate sediziose / guerriglie urbane contro l’esito del libero voto ed i processi alle intenzioni settanta giorni prima dell’insediamento, nel leggere/sentire le sbrodolate livorose del sinistrume postcomunista politically-correct (scusate l’abuso etc.: come sopra), ho capito che la celebrazione del Trionfo doveva assumere – pur nei miei limiti di diffusione, tra pochi intimi – la massima evidenza (nonché un po’ maggiore duttilità grafica): il fondatore di “Cuore” (sempre da ringraziare per quel settimanale e per gli spunti forniti) non ha forse sottolineato “l’esultanza simultanea, in tutto il mondo, dei fascisti di ogni ordine e grado”? E chi siamo noi per non volerci uniformare il più possibile alla sua descrizione?

Pertanto, diversamente da Steve e da Donald, in questo caso io “non salto”; nel senso che non mi sottraggo e riporto qui di séguito ciò che era già uscito in sede commenti a “Chi non salta fascio è (Right Men Don’t Trump) – 2 di 2”, tra mercoledì 9 e venerdì 11; con l’imprescindibile apporto di Marco (da Milano, si specificherebbe in radio) al quale debbo se questo poco regolare diario non è – soltanto – un tautologico sfogatoio o – peggio – un ridondante dialogo «con Io» (Dio me ne guardi).
Naturalmente seguiranno frammenti nuovi, nella parte 2 di 2, vergati da sabato 12 in poi.

Che la Festa ricominci, dunque. Stando però attenti al rischio dell’appagamento, ben noto agli sportivi: ribadendo quanto ho detto ad un altro amico, su Facebook, dopo Brexit e Trump si deve puntare al Triplete come un sol uomo (forse).

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REPLAY
(dell’Underdog, s’intende: Lui è O’ Rey, non solo del mattone, ed il match-winner. Anche se, nel film, il risultato finale era 4-4: “Se ce ne andiamo adesso, perdiamo molto più che una partita”)

09 novembre 2016, h. 11.11

Ciao a chi – bontà sua – mi legge.
Poco dopo le 5 mi ha svegliato un rumore: era caduta (veramente) una torcia elettrica dal comodino.
Nessun danno. Ma, soprattutto, ho acceso la Tv ed ho appreso che la torcia di Miss Liberty era più alta che mai.

Mi dispiace di commentare soltanto ora, ma non avevo connessione internet.
Have a nice day, MAKE AMERICA GREAT AGAIN!

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10 novembre 2016 (qui sul blog non ancora pubblicato, neanche nei commenti)

Risolvere i dubbi di Peter Venkman (“Ghostbusters II”).

– Kinda makes you wonder, doesn’t it?
– Wonder what?

– Whether she’s naked under that toga. She *is* French, you know that.

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09 novembre 2016

Niente facile senno del poi. Però, “against all odds”, ho sempre continuato a considerarla una partita aperta.
“Trump”, in inglese, vuol dire “briscola”; e così è stato. Game over, right now.
http://dictionary.cambridge.org/it/dizionario/inglese/trump

Marco Valori

5 novembre alle ore 19:55 ·

It ain’t over ‘til it’s over.

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09 novembre 2016

Prima la Brexit, oggi Trump…
Priorità dell’intellighenzia occidentale è tutt’altro che “esportare” la Democrazia: VA RITIRATA DAL MERCATO.
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I delusi dalla democrazia cominciano ad accalcarsi, per espatriare nel Canada dell’ospitale Pierre Trudeau.
Non senza letture propedeutiche.

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“Il SENSO DI SMILLA PER LA NEVE” (del Canada).
Anzi:
“IL SENSO DI SILLA PER LA PLEBE” (Lucio Cornelio).

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(GO NORTH) Life is peaceful there
(GO NORTH) In the open air
(GO NORTH) Where the skies are blue
(GO NORTH) This is what we’re gonna do…!

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Donald John Trump (June 14, 1946) like the same age Sylvester Stallone (July 6, 1946), in the new action-packed blockbuster!

THE DEPLORABLES – FIREWORK

– Just own the night /  Like the Fourth of July…”
(No hard feelings, Mrs. Clinton &  Miss Perry).

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La campagna elettorale si è chiusa, con la proclamazione di un vincitore incontestabile, e gli “endorsements” finiscono in archivio.
Però la cara, vecchia “character assassination” continua a regalarci grandi soddisfazioni, come se non ci fosse un domani (e come se fosse antani), su entrambe le sponde dell’Atlantico.

I Trumpizzati potrebbero finalmente sotterrare l’ascia di guerra e magari accendersi un bel “calumet della pace”. Almeno a Hollywood ed in tutta la California: lì adesso è pure diventato legale, contestualmente al voto politico (quasi un self-help per elaborare il lutto di quest’ultimo, anziché un banale cannone per godersi il tramonto sull’Oceano).
Macché… The Show must go on.

Norman è tornato normale.
Ma sua madre è ancora pazza.

Daily News (Stati Uniti)

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marco ha detto:

10 novembre 2016 alle 11:32

Chissà le dimensioni del cannone morettiano dei Giusti d’America dopo ieri. Per non parlare di Severgnini, che non potendo diventare più bianco toccherà si tinga, magari d’arancio.
Quando mi è apparso John Candy con il suo libro mi sono ribaltato. Da italiano, sperèm.

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Dimensioni minime, queste:

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Sì, l’unica ammissione dei maître d’hôtel, pardon, maître à penser (negli USA come da noi) è più o meno di questo tenore: “Noi dell’aristocrazia intellettuale eravamo, siamo e per sempre resteremo nel Giusto. Ci potete addebitare una sola colpa: non abbiamo saputo cogliere quanto fosse troglodita il ventre molle dell’America, con i suoi blue collars che non hanno neppure il titolo d’istruzione superiore”.
Per tutti costoro valga la replica di Dan Peterson
Quasi 60 milioni di cittadini USA hanno votato Trump. Tutti buzzurri? È una demonizzazione! È evidente che Trump è stato votato da molte categorie…
http://www.ilgiornale.it/news/mondo/dan-peterson-trump-i-chicago-cubs-1329753.html

That’s the way it is… Cremona ci dato tantissimo, come si disse, ed ora paghiamo dazio.
Allo stesso modo ci dobbiamo sciroppare Pierre Trudeau perché il Canada (oltre ad un westerner del calibro di Glenn Ford) ci dato numerosi grandi commedianti, nel senso più nobile, da John Candy a Michael J. Fox.

10 novembre 2016

Hill Valley, 1987.
– Dico la verità, Doc, mi devi credere.
– Allora dimmi, “ragazzo del futuro”… Chi è il Presidente degli Stati Uniti, nel 2017?
– Donald Trump.
– Donald Trump?! Il costruttore?! E il vicepresidente chi è, Larry Flynt?! Suppongo che Traci Lords sia la First Lady! E Chuck Norris è il ministro della guerra!

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http://conservativefiringline.com/liberals-gone-wild-protests-flag-burnings-trump-hung-effigy/

MV – They took it very well…

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http://www.ilgiornale.it/news/politica/napolitano-contro-trump-ondata-demagogia-e-carica-1330074.html
E poi, quel destabilizzatore, ha perfino l’impudenza di voler coltivare buone relazioni con Mosca…
Un vero peccato, non poter risolvere tutto con un bel bagno di democrazia come a Budapest nel 1956.
Anche se, per la verità, ho già visto una foto con tanto di impiccagione in effigie; ma sarà certamente un fake messo in giro dalle forze della reazione.

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/de-niro-non-posso-prendere-pugni-trump-forse-emigro-italia-1330172.html
De Niro ha la cittadinanza italiana, ma ignora il detto popolare “Togliersi la sete col prosciutto”.

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/dilaga-protesta-anti-trump-dei-democratici-solo-parole-1329978.html
Ci sono voluti lustri ma finalmente la Parte Migliore, anzi la SOLA Corretta e Democratica, degli Stati Uniti d’America ha trovato il nuovo J.R. Ewing, degno di ereditarne lo storico titolo: “The Man You Love To Hate”.
Welcome to the jungle / it gets worse here everyday…

11 novembre 2016

http://www.occhidellaguerra.it/manifestanti-pagati-trump/

MV – Che siano in parte manifestanti a gettone o (come appena sottolineato dalla benevola corrispondente Rai) agiscano tutti motu proprio, una cosa è certa: il loro rapporto con il senso democratico è pari a quello degli hooligans con il fair-play.

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Casa Bianca, Senato e Camera…
Dovranno aspettare le Midterm 2018, almeno, per poter fare il giochetto sull’anatra zoppa: Donald Lame Duck.

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– Il Papa, che “non giudica” ma esterna la sua preoccupazione all’autore di «Incontro con Io»;
– l’intellighenzia globale, che stigmatizza quei poveri gretti ignorantoni di “blue collars” e “rednecks”;
– le suffragette americane dei tre sessi, prezzolate o no, che da una Costa all’altra contestano come hooligans questa degenerazione del democratico suffragio universale;
SONO GLI UNICI AD AVERE CAPITO che cosa si nasconda dietro le iniziali «DT» (mantenute per non dover cambiare i monogrammi sulla biancheria):
si scrive «DONALD TRUMP» ma si legge «DAMIEN THORN».

http://www.imdb.com/title/tt0082377/

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http://www.nowtheendbegins.com/george-soros-declares-war-america-violent-moveon-org-protests-fill-streets

Bandiere bruciate, impiccagioni in effigie… TUTTO SPONTANEO, nevvero?
Niente “strumenti ciechi d’occhiuta rapina” (come avrebbe detto il Giusti, ma si ostinano a negano I GIUSTI).
Va in effetti riconosciuto che i facinorosi frustrati dal libero voto sono solo teste di cazzo; il quale ultimo, notoriamente, è un muscolo non controllabile.

P.S. – “Former teenage Nazi” (George Soros) è una definizione meravigliosa: grazie al Fb “Wake UP, America” anche per questo.

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Ti viene in mente il giochetto «Ernst SOROS Blofeld», per scrupolo vai a controllare su Google e scopri che altri ci sono arrivati prima di te (grazie per l’immagine).

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http://www.ilgiornale.it/news/cronache/serra-gramellini-rabbia-e-veleno-su-trump-1330483.html
La “faccia” di chi prima lusingava gli operai e ora li disprezza, ché non si lasciano incantare più.

La migliore della settimana è “Non conosce il mondo, perderemo almeno due anni”.
Detta di un americano, NYC.
Da un cazzo di lussemburghese.

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marco ha detto:

11 novembre 2016 alle 18:21

In effetti, basta la metà di quanto letto visto e sentito fino ad ora per essere grati a Trump per il sangue che ved o colare sui volti dei p.c.. I metodi di costoro sono puro stalinismo, solo che non possono passare alle vie di fatto.
Bob DeNiro qui troverebbe altro che prosciutto: mestoli d’acqua di mare come le povere vittime del capitano Bligh. Che venga, che ci facciamo una risata quando arriva la finanza a contargli i peli del culo.
Mi sono tolto l’unica lacuna che avevo su Trump, e cioè l’atteggiamento verso Israele: sapere che il leader mondiale del mondo libero adesso ha un ascoltatore attento a Washington mi fa sperare in un mondo più netto, in cui di chi ha torto si dica apertamente “hai torto, e io lo so”, e il contrario. Stiamo a vedere. Adesso siamo più soli, e tutto sommato, da uomo di destra, dico che forse è meglio. Basta appoggiarsi ai muri. Viva il colonnello Jessup, e ciò in cui crede. E Madonna a bocca asciutta.

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Citazioni magnifiche. Viva il colonnello Jessup e, quanto al Bounty, viva il secondo ufficiale Fletcher Christian.

CHRISTIAN, sì; e Jewish, s’intende: siamo fratelli in Abramo. Viceversa “I Fratelli musulmani perdono un santo in paradiso”, come scrisse a caldo Toni Capuozzo su Facebook; ma trovo giusto fare il copia-incolla, ringraziando, di quell’intero corsivo.

Toni Capuozzo

9 novembre alle ore 10:02 ·

Quante facce a lutto, tra gli osservatori. Non che si debba far festa, ma le presidenziali americane sono state una bella ventata di democrazia. La protesta, il farsi beffe dei sondaggi, dei media politicamente schierati: è un salto nel vuoto ? Intanto è il rifiuto della continuità e della correttezza politica ad ogni costo. In un paese dove contraddittoriamente o no qua e là si vota anche per la reintroduzione della pena di morte, per lo spinello libero, per la carbon tax. Balleranno le Borse, e a noi che mondo ci aspetta ? Non lo sappiamo, ma forse parte la retromarcia nella nuova guerra fredda con Mosca (che fesseria la compagnia di militari italiani destinati alla Lettonia…), la Nato che ha di fatto prodotto la crisi ucraina dovrà ridimensionarsi, i Fratelli musulmani perdono un santo in paradiso, la Siria forse potrà uscire da una situazione bloccata, l’Europa dovrà guardarsi allo specchio (come con la Brexit, emerge che ai popoli i muri non dispiacciono. Brutti sporchi e cattivi, dicono i maestrini sorpresi: è la democrazia, bellezze), e le urne europee, dalla Francia all’Italia, risentiranno delle sirene americane. Dobbiamo solo stare a vedere, con curiosità, senza speranze e senza paure. E, almeno per me, con un solo dispiacere: è stato sconfessato Bruce Springsteen. Come dice il grande sconfitto Obama, presidente Nobel per la pace e signore dei droni, domani è un’altro giorno. Lo diceva anche Rossella O’Hara, alla fine di Via col vento.

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marco ha detto:

14 novembre 2016 alle 10:16

Ultima citazione allora: “Vangelo!”

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Ultima tua citazione verbale, per adesso, ed ultimo mio controcanto visivo, per adesso, dando appuntamento al post successivo ormai quasi pronto (dove, tra le altre cose, ho riversato tutti i commenti qui sopra)

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(Ecco, più che mai, un capo d’abbigliamento definibile come T-shirt).

E da qui, dove ho appunto riversato – con qualche ritocco – quasi tutti i commenti al post precedente (tranne proprio i più recenti, ché da esso piacevolmente si svincolavano), dò appuntamento alla seconda parte di «TR(i)UMP(h)!», in cui riporterò i pezzi che ho scaraventato nei social tra lo scorso fine-settimana e l’attuale.

Marco “Deplorable” Valori                                           5ae00fcbcf8d12538aba4c254f5e6728

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