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(DE)BATES MOTEL, “NO PRIVACY”


Negli USA (e qui) non esiste più sfera privata. Men che meno se ti chiami Donald, fai l’imprenditore del settore edile e non ti pieghi a quella sharia occidentale che è il “Politically Correct”.

Due anni fa eravamo stati facili Cassandre:
https://valorim60.wordpress.com/2014/05/05/chi-non-salta-bianco-e/

2014. Donald Sterling, patron dei Los Angeles Clippers, viene additato alla pubblica esecrazione e squalificato a vita dalla NBA, a causa di un audio registrato e diffuso illegalmente in cui egli (parlando in privato con la sua compagna, la bieca spiona in questione) si riferisce a giocatori black in termini che, senza appello, vengono giudicati razzisti.

Retrospettivamente, possiamo oggi dire che Sterling fu marchiato come un DEPLORABLE del BASKET.

2016. Un altro Donald “palazzinaro” (che è il modo dei nostri radical-chic per dire “costruttore non di sinistra”), ovvero il candidato repubblicano alla presidenza Donald John Trump, viene additato alla pubblica esecrazione e penalizzato – forse – nel rush finale verso la Casa Bianca, a causa di un vecchio audio registrato e diffuso illegalmente in cui egli (parlando fuori onda con un giornalista della dinastia Bush, l’ignaro spione in questione) si riferisce ad esponenti del gentil sesso in termini che, senza appello, vengono giudicati misogini.

D’altra parte il caso del cosiddetto Hot-Mic esplode poche settimane dopo che la vera signora Hillary Rodham Clinton aveva già etichettato i simpatizzanti del miliardario, appunto, come “BASKET OF DEPLORABLES”.
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Ove quest’ultima metafora (in cui è difficile stabilire se prevalga la diplomatica eleganza o la spontaneità democratica) non vi giunga nuova, oltre ad essere appassionati di cinema dimostrate di avere ottima memporia.
We have in effect put ALL OUR ROTTEN EGGS IN ONE BASKET. And we intend to watch this basket carefully“.
Somiglia al concetto ilaro-clintoniano, non è così? L’immagine di “tutte le uova marce nello stesso paniere” (qui in Italia “mele marce”) veniva usata dal nazista colonnello Von Luger, comandante del lager nel film «The Great Escape», di John Sturges (1963); e più di recente è stata ripresa dal cinèfilo Quentin Tarantino, ma ribaltandola sul Führer e l’intero stato maggiore del Terzo Reich (da fare fuori in blocco: “Blow up the basket”), nella seguente scena di «Inglourious Basterds»:

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Non esistono “le vite degli altri”, ma soltanto il “giro di vite” (“the turn of the screw”) neo-stalinista nel controllo poliziesco su tutto ciò che gli altri fanno o dicono.
(De)Bates Motel, No privacy: lo psycho-perbenista Norman vi spia dal buco della serratura. E poi vi pugnala a morte, civile.

Forse vi illudete ancora di poter trovare un estremo rifugio PC-free nel chiuso dei vostri pensieri. BIG mistake, come direbbe un altro repubblicano – già governatore della California – convertito sulla via di Riyadh (e degli altri finanziatori islamici pro-Hillary).
Madornale errore, sì: date a questa gente il tempo necessario ad affinare le tecniche di mind-reading, lettura del pensiero, e saranno solo cazzi vostri.

(Scena distopica dopo i titoli di coda)

Il MindReader Hill9000, che è preciso quanto gli strumenti telemetrici già da tempo in uso alle forze di polizia, ha rivelato che voi avevate appena pensato “Vorrei fare un threesome con Katy e Scarlett“. Senti senti: abbiamo la versione licenziosa di Walter Mitty, o magari il puttaniere Pat Garrett del film di Peckinpah (beato fra due donne)… Non vi vergognate di avere peccato contro l’unico vero Dio, il PC? Credete forse di poter sognare un harem a vostra disposizione, come coloro che ci foraggiarono la campagna elettorale 2016? Credete forse che le giovani donne siano solo un sextoy in premio al guerriero, come per i suicide bombers – foraggiati dai medesimi rogue states – che si immolano al grido di “Allah Akbar”? Comunque sia, dato che non risultate avere precedenti penali, oggi questa Corte si limita ad irrogarvi 28 giorni di servizi sociali e – come rieducazione accessoria – una cura Ludovico in day hospital con l’intera filmografia di Margarethe Von Trotta (sì, avete capito bene: la regista dello stracitato «Anni di piombo», colei della quale il critico italiano Tullio Kezich ebbe a scrivere che “tratta il maschio con la stessa obiettività con cui i western di una volta trattavano gli indiani“).

Ma in caso di recidiva scatterà l’internamento sine die nell’Arkham Asylum (SENZA una “strizza”, come vedo che già la state definendo nelle vostre fantasie, tipo la dottoressa Harleen Frances Quinzel / Harley Quinn) e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, estesa anche alla vostra discendenza per sette generazioni.

La seduta è tolta. Solo un’ultimo consiglio: voi signore e signori del pubblico, non dimenticate di bere Coca-Cola ché vi fa bene, con tutte quelle bollicine (come fece bene alla nostra campagna presidenziale del 2016).

Bonus dvd: trailer

13 agosto 2016


“Signori… Signore… Pensate se Superman decidesse di planare giù, scoperchiare la Casa Bianca, e portarsi via il Presidente dallo Studio Ovale: chi lo fermerebbe?”.

Be’, credo che un’eventualità del genere sarebbe stata particolarmente imbarazzante vent’anni fa (e forse lo sarebbe anche nei prossimi quattro).
– MV –

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THE FLY

Milioni di mosche non possono avere torto…

Un brillante nonsense di Marcello Marchesi che è stato stravolto ed eretto a caposaldo del moderno pensiero democratico, dalla politica all’arte; un modo per marchiare a fuoco il popolo bue, con le sue idee politiche rudimentali o i suoi gusti cinematografici deteriori, contapponenondolo alla nobiltà dei “cattle baron”, i baroni del bestiame: sì insomma, il popolo eletto delle anime belle, l’aristocrazia intellettuale degli spiriti superiori, l’incorrotta sorellanza delle vergine vestali che tengono viva la sacra fiamma della civiltà.

Ergo i simpatizzanti di Donald Trump sono il “cesto dei miserabili”; sia pure solo “al cinquanta per cento”, frazione che poi – bontà della stessa Clinton – è stata riconosciuta come sovrastimata (ma chi crede di essere, Mark Twain quando dichiarò “Reports of my death has been greatly exaggerated“?).
Non vedevo un autogol simile dai tempi del leggendario Comunardo Niccolai, anzi di Marco Materazzi che infila la propria porta con un pallonetto da centrocampo (ma lui, poco dopo, diventò campione del mondo).

Allo stesso modo gli amanti del cinema “tranche de gâteau”, rispetto a quello “tranche de vie” (vedi intervista di Truffaut a Hitchcock), sono buzzurri che vanno a vedere solo “film di merda”; copròfila quanto talebana definizione rilasciata, a guisa di patente, da chi si ritiene sacerdote della Decima Musa.

Viceversa Hillary, da lustri nei palazzi del potere, sarebbe il nuovo che avanza: a maggior gloria di tutte le donne e per la libertà di tutti gli oppressi, praticamente una Auung San Suu Kyi a stelle e strisce (senza però la detenzione), da elevare quanto prima agli onori del Nobel come il suo già denigratore ed attuale mallevadore, nonché auspicato predecessore, hawaiano-kenyota e come la medesima perseguitata ma indòmita Leader politico-civile della Birmania/Myanmar, cui gli U2 dedicarono una tra le mie canzoni predilette di sempre:

Allo stesso modo leggere sul programma della Biennale veneziana “film filippino di quasi quattro ore” è già heavy-petting (un nostro amico direbbe “colpo di lingua sul clitoride”); ed assistervi rapiti fino alla fine è tipo una seduta di sesso tantrico, degna di quelle che il gossip attribuiva a Sting e Trudie Styler.

La dialettica SNOB contro SOB, “Standard Operative Bullshit”.
E va bene, io sarò una mosca nel senso che piace a voi, anzi “The Fly” (una delle maschere del mio idolo Paul David Hewson, in arte Bono); a fare le ammirevoli “Butter-fly” multicolori e terzomondiste, oppure le lucciole che squarciano con bagliori di bio-luminescenza la preagonica oscurità generale, continuate pure voi.

Nessuno vi corcherà di botte (anche se amate rappresentarci in tal modo), né vi farà inginocchiare sui ceci per la versione fantozziana della predetta Cura Ludovico.

Viva dunque «I Sette Samurai» di Kurosawa, «I Magnifici Sette» di Sturges (con tutti i sequel/remake, anche in Tv), «Battle Beyond the Stars / I Magnifici Sette nello Spazio» della Corman Factory e – naturalmente – «I Magnifici Sette» di Antoine Fuqua, che ha chiuso fuori concorso la Mostra della Laguna: se una formazione capeggiata da un afroamericano quale Denzel Washington, nonché comprendente un nativo americano e perfino un coreano, non vi basta ad assolvere l’opera dalla grave colpa di intrattenere ed esaltare (pur con la snobistica vaccatona di relegare il trascinante tema di Elmer Bernstein – riarrangiato da James Horner – nei titoli di coda), è solo un vostro problema.

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CHINA GIRLS

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Oggi che è sabato (22 ottobre), ho tempo di sviluppare uno spunto di qualche giorno fa (al quale i 140 caratteri di Twitter andavano un po’ stretti).

Il TG1, che costituisce l’ammiraglia mediatica del renziboschismo, ma che comunque è soltanto la punta dell’iceberg (chiamalo iceberg), non perde occasione per stigmatizzare le frasi che il candidato repubblicano (tsk!) alla Casa Bianca, Donald John Trump, ebbe a pronunciare 11 anni fa in quel colloquio confidenziale accidentalmente registrato (tsk! tsk!) e criminosamente diffuso dal baluardo anti-Watergate chiamato Washington Post (ricordate «La conversazione» di Francis Ford Coppola”?): il mantra “parole volgari e sessiste” viene scagliato, contro il miliardario newyorkese, sia nei servizi delle pasionarie/suffragette dagli States, Botteri e Ferrario, sia nei discorsi degli anchormen – sorry, anchorpersons – dallo studio centrale di Roma.

Bene, bravi, bis… Sì, altro che bis, diciamo ad libitum… Niente resterà impunito, minacciava qualcuno.

Poi, però, che succede? Qualcosa che per me somiglia molto ad un clamoroso sputtanamento.
Procediamo con ordine. La persecuzione giudiziaria del Cavaliere, per le famigerate “cene di Arcore”, noncurante del fatto che il teorema accusatorio sia miseramente crollato come un castello di carte, si aggrappa ridicolmente alla fattispecie delle presunte false testimonianze, dietro presunte elargizioni, da parte delle ragazze coinvolte. Un’aberrazione stalinista che fa tornare in mente il lupo della favola, ed i suoi pretesti a catena per sbranare la preda con una “speciòsa” parvenza di legittimità.

Mercoledì 19 ottobre, notiziario delle ore 20. Le frequentatrici della magione brianzola, dato che il TG1 (la Rai tutta) si fa usbergo al rispetto della Donna contro gli oltraggi del machismo, in che maniera vengono definite da una redattrice di esso, permettete che ripeta: re-dat-tri-ce?
Vengono definite – una volta di più – «OLGETTINE», dal nome della strada di Milano Due in uno stabile della quale “esse vivevano”: Via Olgettina 65 (Accidenti! Due civici più in là, ed era la perfezione da Feriae Matricularum...!).

Bene, bravi, bis… Altro che bis, diciamo ad libitum… Niente resterà impunito, minacciava qualcuno (nemmeno i reati di provata insussistenza).

Non è meraviglioso? Chi se ne strafotte delle assoluzioni e – per il processo a venire – della presunzione di non colpevolezza, chi si cura di fregnacce come gli scrupoli dell’etica professionale e della cultura garantista? La lettera scarlatta è ormai impressa con il fuoco; ed il geniale gioco di parole sarà vecchio di anni ma risulta sempre gustoso, basato com’è sullo stereotipo dei musi gialli che non riescono a pronunciare la “R”: sessismo e razzismo in un colpo solo, questo sì che è umorismo. Impara, Donald: ne devi mangiare di “tacos” pro-ispanici, al ristorante della Trump Tower, per competere con i nostri (e le nostre) depositari del Quarto nonché Quinto Potere.

D’altronde, se non una falsa dizione cinese quale «Olgettine», cosa aspettarsi dal supremo organo d’informazione – e da quasi tutti gli altri – della nostra “Chinese Democracy”?

(Sempre un caloroso grazie ad Axl Rose – anagramma di “Oral Sex” – per la chiusa, e stavolta anche all’immortale David Bowie per il titolo dellla presente sezione).

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Questo post è dedicato a quei Cinquanta
(per cento; o giù di lì)

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Marco “Deplorable” Valori

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