16 ottobre 2016

Giovedì scorso, 13 ottobre 2016, ha bussato alla Porta del Paradiso un artista che era/è molto caro a noi ma che tutto il mondo ha avuto modo di apprezzare; un autore che ha saputo dare gran lustro al nome di Alfred Nobel, valorizzando come pochi altri la ben nota invenzione dello stesso:

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Marco Valori ha condiviso la foto di Giuseppe Cozzolino II.

15 ottobre alle ore 12:37 ·

Addio a Tonino Valerii…

#ilmionomeènessuno #terencehill #henryfonda #west #western #spaghettiwestern #italiancinema #cinemaitaliano

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Vedendo il post del professor Cozzolino, che ho condiviso su Facebook, mi è capitato di fare per la prima volta la seguente riflessione (senza pretese di particolare originalità): «ll mio nome è Nessuno», diretto da Tonino Valerii e prodotto da Sergio leone nel 1973, sta al western italiano come «The Man who shot Liberty Valance» sta a quello doc nordamericano.

D’accordo, come grande affresco elegiaco sul crepuscolo della Frontiera «C’era una volta il West», precedente collaborazione di Henry Fonda con Sergio Leone (quale regista), era ineguagliabile. Però in questa felicissima contaminatio agrodolce tra l’epopea classica di Wyatt Earp e lo sberleffo picaresco di Trinità, il parallelismo con il capolavoro fordiano del 1962 mi è ispirato soprattutto dal duello finale in cui la realtà non è ciò che appare: Liberty Valance (Lee Marvin) NON era stato ucciso dall’inesperto Ransom Stoddart (James Stewart), che lo aveva affrontato senza speranze, bensì dall’abile tiratore Tom Doniphon (John Wayne) nascosto nell’ombra; in qualche modo similmente, Jack Beauregard (Henry Fonda) proprio NON È stato ucciso da Nobody (Terence Hill) perché il gunfight era solo una messinscena, vòlta a consentire il tranquillo ritiro – ed espatrio – dell’attempato pistolero (al riparo da sfide e da vendette).

Niente è come sembra, in entrambi i casi, e noi spettatori lo apprendiamo soltanto nel vero epilogo. Ma niente può intaccare il Mito: “This is the West, sir. When the Legend becomes fact, print the Legend!“.
In fondo, il film di Valerii (senza nulla togliere – beninteso – al bellissimo e perfetto rimando omerico) avrebbe anche potuto intitolarsi «L’Uomo che uccise Jack Beauregard».

Vaya con Diòs, Tonino.
Grazie di tutto, come scriveva a Nessuno il tuo magnifico veterano, tra l’insegnamento “Morire non è poi la cosa peggiore che possa capitare ad un uomo” e, naturalmente, il mònito conclusivo:

… Quando vai dal barbiere, assicùrati che dietro al grembiule ci sia sempre la faccia giusta.


Marco Valori (aka Marco Val / valorim60)

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