12 luglio 2016

Riferimento:

John McTiernan contro Mad Max e i cinecomic: “Sono film fatti da fascisti”

Seguo John McTiernan dal suo esordio: credo di essere fra i pochissimi – almeno qui in Italia – ad aver visto in sala il suo «Nomads» con Pierce Brosnan, nel giugno del 1986; anche se devo ammettere che il mio polo di irresistibile attrazione era costituito dalla bellissima protagonista femminile, Lesley-Anne Down.

Ciò che McTiernan fece almeno per il decennio successivo, ovvero da «Predator» al terzo «Die Hard» (il secondo suo personale), lo proiettò nell’Olimpo degli action-movies; o “film post-moderni”, come lui preferì definirli in un’altra intervista di parecchio tempo fa.

Quindi parlo di lui, indegnamente, con l’immensa ammirazione con cui potrei parlare di Omero. Ma, appunto, tutti sanno che “quandoque bonus dormitat Homerus” (talvolta perfino il grande Omero sonnecchia).

Non si spiega altrimenti bollare come “prodotto aziendale” un’opera come «Mad Max – Fury Road», alla quale (capolavoro o no) George Miller si è potuto dedicare avendo a disposizione, contro ogni logica industriale, “all the time in the world”.

Non si spiega altrimenti tacciare di machismo e fascismo i cinecomics: come se fossero privi di ironia, come se fossero sprovvisti di fig…ure muliebri forti (da Black Widow a Psylocke, la mia favorita Olivia Munn), nonché fossero impenetrabili – magari! – al virus della political correctness; non si spiega ciò, in particolare, quando si deve buona parte della propria gloria ad un pluricampione di body-building splendidamente trasformatosi in attore, e sùbito diventato un’icona action (senza poi trascurare l’apporto di un suo triplice collega, palestra-cinema-governo, che ha consegnato alla Storia la one-liner “I ain’t got time to bleed”, non ho tempo per sanguinare).

Con il dovuto rispetto, Maestro John/Homerus, destatevi quindi dal torpore artistico-produttivo (noi fasci italiani, certamente lo saprete, amiamo poco l’ambiguità del “Lei”), e spurgate il livore verso chi miete oggi il suo raccolto verde, quanto voi qualche lustro fa: ci sono tante storie che aspettano solo di esser raccontate dalla vostra sapiente mano registica, e sono tutte molto più interessanti di questa polemica da “has-been”, stile Norma Desmond di «Sunset Blvd.»:
– I *am* big. It’s the *pictures* that got small.

– Ringrazio l’amico Micheal Schiele che mi ha reso edotto della cosa; secondo mio costume e previa sua approvazione, rendo pubblica (ed auto-condivido) la presente nota di risposta, che avevo inizialmente scritto sul diario in forma personalizzata. –

P.S. – Da machista e – rispettivamente – fascista (zen), ringrazio infine Olivia Munn per il fatto di esistere, apparire e combattere (l’inciso di sopra non le rendeva giustizia).

Olivia Munn 09
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13 luglio 2016

E poteva mancare, in un frangente come quello che stanno vivendo gli USA, la speciosa trovata di pubblicizzare uno spy-thriller senza mostrare armi da fuoco? No di certo.

Nanni Cobretti
13 luglio

That’s it, guarderò solo film indipendenti per tutto il resto della mia vita. Ormai sono diventati due sport diversi, uno dei quali non credo possa più permettersi davvero il lusso di chiamarsi cinema. Mi godo il prossimo Fast & Furious, poi basta.

Lena Dunham Wants to Remove Guns from ‘Bourne’ Ads

Marco Valori Riuscirono a fare una versione senza firearms (c’è su YouTube) perfino del video di “Blaze Of Glory”, relativo ad un film che – come tutti sanno – si intitolava «YOUNG GUNS II». (Il western all’acqua di rose, cribbio, lasciàtelo fare a Pink).
Hands off the Gun Barrel Sequence!
Una pubblicità onesta dovrebbe venderti il film per quello che è, non lasciartelo immaginare emendato “ad usum Delphini”.
Questo tipo di “Ads” mi fa pensare al novizio “Adso” (da Melk).
A che ora è la restaurazione del Codice Hays?


13 luglio 2016

Proseguono le indignate reazioni alle reprimende del maestro John McTiernan.

 

(14/07/2016) – A questo punto è doveroso celebrare un rito cinèfilo di riparazione; e lo facciamo tornando indietro di qualche giorno, su Facebook, per la penna di

Valerio Pellegrini
10 luglio alle ore 10:20

#‎MadMaxFuryRoad‬ ~ Circa un anno fa usciva questo straordinario western postapocalittico pieno di postumanità

http://www.quadernidaltritempi.eu/rivista/numero57/bussole/q57_b03.html

Marco Valori Io amo, sopra ogni altro, quello che fu definito “il genere americano per eccellenza”; e non di rado faccio interventi un po’ a margine, per semplice associazione d’idee – a volte scherzosa – con quello che un post di Audovisioni propone.
Quindi non voglio certo stabilire analogie, ma tu hai evocato il western (grande passione di George Miller) e vuoi sapere quell’eroica storia di un harem in fuga dal suo oppressore che cosa mi ha fatto venire in mente, per converso? L’eccellente e misconosciuto «Westward the Women / Donne verso l’Ignoto», diretto da William A. Wellman su soggetto di Frank Capra, in cui Bob Taylor deve scortare una carovana di “Sabine” – volontarie – da Chicago ad una comunità di pionieri in California (e naturalmente si innamora lui della bellissima Denise Darcel).

P.S. – Bianco e nero, successivamente anche “colorizzato”: il percorso inverso del Maestro australiano.

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(14/07/2016) – E, a proposito di ambienti cui si ìmputa il predominio sessista ed il culto della “iper-mascolinità”, come rinunciare ad una rapida incursione nel mondo del football?

13 luglio 2016

«A BAIT CALLED WANDA»
(“Un’esca di nome Wanda”).

La conferma di quanto si dice da anni, che “il calcio di oggi è in mano ai procuratori”.
(Come la vita, d’altronde).

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Marco Valori (aka Marco Val / valorim60)  

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