(Recupero arretrati: tutto ciò che, per problemi varî, non avevo avuto modo di rifinire sul computer e – a volte – neppure di trascrivere dal quaderno. Come, diversi lustri fa, un editor della Garzanti disse allo scrittore Giuseppe Pontiggia, ed io – scriba per diletto nonché per rabbia – sempre amo ripetere in tali occasioni,
Niente resterà impubblicato“).

12 aprile 2016  (e gg. seguenti)

la gouvernante


Riferimento:
http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2016/04/07/ASeFlZGC-guatemala_trattarmi_sguattera.shtml

Chapeau alla genialità immaginifica. I pur fantasiosi soggettisti-sceneggiatori delle varie commedie sexy anni ’70, gradite alle masse quanto disprezzate dagli intellettuali (salvo rivalutazione molto retrospettiva), non avrebbero mai potuto inventarsi un titolo più efficace della similitudine – invero poco PC – appena assurta agli onori delle cronache:

«LA SGUATTERA DEL GUATEMALA»

(con quella spuria allitterazione della sequenza “GUAT” a garantire il valore aggiunto dell’effetto tongue-twister, o scioglilingua che dir si voglia).
Presumibilmente già depositato in SIAE, se io conosco abbastanza i miei polli, e prossimamente sui nostri schermi; almeno in home-entertainment.

P.S. – Quanto a «La Governante» (1974), la scelta dell’affiche francese non è TOTAL-MENTE dovuta all’immagine più suggestiva rispetto al poster made in Italy.
——————————————————————————————————–

Avrei comunque desiderato rimpolpare la parte testuale e quella figurativa del soprastante brano sulle “tresche ancillari”, tratto dai miei profili social del giorno 11, perché non posso mai rievocare il cine-filone in parola senza rendere omaggio a colei che ne considero l’assoluta Reginetta (She – La Liceale eterna, oserei dire, scusandomi con la buonanima di Henry Rider Haggard); ma rimpolpo ancora più volentieri, per reazione, dopo aver visto anche a Teheran la coppia di amiconi autòcrati R. & R., già resa affiatata dal bigotto occultamento romano di beltà statuarie (e adesso vieppiù in ostentata sintonia grazie ad un nuovo occultamento anche peggiore, quello della nuda verità, quando l’attuale ospite – in nome dell’RPC, RealPolitikal Correctness – ha riconosciuto l’Islam “religione di pace” ed ha stretto lucrosi accordi commerciali, pecunia non olet).

Ragazza alla pari
«La Ragazza alla pari», che per me resta assolutamente senza pari; e pertanto mi ha indotto a scegliere la locandina inglese, in questo caso, ove campeggia il sacrosanto titolo «The Best» (a prescindere da quale accezione esso abbia).
La difficoltà maggiore, nel rinverdire i fasti di quella Gloriosa tradizione eroticomica – peraltro molto soft – sarà affidare il ruolo della munifica «Sguattera» ad una starlet (centramericana o magari pure autoctona, tipo la già Miss Italia Denny Mendez) che non sfiguri troppo nell’inevitabile paragone con la signorina Guida; poi coniugata Guidi e – ahinoi – pressoché ritiratasi dallo showbiz, per quella strana piccola cosa chiamata amore e quella ancora più strana chiamata famiglia naturale. Nel 1984, quando andai al Sistina con gli zii di Tivoli per la commedia di G. & G. «Taxi a due piazze» (adattamento di «Run for your wife», by Ray Conney) non c’era infatti lei – neomamma – a fianco del vero marito Johnny Dorelli (bigamo, nella finzione scenica, tra Chiesa e Campidoglio), bensì proprio la già degnissima «Gouvernante» Martine Brochard – che l’ineffabile Corrado aveva una volta chiamato “Briochard” e che con la Guida aveva girato “Il solco di pesca” – nonché l’altrettanto piacente Paola Quattrini (brillante come poche, soprattutto).

A chiudere le Stardust Memories, una video-dedica per l’unica e sola Gloria nazionale:

———————————————————————————————————

LA MERENDA DEI CAMPIONI

Ricordo benissimo – pur senza aver accesso alle guatelmateche Rai – un’intervista in cui l’ancora sindaco rampante ebbe a dire, a proposito della “sua generazione” (formula a me invisa, almeno in ciò concordando con Luciano Ligabue), che essa era “cresciuta a pane e Tangentopoli“.
L’espressione è dozzinale ma, ove si riconsideri il tutto posteriori, sembra fatta apposta per dare una personale convalida all’assioma di Ludwig Andreas Brehme Feuerbach: “L’uomo è ciò che mangia”.
In altre parole, compagni di merende si cresce. E, in qualche caso, lo si resta da adulti.

Eppure, domenica 10 aprile il premier “Ganassa I” (© Giampaolo Pansa, settimane fa su Libero), con l’afflato democratico e il decoro istituzionale caratteristici della sua persona quanto del suo partito, dichiarò qualcosa che è obiettivamente inconfutabile: non sono i “gazzettini” – bravo, sette più – dell’attuale opposizione a decidere le sentenze. (Cioè, nella fattispecie, a poter stabilire che la compagine governativa TOTALMENTE intesa, anziché sfangarla – “chi sbaglia paga” – con il solito capro espiatorio, dovrebbe dichiarare: #JeSuisFederica, la mano amica dei potentati economico-finanziarî. Tanto amica che, qualora un malcapitato non possa trincerarsi dietro sclerotici protocolli regali – vedi sovrano di Norvegia – e sia obbligato per buona creanza a stringere la medesima mano che gli venga testa, poi non basterà che egli si lavi la sua, come dopo averla data “ad un milanista“, ma dovrà verificare altresì che le dita siano ancora cinque, come dopo averla data “ad uno juventino“).

Infatti, non sono né Libero né il Giornale a decidere le sentenze. L’aberrante connection mediatico-giudiziaria, formata da galantuomini che rigettano la presunzione d’innocenza (per gli avversari, anzi i nemici) e trasudano presunzione di onniscienza-onnipotenza, è storicamente sinistrorsa. La vocazione da sguattere di Bananas – lèggi La Habana – verso il potere o prepotere togato, che mirava a rivoltare l’Italia “come un calzino“, non appartiene alla residuale stampa liberaldemocratica; insomma, o grande Ganassa, è Cosa Vostra.

E quindi, andando sempre di repertorio, è ancora una volta irrinunciabile il link con la tracotanza del boss mafioso Rienzi (qui ribattezzato Rodzich per carità di Patria), contro cui si batte il direttore di gazzettino Hutcheson in «L’ultima minaccia / Deadline U.S.A.», di Richard Brooks – 1952:

“That’s the press, baby, the press. And there’s nothing you can do about this. Nothing”.

“(Bogart appende, le rotative partono, «The Battle Hymn of the Republic» suona in sottofondo, fine del film)”.
[Dal post su Youtube, per il quale vivamente si ringrazia].

15 aprile 2016

UN TERMOMETRO DA PRIMA PAGINA

Hanno paura. Se si è scomodato perfino l’emerito Master of Puppets, per legittimare la scelta dell’astensione (con l’autorevolezza democratica che gli deriva dall’aver legittimato la pena dell’impiccagione, sessant’anni fa, per il leader ungherese Imre Nagy), essi stanno dimostrando di avere paura del “termometro” referendario; che di certo non si ritroverebbero sotto l’ascella, parafrasando un arguto vicario di Massimo Bordin nella rassegna stampa di Radio Radicale (in quel caso – metà anni ’90 – ci si riferiva alla Lega Nord di Umberto Bossi ed alla prospettiva di elezioni anticipate).

Poi, molto probabilmente, non ci sarà nessun Katzincoulos; e questa era una falsa identità di Chevy Chase, giornalista investigativo, in «Fletch – Un colpo da prima pagina».

Ma il solo suo incombere già basta e avanza, per non lasciarli #staresereni.

 

16 aprile 2016

Enrico Mentana

La verità è che domenica l’unica posta del referendum è: facciamo come dice Renzi o facciamo quello che non vuole Renzi. E le trivelle stanno a guardare.

– Sempre in àmbito Cronin, il mio riflesso è che tutto ciò stia cominciando a far sussultare la Cittadella. (MV)

————————————————————————————————-

Francesco Maria Del Vigo

16 aprile alle ore 18:57 · Milano, Italia ·

Il Papa è andato in Grecia, ha preso 12 siriani e li ha portati a Roma (non in Vaticano). Tutti ad applaudire. Praticamente ha fatto lo scafista.

– Proprio 12, eh? Non sono sicuro che il suo Principale intendesse questo, allorché disse: “Vi farò pescatori di uomini”. (MV)

——————————————————————————————-

17 aprile 2016

– Ricordatevi del cormorano.

18 aprile 2016

 

– “La demagogia non paga. Hanno vinto i lavoratori. Alziamo i calici“.
Lo ammetta serenamente, Mr. Allen: è molto difficile fare di meglio.

– Spenda in fretta quel “consenso”, Mister BPF.
(Ognuno ha i suoi Bond; e su quelli allunga le mani per farsi propaganda con le grandi opere).

– Saranno tantissimi, in coro, a cantare “O mare nero”.
Però io, da sempre (e su tutte) continuo a preferire questa:


20 aprile 2016

EVERGREEN

(Non ho conservato il numero che mi interessava riportare, del glorioso e sempreverde “Settimanale di resistenza umana”, né – almeno per il momento – ho potuto trovarne in rete la prima pagina; ma direi che quest’altra si presti comunque alla situazione, nonostante che lo specifico amarcord debba affidarsi esclusivamente – e nuovamente – alla mia citazione verbale).

Il bello è che tra i promotori di questo referendum sulle trivelle – per il quale, come si intuisce, io HO votato – c’erano autorevoli esponenti territoriali del Partito Democratico quali Michele Emiliano, governatore della Puglia (nelle cui dichiarazioni post-voto mi riconosco), ed i suoi parigrado di altre Regioni.

L’atteggiamento della generazione di fenomeni che costituisce l’attuale nomenklatura nazionale, una volta di più benedetta dal venerabile Padre della Patria suo investitore, è stato invece ostile fino all’ostruzionismo: nella forma dell’induzione all’astensione, che lo stesso presidente Emiliano ha ricordato configurarsi come REATO, da parte di chi rivesta cariche pubbliche (Statuto delle elezioni e dunque dei referenda).

Ma ciò che mi preme, qui, non è gettare un cucchiaio di petrolio nel fuoco delle polemiche (anche perché “gli italiani ci chiedono di lavorare“, senza disturbare il manovratore della Leopolda), quanto scherzare sopra di esse rievocando – appunto – un autoironico strillo in front page dal “Cuore” di Michele Serra.

Grande foto dello stato maggiore occhettiano, al tavolo presidenziale di un congresso, accompagnata dalla seguente didascalia a caratteri cubitali:

“ANDIAMO PERFETTAMENTE D’ACCORDO: BASTA CHE NON SI PARLI DI POLITICA”.

LA LEVATRICE DELLA STORIA (MALATA)

Lunedì 11 aprile 2016, con la definitiva approvazione del ddl Boschi, sarà ricordato come una “Giornata storica” (Ipse dixit, principio di Autorità, secondo #LaBuonaScolastica).
Sembrerebbe l’epilogo di una celebre avventura fantasy in cui l’alato Vulkan tuona trionfante “Questo sarà ricordato come il Flash Gordon’s Day“; lo sembrerebbe anche grazie al pregresso autocompiacimento del Nostro per la supposta velocità da Flash-Mob, maiuscole volute: “Noi andiamo come dei treni“.
E quasi ti aspetteresti di sentir partire a palla la title-track dei Queen sull’eroe di quel cinecomic (produzione 1980 del grande DDL, regìa di Mike Hodges, e nel ruolo della principessa Aura la partecipazione di Ornella Muti, colei che per il critico Leonard Maltin “farebbe deviare dal Bene qualunque maschio“).
Ma l’epico grido di Freddy Mercury, “FLASH! HA-HA…!” ti si spegne proprio sul nascere perché non puoi mai dimenticare che, se questo fosse il mondo di Alex Raymond, avremmo a che fare non con un probo dal volto di Gordon bensì con un reprobo dalla testa di Ming (detto il Crudele, imperatore di Mongo ed emblema del pericolo giallo).

“La Rivoluzione è un atto di violenza”, disse Mao Zedong, diligentemente applicandosi per dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio – ed umano limite – la correttezza dell’assunto (“il più grande figlio di puttana mai conosciuto”, ebbe a definirlo Oriana Fallaci); e “la violenza è levatrice della Storia”, aveva detto l’ideologo di tutti gli assassini rossi Karl Marx, quello che – tra l’altro – mise incinta la sguattera e poi si disinteressò del «problema» (convincendo Engels a spacciarsi lui per il padre del nascituro, che sarebbe stato dato in adozione ad una coppia del disagiato e malfamato East End londinese).

La violenza di cui si parla non è necessariamente quella fisica: può anche assumere la forma dell’abuso a termini di legge, perpetrato contro i principî della democrazia rappresentativa; sotto il protervo e riverito magistero del golpista «bianco», il quale – perpetuo marchio d’infamia, non l’unico – aveva peraltro approvato la violenza vera, quando la «Controrivoluzione» ungherese fu schiacciata dai carri armati di Nikita Sergej Kruscev (meritevole, quest’ultimo bieco figuro, del «Premio Faccia di Tolla» 1956 per avere già denunciato i crimini dello stalinismo. Qualcuno, all’Onu, avrebbe poi dovuto dirgli: “Sa che cosa ci può fare con quella scarpa?”).

La levatrice, in questo caso, ha tagliato il cordone ombelicale con la sempre venerata Madre Costituzione ed ha fatto nascere una creatura su misura degli attuali oligarchi, un po’ come la prole Mengeliananamente programmata di quei «Gender» con cui si sostengono a vicenda.
Con il cavallo di Troia del bicameralismo paritario da superare, hanno inferto un colpo mortale al bipartitismo ed al pluralismo in genere (e con l’altro cavallo di Troia del “Porcellum” da rottamare, si sono confezionati quell’altra creatura su misura che è la nuova legge elettorale umilmente battezzata “Italicum”).

Poi impernieranno tutta la campagna, del referendum confermativo, sullo speciòso carattere anti-casta del provvedimento: “Chi può essere contro la riduzione del numero dei parlamentari”? (Ipse dixit, Arnistotele, quello che non ha tanto a cuore la diligenza del buon padre di famiglia quanto l’assalto alla diligenza. E tanto a cuore il low-prophile da essersi fatto una fortezza volante ad immagine dell’Air Force One).
Chi può essere contro? Be’, per esempio tutti quelli che non hanno portato il cervello all’ammasso e si rendono conto che avete voluto esautorare la già Camera Alta, dove tradizionalmente annaspavate (e sùbito cadreste, senza i rinnegati), svuotandola di componenti e di attribuzioni, per poi subordinarla – la prudenza non è mai troppa – a quelle vostre roccheforti che sono gli Enti territoriali (le Regioni, nello specifico).

Giornata storica“, si diceva. Eh già: dovremmo complimentarci per la mirabolante sagacia riformista di Alice-in-Wonderland, anzi wannabe – Hermione Jean Granger (per non dire fedelissima peripatetica di Arnistotele)?.

Il nuovo Senato, anche se non voterà più le leggi ordinarie, avrà facoltà di pronunciarsi sulle medesime chiedendone modifiche; però la Camera dei Deputati non sarà tenuta a recepire tali istanze e potrà completare l’iter in piena autonomia.

Quindi l’Assemblea di Palazzo Madama, nel concreto processo legislativo, avrà facoltà di ottenere questa considerazione:

“Schiforma” e “Democratura” sono due crasi – relata rèfero (la prima dalla voce di Brunetta e la seconda, indirettamente, dalla penna di Scalfari), però le apprezzo molto e volentieri le faccio mie.

Il navigato Mario D’Ascoli, già cronista sportivo della Nazione, nei suoi interventi di qualche anno fa a Platinum Calcio (condotta da Giorgio Micheletti), amava ricordare che la stagione di una squadra si può valutare soltanto alla fine e lo faceva servendosi di una bucolica metafora-tormentone (non so se attinta direttamente dala saggezza popolare o per il tramite di qualche storico allenatore da lui intervistato): “Le pecore si contano a maggio”.

Ecco, in questo caso, le pecore (metafora ricorrente anche qui ad Alamo) si conteranno ad ottobre, nel referendum costituzionale.
Insomma non ci lasceremo fuorviare né indottrinare, quantunque abbiate dalla vostra parte quasi l’intero apparato mediatico; a cominciare da “tutta l’energia della Tv” di regime, che il giorno 1° aprile – exempli gratia – si trasformò in megafono LGBT, inducendomi a reagire con la seguente nota su Facebook.

PARENTI A CASO

Brano di un ameno dialogo, fra comicità di repertorio e pubblicità – progresso, captato ieri sera – en passant – dallo show di Rai Uno «Laura & Paola», nel senso delle signore Pausini e Cortellesi (fantasia e modestia, come si vede, vanno a braccetto).

P.C.: – Il trucco è usare l’inglese.
La chiami “Jobs Act” anziché “Riforma del Lavoro”? Passa.
La chiami “Spending Review” anziché “Revisione dei Conti”? Passa.
La chiami “Stepchild Adoption” anziché “Diritto de ‘na creatura de stà con chi gli vuole bene anziché con PARENTI A CASO”? Passa…

L.P.: – … Non è passata, purtroppo.

Sì, la brava P.C. disse proprio in quel modo, dietro il paravento di uno fra i suoi personaggi più spassosi (Silvana, inviata incontenibile ed imbarazzante): “PA-REN-TI A CA-SO”, altrimenti conosciuti come famiglia naturale (e non semplicemente tradizionale: piaccia o no).
Insomma, con uno slogan quale “Di tutto, di più” che cosa aspettarsi? PLURALISMO “SENZA LIMITISMO” (Francesco Salvi), come risulta evidente.
Ma ancor più evidente, e significativo, «IL PIACERE DELL’ONESTÀ» (L.P., qui Luigi Pirandello), nel propagandare un pensiero egèmone fra gli eletti dei media quanto minoritario fra i reietti delle masse; del resto l’Italia, sùbito prima e sempre dala brava P.C., era stata definita “Paese sottosviluppato”.

Ci rivedremo a Filippi. Se voi suonerete le vostre trombe, Dall’Orto e De Benedetti, noi suoneremo le nostre campane.

21 aprile 2016

Natale di Roma, prima di tutto; e qui dentro, in questo luogo ideale di resistenza che è The Alamo – Texas,  autentico Anniversario della Liberazione (180 anni esatti dalla riscossa di San Jacinto).

26 aprile 2016

Al corteo della “Liberazione”, il 25 aprile, non c’è posto – né mai ci sarà – per la Brigata Ebraica.
Ma sempre e soltanto per quelle rosse.

27 aprile 2016

Solenne concione del 25 aprile: “È sempre tempo di Resistenza”.
Praticamente il medesimo – storico – slogan dei Pavesini.

————————————————————————————————-

Mi raccomando, Mister Woody Allen, nato Konigsberg: faccia pure finta che a Manhattan, Central Park West, non giunga notizia del team up Aprile Rosso – Settembre Nero, con relativo ostracismo della Brigata Ebraica dal corteo dei “liberatori”; e metta di nuovo in scaletta “Bella ciao”, se e quando tornerà ad esibirsi col clarinetto nel Belpaese là dove il SI (Sinistra Italiana) suona, e gli altri a ballare. Il SI, appunto, non il SION.

Del resto – lo dico da antico estimatore – Lei non è forse il regista di “Crimini e misfatti” nonché di “Ombre e nebbie”?

30 aprile 2016

In effetti, e nonostante l’abituale trionfalismo delle dichiarazioni, il Goldenboy di Rignano sull’Arno (da non confondere con quello di Alessandria) mi sembra leggermente meno baldanzoso rispetto a qualche tempo fa (tipo Max Allegri periodo Milan rispetto all’attuale); cioè quando il suo autocompiacimento era tale che l’audace espressione riferitagli, nel post qui condiviso, avrebbe potuto avere la particella pronominale di terza persona – anziché di prima – e NON avere l’articolo indeterminativo.

Ma soprattutto avrebbe potuto avere una iniziale maiuscola (del complemento oggetto) e “Middleton” come ultima parola.

Middleton 13092126_10207590564539485_2992869829557992088_n

 

02 maggio 2016

NON QUELLO DI PIPPA (PURTROPPO)

Negli ultimi tempi il borioso Burattino, mendace quanto rapace, ed il bieco Burattinaio, invadente quanto prepotente, ora che è finita sotto scacco la Teppa Rossa (copyright Francesco Maria Del Vigo, Il Giornale), sono fieramente insorti – spendendo parole come “barbarie” – contro il presunto riproporsi di quel vero giustizialismo giacobino sul quale, nell’A.D. 2011 e seguenti, essi avevano fatto leva per i loro democratici scopi: defenestrare da Palazzo Chigi l’impenitente Nemico del Popolo, depositario di sovranità e libero investitore di lui stesso (ma tradito da “vent’anni” di malgoverno che avrebbe lasciato “macerie”, una menzogna non so se più abietta concettualmente o cretina aritmeticamente), e – per maggior sicurezza – ostracizzarlo il più a lungo possibile dalla diretta competizione politica, mediante applicazione retroattiva di apposita legge “contra personam”.

Pochissimi giorni fa, un ulteriore intervento “super partes”: il finto Re Travicello, successore del Burattinaio quanto marionettella del Burattino, ha tuonato – vabbé… – in soccorso del governo e del partito egèmone (a cui egli appartiene), dando in sostanza l’altolà agli inquirenti.

Immagino che anche la libera stampa si dovrà allineare, facendo sì che l’unica dietrologìa di P.M. a trovarvi spazio (non un male, intendiamoci) si riferisca a sua grazia callìpigia Pippa Middleton.

La solita, inveterata, ancestrale doppiezza:

 

06 maggio 2016

Gli altri, quando al potere, sono ONTOLOGICAMENTE il partito del malaffare.
Invece loro, i “diversi”, SUBISCONO l’infiltrazione del crimine.

07 maggio 2016

MEB contro M5S: “Giustizialisti con gli altri, garantisti con sé stessi”.
Brava, sono cose che non si fanno.
Non senza pagarvi le royalties.
————————————————————————————————-

Giachetti, Marchini, Meloni, Raggi…
Quando impareremo, finalmente, ad imparare da chi è avanti?
C’è un solo sindaco, per Roma: KABIR BEDI.

08 maggio 2016

What a lovely chick! (Rachel Hunter, former Rod Stewart’s wife).
And what a lovely name, for a rock band! (Fountains of Wayne).
#MomsDay #EveryDayIsWayneDay

Scena dopo i titoli di coda (chiamala coda)

Fedele ad uno dei motti ricorrenti, anche qui sopra ho “stampato la Leggenda”; cioè ho riportato la personale suggestione che mi evocava il nome “Fountains of Wayne”, mentre inserivo sui social la loro canzone più famosa per celebrare a modo mio (ovvero con Rachel Hunter, splendida madre di Stacy nel video e dei figli di Rod Stewart nella realtà), la festa di quella retrograda figura chiamata “Mamma”; e , in questa sede, anche per chiudere il cerchio con la commedia sexy all’italiana.
Avendo tuttavia scrupolo di far sì che la cara approssimazione-al-potere trascenda il meno possibile in smaccata disinformazione, aggiungo che mi sono documentato sulla relativa pagina di Wikipedia (in inglese) ed ho scoperto quanto segue: nel caso della suddetta rock band americana, il nome trae ispirazione dalla città di Wayne nel New Jersey, dove appunto esisteva – ora non più – un esercizio commerciale di ornamenti da giardino.

Precisato questo, in “Fountains of Wayne” io torno personalmente a sentire l’eco dell’adorata Leggenda a stelle e strisce; anche perché “tutto è possibile nel New Jersey”, secondo un’altra delle mie battute preferite (“In New Jersey anything can happen”, dice l’agente di Gil Shepherd; che aveva dichiarato “not physically possible” il debordare del suo personaggio Tom Baxter dalla finzione schermica di «The Purple Rose of Cairo» alla realtà materiale, nell’omonimo film di Woody Allen).
That’s all, Folks.

Marco Val (aka valorim60)

5ae00fcbcf8d12538aba4c254f5e6728

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Annunci