Updated 28 may 2016, h. 07.10 p.m.

26 maggio 2016 – Dalla pagina Facebook di Guido Olimpio (sabato 30 aprile u.s.), oltre ad aver sùbito mutuato nell’àmbito di quel social medium, oggi mi pregio – con vivissima gratitudine – di copiare ed incollare in questa sede.
Avevo preferito non commentare direttamente lì, perché detesto le polemiche in casa d’altri, limitandomi a cliccare sul seguente simbolo di apprezzamento generale per “The Duke” e per le iniziative a sua maggior gloria (incluso l’articolo medesimo):  <3.
Quindi mi ero brevemente espresso unicamente sul mio profilo Fb, mediante la nota di condivisione che riporto sotto quell’aforistica immagine di John Wayne (scelta dallo stesso Olimpio).

Guido Olimpio

30 aprile alle ore 13:54 ·

Le polemiche su John Wayne (uscito su Corsera cartaceo)
WASHINGTON – Tre scene in Sentieri Selvaggi, l’opera più bella di John Wayne. La prima: lui nel ruolo di Ethan Edwards spara agli occhi dell’indiano sepolto in un canyon. La seconda: con sguardo d’odio massacra i bisonti per togliere il cibo ai nativi, è la rappresaglia contro chi ha sterminato la sua famiglia. La terza: si avvicina minaccioso alla nipote Debbie, rapita dal capo comanche Scar. Interpretazione drammatica e inarrivabile del grande attore, momenti dove sembra incarnare il cacciatore spietato e senza cuore di pellerossa.
Sono passate molte lune da quel giorno e The Duke – questo il suo soprannome – torna a far discutere. E di brutto. Il parlamento della California ha detto no alla proposta di proclamare «John Wayne Day» il 26 maggio, giorno della sua nascita. Chiamati ad esprimersi hanno risposto con 35 voti contrari e 20 a favore. Una decisione motivata dalle prese di posizione della star. In una controversa intervista a Playboy, nel 1971, aveva detto: «Crederò nella supremazia bianca fino a quando i neri non saranno educati alla responsabilità…Non penso a dare autorità e posizioni di leadership e giudizio a persone irresponsabili». Per nulla pentito, il protagonista di El Grinta e di Berretti Verdi se la prende anche con gli indiani, “avversari” in tanti film: «Erano degli egoisti che volevano tenersi le terre tutte per loro». Interpretazione soggettiva della storia del Vecchio West ma a lungo perdonata al monumento di Hollywood, tagliente e mai politicamente corretto. Grande quanto la Monument Valley il teatro naturale per le sue avventure.
Solo che adesso è tutto diverso. Altra epoca, altra storia e sensibilità diversa.
A guidare la battaglia contro la proposta del repubblicano Matthew Harper alcuni deputati democratici, convinti che non ci sia nulla da celebrare. Anzi. Luis Alejo ha definito inaccettabili le posizioni della star, il suo collega Mike Gipson le ha definite offensive. E a loro si sono allineati altri esponenti politici per nulla convinti di premiare la memoria della leggenda del cinema. Irata la reazione della pattuglia guidata da Harper. «Opporsi al John Wayne Day è come opporsi alla torta di mele, ai fuochi d’artificio, al baseball, alla libera impresa e al 4 di luglio», ha dichiarato uno di loro. Forse avrebbe dovuto citare la quarta scena chiave di Sentieri Selvaggi, quando Ethan prende in braccio Debbie e le dice: «Torniamo a casa». Anche il burbero pistolero aveva un cuore.
Guido Olimpio
(ps: non lasciano nulla in pace)

 

 

(MV) – Certi irriducibili iconoclasti “unamericans” dovrebbero prendere esempio da Miss Jane Fonda: eccellente attrice figlia d’arte, politicamente agli antipodi del Nostro e soprannominata “Hanoi Jane” per la propaganda – anche fotografica, in loco – a favore del Nord Vietnam, tuttavia si unì con trasporto all’estrema standing ovation per John “The Duke” Wayne, ormai visibilmente alla fine della pista (Academy Awards 1979, ultima sua apparizione in pubblico).

Get a life, morons! (Better in Pyongyang).

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EVERY DAY IS A “JOHN WAYNE DAY”

Ora che abbiamo superato la data fatidica del 26 maggio (in cui, A.D. 1907, nacque The Duke e guarda caso, 49 anni dopo, uscì sugli schermi USA il suo capolavoro attoriale “The Searchers / Sentieri Selvaggi”), è il caso di riprendere ed estendere ciò che avevo vergato a caldo sul bloc-notes.

Il pollice verso con cui i democ-rats (© facebook “Patriot Nation”) del parlamento di California hanno inibito la consacrazione di questo giorno proposta dal Great Old Party, oltre che “unamerican”, è anche sommamente ridicolo: a John Wayne è già intitolato lo scalo che prima si chiamava Orange County Airport, nei pressi di Santa Ana, capoluogo della medesima contea californiana. A margine, non si può far a meno di sottolineare quanto i nomi siano importanti, come le parole in genere; ed al martirologio cristiano di Sant’Anna fa molto più onore (quasi una riparazione) tale contiguità celebrativa con colui che interpretò l’epopea della missione “The Alamo”, sia da regista sia nei panni di Davy Crockett, che l’accostamento anagrafico con il dittatore-sterminatore Antonio López de Santa Ana.

Poi, ragionando pragmaticamente, posso ammettere che la proposta di istituire hic et nunc (a Sacramento e nel 2016) un John Wayne Day sia giunta – o almeno giunta a votazione – in un luogo ed un momento ben poco propizî: cioè in uno stato nel quale – parentesi Schwarzenegger a parte – sono tradizionalmente più forti i liberals e proprio nel bel mezzo della campagna per il nuovo Presidente degli Stati Uniti: la figlia della Leggenda Aissa Wayne, negli stessi giorni dell’indomabile Clint Eastwood, aveva già messo nero su bianco il suo endorsement per Donald J. Trump (dipinto dall’intellighenzia come un gradino di sotto a Satana, essendo Διάβολος = colui che divide), ed il tycoon aveva tenuto un comizio proprio a Winterset – Iowa, città natìa del di lei padre.

Insomma, non è facile senno del poi argomentare che un periodo come quello elettorale, in cui le contrapposizioni si acuiscono senza esclusione di colpi, non avrebbe garantito molte chance di successo all’iniziativa “agiografica” del repubblicano Matthew Harper; a meno che l’obiettivo, machiavellicamente, fosse proprio quello di far risaltare l’anti-patriottismo e l’iconoclastìa delle frange più sinistrorse, così contribuendo a scongiurare la prospettiva di Hillary Clinton 45° presidente (dopo essere già stata 42° presidente-ombra, per due mandati).

Ma a parte queste considerazioni diplomatiche e dietrologiche, perché mai prendere tale iniziativa proprio in California? C’è Hollywood, d’accordo, che del Mito da celebrare è stata la fucina (sebbene sia il posto – vecchia boutade – che abbia la più alta concentrazione di democratici col conto in banca da repubblicani); ma il 26 maggio 1907 Marion Robert Morrison – presto Marion Michael, per cedere “Robert” al fratello minore – vide appunto la luce nello stato dello Iowa e poi, ancora più importante, egli assurse nei decenni ad imperitura icona nazionale (in grado di trascendere qualunque confine geografico e mediatico): Winterset doveva avanzare la proposta a livello federale e Washington doveva accoglierla all’unanimità, in rappresentanza di un “idem sentire” del Paese reale. Che esito darebbe un ipotetico referendum in materia, visto che trentasette anni dopo l’ultima battaglia di Marion Michael Morrison contro “The Big C” un sondaggio ha tuttora collocato John Wayne fra i cinque attori più amati negli USA?

Riderà bene chi riderà ultimo. Gli apologeti dello sfregiato Scar (che nel doppiaggio italiano diventò Scout, dischiudendo oggi un orizzonte di affinità con lo scoutismo PC boldrenziano), turpemente non si sono peritati di ignorare perfino una benemerenza sociale quale la John Wayne Cancer Foundation; ed hanno osato sparare loro, negli occhi di un presunto trapassato, sperando così di precludergli la gloria eterna (come fa Ethan Edwards del succitato film fordiano – lo ricordava il 30 aprile l’articolo di Guido Olimpio, sul CorSera e su Facebook – contro la salma del guerriero comanche nel canyon).

Poveri illusi. Il Combattente per antonomasia – larger than life – non è affatto trapassato e non passerà mai; a differenza di “dirty rats” ed insignificanti scaldasedie politically correct: la damnatio memoriae è rispedita al mittente, il disdoro è tutto loro (gli stessi che hanno bandito la Confederate Flag, cara al vecchio guerrigliero sudista Rooster Cogburn di “True Grit”) .

Noi cultori della Frontiera e del suo Eroe supremo continueremo a festeggiare, sia il 26 maggio che qualunque altro giorno, l’American Wayne of Life: anche in modo non istituzionalizzato, dal basso, come tra l’altro si conviene ad una superstar che non amava tanto frequentare i luminosi e sfarzosi circoli hollywoodiani quanto i più oscuri ed umili ambienti collaterali (stuntmen, allevatori di cavalli).

Per esempio (non a caso, cioè non solo per il denominatore comune della carta stampata), un mio tributo consiste nell’incastonare la gloriosa battuta dall’epilogo di “The Man who shot Liberty Valance”, sempre directed by John Ford, entro quella – stracitata – di Humphrey Bogart in “Deadline U.S.A.” di Richard Brooks:

That’s the press, baby, the press…
This is the West, sir: when the Legend becomes fact, print the Legend!
And there’s nothing you can do about it. Nothing.

Vaya con Diòs, Ringo Kid
– Feo, Fuerte y Formal –

#EveryDayIsJohnWayneDay

Marco Val (aka valorim60)
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