– Updated 11/01/2016, h. 17.50 –

“Great Spirit, Maker of All Life. A warrior goes to you swift and straight as an arrow shot into the sun. Welcome him and let him take his place at the council fire of my people. He is Uncas, my son. Tell them to be patient and ask death for speed; for they are all there but one – I, Chingachgook – Last of the Mohicans”.

Una volta qualcuno scrisse che Armando Cossutta aveva l’aspetto, nonché l’eloquio, da curato di campagna: un apprezzamento bonario, diciamo pure benevolo, ma piuttosto calzante.
Al di là dell’immediata apparenza, invece, egli aveva sempre appoggiato e giustificato i più feroci dittatori comunisti dell’orbe terracqueo: ci piace vincere facile se adesso, con cristiana pietas, gli auguriamo di incontrare (lui come tutti, meglio poi che prima) un Sovrano ed un Giudice molto più clemente dei suoi numi tutelari.

Quello che sicuramente egli non merita è di essere dipinto in esclusiva quale il filosovietico del Pci (fonte Televideo, ma nel quadro di un andazzo generale):

– come se tutti gli altri compagni avessero costantemente esibito distintivi e vessilli con le scritte “I like Ike” e “Better dead than red“; astenendosi – per pudicizia – dal celebrare quali liberatori dell’Europa quelli che avevano dato inizio alle ostilità in accordo con il Führer (patto di non-belligeranza), annesso gli stati baltici spartendosi la Polonia con lui medesimo ed infine soggiogato  – grazie a Yalta – mezza Europa per mezzo secolo;

– come se tutti gli altri compagni, incluso un Napolitano non ancora super partes, avessero disapprovato la sanguinosa repressione sovietica a Budapest nonché la condanna a morte di Imre Nagy e degli altri leader patriottici (ovvero come se il polacco Gomulka non fosse stato l’unico dei comunisti europei a pronunciarsi contro la pena capitale per i capi degli insorti ungheresi);

– come se tutti gli altri compagni, incluso un Napolitano non ancora super partes, avessero disapprovato la successiva condanna all’esilio per il dissidente Alexandr Solzhenitsyn, autore di «Arcipelago Gulag»;

– come se tutti gli altri compagni avessero promosso il culto della personalità nei confronti di Ronald Wilson Reagan, “The Man Who Won The War” (Tom Clancy: non mi stancherò mai di citarlo), organizzando sue rassegne cinematografiche in ogni Casa del Popolo o Festa dell’Unità;

– e insomma come se, nella linea di Botteghe Oscure, il tanto sbandierato “strappo da Mosca avesse davvero avuto un senso autonomistico anziché autostoppistico: “strappo” nel senso di generoso “passaggio” sulla via del potere, del quale subdolamente continuare a fruire senza alcun limite (alzando sempre il pugno sinistro invece del solo pollice destro).

Cossutta non era affatto una sorta di Chingachgook, l’ultimo dei Mohicani; o in questo caso dei Marxiani. Non serve essere Hawkeye, Occhiodifalco, per riconoscerlo: basta essere onesti (senza il pleonastico e stucchevole avverbio “intellettualmente”; o l’aggettivo “intellettuale”, da abbinare al sostantivo onestà, come se questa non fosse onnicomprensiva).
Egli non era mai stato associabile all’etichetta di “Mosca bianca” o, latinamente, a quella di “Rara avis“: la compagnia era da sempre foltissima e marciava divisa, al massimo, per colpire unita.
Se nell’ultimo quarto di secolo il padre di Rifondazione rimase un solitario irriducibile, non lo fu verso l’abiura del passato marxista-leninista (che nessuno del proteiforme partitone ha mai compiuto, “senza se e senza ma”), bensì verso il rigetto del travestitismo politico sotto mentite spoglie socialdemocratiche e adesso semplicemente “democratiche” (quanto siano tali, una volta di troppo, lo dimostra la conventio ad excludendum fra più o meno storici portatori di puntute stelle, ai danni della destra, nell’elezione dei tre giudici costituzionali).

I nazarenzisti concedono al “filosovietico” gli estremi onori in Senato (sull’opportunità dei quali non discuto), ma al tempo stesso vorrebbero consegnare alla Storia anche «Il Libro Nero del comunismo»; quasiché essi non ne fossero minimamente toccati, quasiché essi non fossero gli ultimi epigoni – in versione yuppie – di quel famelico e funesto apparato liberticida.

Ciò che viene contrabbandato come resistenza, e guerra di liberazione, fu uno degli esempi più lampanti del comportamento stigmatizzato come “correre in soccorso del vincitore”; per mettere in opera – a conflitto chiuso – una cruenta, mostruosa, abominevole soluzione finale contro i connazionali di – vero o presunto – altro colore (senza risparmiare donne, bambini, sacerdoti). La più grossa strage di innocenti rimasta impunita, nella recente storia d’Italia, con i carnefici gappisti vigliaccamente scappati all’Est e magari foraggiati dall’INPS (vedi il boia di Porzùs, il “comandante Giacca” alias Mario Toffanin); o addirittura vergognosamente seduti in Parlamento. Però la resistenza fu usata, e continua ad esserlo, come lavacro dell’intero popolo (Montanelli lo diceva più crudamente, riferendosi alla sfera igienico-sanitaria), per mondarlo da un’adesione al fascismo largamente maggioritaria se non plebiscitaria; e soprattutto fu usata, e continua ad esserlo, come pilastro della proterva oligarchia rossa in un paese reale che, sentenziò la molto organica Dandini in uno dei suoi show, sarebbe “IRRIMEDIABILMENTE di destra“.

Il lavacro dall’adesione all’efferato comunismo internazionale, invece, dovrebbe oggi consistere nell’operazione opposta (rispetto al movimento partigiano antinazista): contrarre anziché dil

atare l’effettiva partecipazione, nel senso di circoscrivere la pervicacia vetero-comunista a quel dannato pugno (chiuso) di uomini, più duri che puri, i quali – in assoluta malafede – continuavano a negare l’evidenza degli innumerevoli misfatti perpetrati dagli agitatori di bandiere rosse e rimanevano tetragoni a qualunque imbarazzante rivelazione prveniente da oltrecortina, figuriamoci alle istanze di cambiamento.

Nossignori, stavate tutti insieme appassionatamente («The Sound of Music», quella dell’Internazionale) con il compagno “filosovietico” Armando: nominalmente fino al 1989, quando il Muro di Berlino franò sulle vostre teste d’uovo trinariciute, e poi fattualmente – oltre che intimamente – nei decenni successivi, fino ad oggi: era Maria Elena “Boots” Boschi o un body-snatcher dallo spazio, quella che intonò il malefico inno della pulizia etnica italiana, per rendere omaggio ad un altro padre nobile mancato di recente?
Non basta rinominare il file tre o quattro volte, per nasconderne l’origine ed il contenuto. La prassi illiberale e antidemocratica resta immutata, dalla spocchia nel rivendicare una diversità/superiorità antropologica alla spregiudicatezza mafiosa nell’occupazione del potere, dall’uso politico dell’ordine giudiziario alla criminalizzazione di qualunque avversario che non dimostri malleabilità. Nella migliore delle ipotesi, “demagogo ed estremista” (© Kylo Renzi) è la formula con cui viene bollato chi, come adesso il valoroso Renato Brunetta, rifiuti di condurre un’opposizione all’acqua di rose.
Quindi, nella vostra atavica doppiezza, non cercate di cavarvela appioppando a qualcuno la funzione di capro espiatorio, per regolare i conti con la Storia e drenare altri voti moderati (che vadano oltre i limiti dell’Ala – o la Coscia? – verdiniana). E, qualora vi ostiniate a farlo, mi piacerebbe che vi risuonasse in testa la medesima risposta di Bob Mitchum in «Poliziotto privato: un mestiere difficile» («The Amsterdam Kill»):
Come capro posso espiare; ma le corna le lascio a lei.

Per ogni Alex, drogato di “lattepiù” ego-ideologico e rampante teppista della res publica, ci sarà presto una cura Ludovico; nel senso che sulle sue malefatte si faranno aprire, anzi spalancare, gli occhi a tutti coloro che da lui siano stati biecamente infinocchiati. Le presunte “bestie” prevarranno sulle false anime belle; i presunti “vili meccanici” del popolo bue sgomineranno l’Arancia Meccanica del falso areopago intellettuale, ovvero l’autoproclamata élite di rottamatori/futuristi che non tollera ostacoli sul suo cammino di pervasiva conquista, gabellata per palingenesi istituzionale.
E, naturalmente, i giuda avranno la loro meritata retribuzione.
Così ogni Don Rodrigo dei miei stivali, nonostante il delirio di onnipotenza, meglio farebbe a ricordare le parole del padre Cristoforo, al secolo – appunto – Lodovico, un uomo che il deporre la spada per abbracciare la Croce non aveva certamente reso più acquiescente alle turpi soperchierie dei signorotti (come quello che proprio lo aveva apostrofato quale “vile meccanico“, per il rifiuto di cedergli il passo):

Ho compassione di questa casa: la maledizione le sta sopra sospesa. State a vedere che la giustizia di Dio avrà riguardo a quattro pietre, e suggezione di quattro sgherri. Voi avete creduto che Dio abbia fatta una creatura a sua immagine, per darvi il piacere di tormentarla! Voi avete creduto che Dio non saprebbe difenderla! Voi avete disprezzato il suo avviso! Vi siete giudicato. Il cuore di Faraone era indurito quanto il vostro; e Dio ha saputo spezzarlo. Lucia è sicura da voi: ve lo dico io povero frate; e in quanto a voi, sentite bene quel ch’io vi prometto. VERRÀ UN GIORNO…!”

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Se non che… nel momento in cui scrivo, è la Quarta Domenica d’Avvento: non mi sembra il caso di chiudere la lenzuolata in modo tanto cupo ed apocalttico. Quindi sursum corda con la seguente

PICCOLA FAVOLA DI NATALE

C’era una volta un giovane e brillante condottiero, accreditato di possedere le stimmate del visionario e del rivoluzionario, tanto nella gestione che nella comunicazione: egli arrivò finalmente alla testa di un sodalizio dalla storia antica e gloriosa, ma dalle presenti fortune non sempre conformi alle ambizioni; ed in breve tempo lo guidò ad una serie di entusiasmanti vittorie, tra le quali spiccava un trionfale primato nella competizione europea.
Malauguratamente l’homo novus ostentava pure un altissimo concetto di sé, che non aveva certo bisogno di essere ingigantiito da tale abbondanza di successi: egli non si peritava di trattare con sprezzante e irridente alterigia chiunque risultasse estraneo alla vasta corte dei suoi adulatori, senza alcun rispetto né per i colleghi più maturi né per gli scribi meno compiacenti.

E ὕβϱις,, come la chiamavano i greci, si paga empre: “Santità, il mondo è fatto a scale: chi le scende e chi le sale”, diceva il Marchese Onofrio del Grillo al Pontefice, che lo aveva rimproverato per aver fatto traballare la sedia gestatoria.
Si era ormai nell’imminenza del 25 dicembre, ma l’ancor giovane condottiero non avrebbe mangiato le tradizionali leccornie a capo del suo nuovo – non più vincente – sodalizio; ed era piuttosto ridotto, forse per la prima volta nella vita, a mordere la polvere (la qual cosa – peraltro – non poteva essergli che di giovamento).
Non basta. Per colmo d’ironica Nέμεσις, il collega più maturo, bersaglio principale delle sue passate insolenze, avrebbe invece festeggiato il Natale sugli altari, portando la sua attuale compagine ad un dominio solitario sovvertitore di ogni vaticinio.
Alé-oh-oh, alé-oh-oh…

P.S. – Per tutto il resto (almeno in teoria) ho la Mastercard Postepay Evolution.
Ma il binomio “Claudio Ranieri primo col Leicester + José Mourinho esonerato dal Chelsea” NON HA PREZZO.
(Giacché – gli appassionati lo avranno capito – si stava parlando, PER ORA, soltanto di football e di Premier LEAGUE, oltre che di Serie A; e non di calcio – in costume – fiorentino, alle istituzioni).

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19 dicembre 2015

– “È finito il tempo delle leggi ad personam”.
Di sicuro, per spadroneggiare senza remore, è più funzionale il modello “persona contra leges”.

– La nuova frontiera della sbandierata “diversità comunista” consiste, praticamente, nel fare proprio uno slogan: “La mia banca è differente“.

– Intellettuali che biasimano i soliti “cinepanettoni”, coi loro imbrogli e clownerie, ma tacciono sul più grosso: «Natale a Palazzo Chigi 2».

– Un altro esaltante appuntamento con la popolare rubrica “Chiudiamo sempre un paio di bordelli, sotto elezioni: per i voti delle beghine” (Vincent Gardenia in «Prima Pagina» di Billy Wilder, 1974).
I due bordelli appena chiusi sono specificamente due balzelli, aboliti con la Legge di Stabilità (prima si chiamava Finanziaria, ma da un po’ di tempo si usa questa locuzione più rassicurante, come surrogato della vaselina): la TASI sulle abitazioni, cioè la tassa sui cosiddetti “servizi indivisibili”, e la cosiddetta IMU agricola, cioè l’imposta su tali terreni in quanto beni immobili (che siano coltivati o no: il reddito agrario fa capitolo a sé, con l’Irpef).
Un’idea meravigliosa, come diceva Cesare Ragazzi passandosi una mano fra i capelli: che cosa c’è di strano? Che i due redditizi bordelli di cui sopra, con relativi servizi più o meno indivisibili fra i clienti, erano stati aperti proprio da coloro i quali, adesso, mirano a lucrare (recupero di) consenso elettorale grazie alla chiusura dei medesimi.
Ricordate, gente, ricordate.

21 dicembre 2015

– Denis Verdini annuncia nuovi arrivi da FI al suo partito.
Se questo si chiama “ALA”, c’è una ragione poco recondita.

ALA o coscia 0152430121 dicembre 2015 (segue)

Kylo Renzi può; tu no.
Rottamare, vecchie glorie, gufi, rosiconi, BESTIE, SCIACALLI
– Marchette.
Raffinata proprietà di linguaggio…

24 dicembre 2015

– Riforma Tv: CDA esautorato in favore di CDO, il plenipotenziario dell’usurpatore Antonio Campo Dall’Orto.
La RAI è ufficialmente TELEOPOLDA.

26 dicembre 2015

– Come Giuseppe, poteva pure effigiare il suo idolo IOSIF Vissarionovich Dzhugashvili, in arte Stalin.
http://www.ilgiornale.it/news/politica/ecco-vignetta-choc-vauro-nel-presepe-due-san-giuseppe-1207717.html

28 dicembre 2015

– Cosa aspettarsi, di buono, da uno della banda (Il Male) che sghignazzò anche su Moro prigioniero delle bestie rosse?
http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/11862787/Vauro-insulta-anche-il-Natale-e.html

Magari è superfluo, ma per chi nel ’78 ancora non c’era ecco l’infamia alla quale mi riferivo e che a quel sottoprodotto cartaceo, fondato – con Pino Zac – dallo stesso Vauro, era stata “ispirata” da una famosa campagna pubblicitaria dell’epoca (per naturale riguardo, non avrei voluto esporre l’immagine in modo diretto, bensì unicamente rimandare ad essa tramite link; il quale però – e, in attesa di rimediare, ne chiedo venia – ha comunque riprodotto l’immagine stessa nella presente sede):

Dal passato remoto a quntello prossimo. La cosa più indisponente è che il distinto gentiluomo, quando era a libro-paga della RAI (programma di Santoro), si sia impinguato le tasche anche grazie al canone di coloro che insultava. VERRÀ UN GIORNO…!

28 dicembre 2015 (segue)

– Kylo Renzi voleva una RAI con i di lui video promozionali, in heavy-rotation: quale miglior amministratore di chi lo era stato a MTV Italia?

29 dicembre 2015

“Politica batte populismo 4-0”.
Coerentemente, l’Oligarca ha espresso tale convinzione con una formula più da Montemario che da Montesquieu.

“Politica batte populismo 4-0”.
Populismo è chiamato il senso democratico dell’altro, quando la politica sia svilita a manovre oligarchiche.

02 gennaio 2016

– Un sms con “porcone”, in diretta. La RAI renziana sospende il responsabile. Per atto di lesa maestà?
http://www.ilgiornale.it/news/politica/rai-renzi-brinda-col-fiasco-sbaglia-ora-e-trasmette-bestemmi-1209418.html

– La RAI, in realtà, non ha festeggiato il Capodanno in anticipo: semplicemente, loro sono “troppo avanti”.
Il nostro garrulo premier-caudillo ha menato vanto oppure no, per l’eccelsa levatura del nuovo CdA di Viale Mazzini? Praticamente descritto, rispetto al passato, come un areopago di sapienti (anzi, un a-RAI-pago; con la bolletta della luce).

Quindi nessuna meraviglia che il 31 dicembre, alle 23.59 del popolo bue, la Tv di regime fosse già proiettata nel futuro. Sì, proprio come Einstein: ovviamente il cane “pioniere” di Doc Brown, che da questi viene spedito avanti nel tempo, per una manciata di secondi, e torna sùbito indietro senza problemi né per esso né per la DeLorean.
(Vorrei invece evitare il paragone con la povera Laika, la cavia canina del programma spaziale sovietico, ma solo per riguardo verso la povera bestiola).

04 gennaio 2016

– La comunità cinese in Italia ha tenuto a dissociarsi: secondo il suo zodiaco, “L’Anno che verrà” sarà quello della Scimmia, non del Porcone.

– I denigratori di Gigi D’Alessio lo hanno già proposto quale nuovo “dissuasore acustico”, per gli storni che tappezzano di guano la Capitale?

05 gennaio 2015

– Non sono attratto dal software che ti trasforma l’immagine in caricatura. Qualcuno, però, avrebbe urgente necessità dell’operazione inversa.

– Poteva mancare, l’Homo Novus, al debutto in Borsa del titolo Ferrari? No! “PRESENZIALISTA”, anagrammato, porge:
“… E RENZI S.P.A. LÍ STA!”

06 gennaio 2015

– Un uomo sòla al comando.

– Modello Renzi per le società pubbliche: un Mega-Amministratore Delegato, che parli direttamente con Lui, e un Gran Consiglio dei 10 Assenti.

– Una tipica usanza social è caricare le foto dei “fieri pasti”.
Per l’Homo Novus, dovrebbe consistere nel pubblicare varie mappe dell’Italia.

– Pensioni pagate in ritardo, per cinica speculazione.
Se poi qualcuna non fosse stata più esigibile, per cause naturali, tanto di guadagnato.

– Una cosa distinguerà sempre Zalone da Renzi: che nel menare vanto, “Siamo una squadra FORTISSIMI”, il primo era intenzionalmente umoristico.

– Ma davvero Barbie Girl avrebbe chiesto “Giudicatemi per le mie riforme, non per le mie forme”?!
A Roma, gesticolando, direbbero: “Scendi…”

– Le anime belle, che dànno di “bestie” ai difensori dell’Italia; e favoriscono la sua Colonizzazione.
http://www.ilgiornale.it/news/politica/silenzio-delle-femministe-sugli-stupri-degli-immigrati-1210619.html

– Peccato che il commosso attivismo sul “Gun Control” non produca effetti, al di là del 38° parallelo.
http://www.ilgiornale.it/news/mondo/ora-abbiamo-bomba-allidrogeno-allarme-l-1210507.html

08 gennaio 2016

– “Giglio magico”, “Cerchio magico”…
La politica è diventata “Harry Potter”?!
L’effetto è piuttosto da “Harry a pezzi”.
Però senza il Genio.

– “Quo vadis, baby?” (Ultimo Tango).
Sai che gusto, se poi Checco Zalone delegasse Piccola Piuma a rifiutare l’eventuale David di Donatello…

– Il Grande Dittatore Adenoid Hynkel veniva rimpiazzato da un sosia barbiere.
Capitasse a Kim Jong Un, sarebbe vantaggioso sotto ogni profilo.

– Kim Jong Un, il grasso idrogenato.

– Great Spirit of Marx. Tell them to be patient and ask death for speed; for they are all there but one – I, Kim Jong Un – Last of the Morons.

– “Great Spirit of Karl Marx, maker of all Revolutions. An H-warhead goes to you swift and straight as an arrow shot into the Sun of the Future. Welcome it and let it take its place at the council fire of my people. That is Jong-Un-Cas, my weapon. Tell them to be patient and ask death for speed; for they are all there but one: I, Kim-Jong-Un, Last of the Maniacs”.

09 gennaio 2016

– Il premier Renzi vuole abolire il reato di clandestinità.
Ma non aveva da poco sentenziato che “è finito il tempo delle leggi ad personam”?

10 gennaio 2015

– Per chi conosca il Comandante Mark, questo continuo riferirsi alla figura del Gufo (Triste) sa molto di Mister Bluff (più Bluff che Mister).

11 gennaio 2015

– Le apologíe di Boldrini, Maraini, Vauro e compagnia PC…
Percepisco uno slogan:
“Acqua di Colonia.
Per l’uomo che non deve chiedere.
MAI”.

Marco Val (aka valorim60)

22 dicembre 2016012 – In omaggio a Claudio Ranieri da Testaccio, grande capitano di ventura ed inobliabile duce dei Gigliati due decenni or sono, quest’oggi le Volverine americane si compiacciono di farsi affiancare dalle Volpi della sua attuale compagine britannica.

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