Updated 18 dicembre 2015, h 11.20 (tweet)

(Brano vergato a sangue caldo, nel mezzo di ottobre, e tenuto lì; in attesa di poterlo riordinare e rimpolpare, non solo con la foto dalla Côte d’Azur).

Dire “(Presidente) Emerito” è un po’ come dire “Gente di un certo livello”.
Ah, le purghe staliniane…! I bei vecchi tempi del Politburo e del Komintern, del Komitet Gosudarstvennoj Bezopasnosti e della Lubianka… I bei vecchi tempi dei finanziamenti criminosi al Partito Comunista Italiano, «From Russia with love», e del  compagno Napolitano “ministro degli esteri” di Botteghe Oscure (sede nominalmente assai più appropriata del Nazareno), ergo di casa a Mosca più che Brigitte Bardot a Saint-Tropez. E i benpensanti si scandalizzavano per il corpo di quest’ultima, anziché per chi si abbronzava – e sbronzava – al Sol dell’Avvenire.

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(In anni più recenti, BB non ha nascosto – più di quanto avesse fatto con il fisico –  le sue simpatie per il Front National, guadagnandosi la pronta nomèa di “fascista”; anche da parte del signor Daniel Craig, zero-zero-settario con licenza di spararle grosse nonché di fare il prezioso manco fosse un Cristiano Ronaldo. E ora che la Francia si è politicamente “bardottizzata”, oppure – nel monocorde lessico gaddino – “fascistizzata” per reagire al “fascismo islamico”, al di là dell’effimera interdizione in stile arco prostituzionale? I denigratori di Brigitte e di Marine/Marion vadano tutti a prendersela in quel posto, la farmacia, una bella scorta di disintossicante epatico: l’FN è comunque primo ed in crescita inarrestabile. Ma questa è un’altra storia).

Temporibus illis, se mettevi in discussione la Pravda ufficiale e tentavi di fare opposizione, potevi finire in manicomio dritto come un fuso; oppure in villeggiatura al di là degli Urali. A titolo di pura curiosità cinematografica, mi viene in mente che Malcolm McDowell ha interpretato – mutatis mutandis, e con diversa fondatezza – entrambi i tipi di internamento: nell’Inghilterra distopica del celeberrimo «Arancia meccanica» e, rispettivamente, nell’URSS reale del misconosciuto «Gulag 77», un crudo film “di evasione” che fummo pochissimi a vedere, nell’estate 1985 (quel numerale 77 dalla suggestione wilderiana, aggiunto in Italia all’originale «Gulag», non bastò a garantirgli un equo trattamento mediatico); e che tra gli attori schierava anche Warren Clarke, uno dei droogs di Alex in «A Clockwork Orange».

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Tanti anni fa un politico (forse USA, ma non ricordo chi) stigmatizzò la suddetta prassi affermando che nell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche era stata scopertauna nuova malattia mentale: la dissidenza”.

Lo scorso mese di ottobre l’emerito tovarisch Giorgio, nei decenni fedele alla linea (e pentito, forse, soltanto di non aver mai usato la Linetti), fece pervenire al capogruppo di FI in Senato un pizzino in cui bollava il leader di quel partito come “vittima delle proprie patologiche ossessioni” (puoi perdere il capello, senza brillantina Linetti, ma non il vizio della pseudo-psichiatria applicata all’eliminazione degli avversari). Sembrava che egli volesse adattare così, a misura del proprio ego ipertrofico, l’antico detto latino: “Ubi Maior, minus habens cessat“.
Tutto questo perché? Perché il Cavaliere, arringando i suoi senatori, aveva avuto una legittima quanto tardiva reazione alla condotta quirinalizia dell’altro, antidemocratica e anticostituzionale, soprattutto gravida di perniciose conseguenze (che ancora stiamo subendo), al di là della speciosa osservanza tecnico-giuridica.

Peggio di Antonio López de Santa Anna, in Texas, due secoli fa. Quasi «Un Turco Napoletano»: la differenza sta nel fatto che il principe De Curtis era un finto eunuco e questo suo osannato concittadino è un finto democratico, un Omemmerdogan con la falce (non di luna) al posto della mezzaluna, cosicché egli intende in un altro senso – rispetto a Totò in quel film – lo scopo di “fottere” in giro, a man salva. Tanto a man salva da replicare con sdegno, tipo vergine offesa, ai magistrati che avrebbero voluto interrogarlo – quale semplice testimone – per l’inchiesta sulle presunte trattative fra Stato e mafia.
Credevo che nessuno fosse legibus solutus, o al di sopra della Legge (“above the Law“, disse una volta Richard Nixon).

Mi ricordo «Finché c’è guerra c’è speranza», diretto e interpretato da Alberto Sordi – nei panni di un trafficante d’armi – più di quarant’anni fa. Ad un certo punto, in un paese dell’Africa Nera, il suo accompagnatore italiano gli accenna al locale partito di sinistra e, debitamente relativizzando, aggiunge che “da noi sarebbe a destra dei monarchici”.

Ecco, uno come il Grande Vecchio del Nazareno e Demiurgo del Naza-renzismo (regime che ha avuto ed ha nella Leopolda una specie di «Mein Kampf», sebbene l’Imbianchino fosse andato al potere vincendo le elezioni), nel PCI passava per corifeo dei cosiddetti “miglioristi” vicini al PSI della svolta socialdemocratica: tecnicamente memorabile una vignetta di Staino, in cui Bobo diceva “Io ho sempre pensato che la destra cominciasse da Napolitano”. Quindi si dovrebbe forse correggere “Ubi Maior” con “Ubi Melior“?
Macché… Fumo negli occhi, nient’altro che fumo negli occhi: un’etichetta illusoria come quella dei relativi sinistrorsi africani nella commedia satirica di Sordi. Il  relativo destrorso, il Migliorista, non ha mai smesso di appartenere alla stessa risma del “Migliore” p.d., il dichiarato anti-italiano nonché sterminatore di Alpini compagno Ercoli, eponimo di Togliattigrad; ed un paese davvero normale (non nel senso dalemiano, che suona come “normalizzato”) lo giudicherebbe alla medesima stregua dell’agitatore Folagra o di un ideologo delle Farc.

Una vita da mediocre, in politica, eppure dannoso per via dell’immeritato cursus honorum, ufficiale e ufficioso: da ministro-ombra a ministro in carica, dalla seconda carica dello Stato alla suprema magistratura, esercitata prima come sovrano de facto per poi continuare l’opera come presunto emerito e “reale” sovrano-ombra. Pensare che, oltre vent’anni fa, una divertente vignetta del settimanale Cuore aveva rappresentato il professor Gianfranco Miglio – anima intellettuale della Lega Nord – seduto in poltrona, con un gatto bianco sulle ginocchia, e la didascalia si chiedeva se fosse lui il capo della Spectre. La somiglianza con gli storici interpreti di Ernst Stavro Blofeld negli anni ’60 (Donald Pleasence e poi Telly Savalas) c’era, obiettivamente; ma al giorno d’oggi altro che semplice fisionomia, col Migliorista invece di Miglio!
Il golpe di coda del dinosauro comunista, il Tyrannosaurus Rex sabaudo-borbonico. Oppure “The Evil Empire strikes back”, per ispirarsi a George Lucas e soprattutto a Ronald Wilson Reagan: “The Man Who Won The War” (Tom Clancy), anche grazie al suo progetto sulle cosiddette Guerre Stellari.

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Donald Pleasence as Ernst Stavro Blofeld in «You Only Live Twice» (Lewis Gilbert, 1967): altro carisma, rispetto al pur eccellente Christoph Waltz.

Per giunta, oltre agli honorum del cursus ecco perfino l’honoris causa della recente laurea, da parte dell’università di Tor Vergata: in Storia, pensa te.
Sarebbe comico, se non fosse tragico. Sarebbe come se l’Onu affidasse all’Arabia Saudita la Commissione per i diritti umani… Come dite? Anche questo è già accaduto? Mannaggia, è vero, che mondo meraviglioso… Vabbe’, ripieghiamo sul repertorio: sarebbe come se la Fifa conferisse il Pemio fair-play a Luis “White Fang” Suarez.

Quousque tandem?
Sinceri auguri di buona salute e lunghissimo futuro, comunque, non solo per quel rispetto e quella magnanimità che a lui sono profondamente estranei (vero, buonanima di Nagy? vero, buonanima di Solzhenitsyn? e qui mi fermo); ma altresì perché sarebbe un dispiacere aggiuntivo, qualora il “cenere alla cenere” comportasse un “sabbia alla sabbia“: deve pur arrivare il giorno in cui verrà rimossa, con ignominia, quell’aureola da Padre costituente (vedi stravolgimento del Senato ad usum Delphini) e da Salvatore della Patria di cui lo hanno circonfuso la sua ancella nonché gattamorta toscana, il suo fantoccio nonché tirapiedi toscano e tutta l’accòlta politico-intellettuale di chierici turibolanti che il commendator Linguetta, al confronto, è uno spirito ribelle come Billy The Kid, Jesse James o Butch Cassidy.

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Sebbene i Wolverines non vadano in vacanza, è tempo di rivolgere, a chi – credente o no – si senta partecipe di un comune patrimonio ideale, i migliori augurî per una Felice Natività del Nostro Signore Gesù Cristo.
Chi invece rinnega e tenta di recidere le noste radici, cianciando di  amene pirlate come la “Festa d’Inverno”, non ha bisogno di alcun augurio: loro (prima dell’Inter o eventuale inseguitrice) sono già “campioni d’inverno” con settimane di anticipo, nel campionato della fellonìa e della fregnoneria.
Rosso, Rosso, Rosso / Bianconeri del Borgorosso…

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09 dicembre 2015

– “Farinella”? Cos’è, il vezzeggiativo del popolare adagio “la farina del diavolo va tutta in crusca”?
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/delirio-don-farinella-gelmini-si-faccia-infibulare-1202848.html

10 dicembre 2015

– Jennifer Lawrence ha detto che Trump sarebbe peggio del dittatore Snow: la fine del mondo.
Essere fregna non significa poter dire fregnacce.

(Un Amico) Non conosco Jennifer Lawrence ma Trump, se sono vere le sue ultime dichiarazioni, mi lascia come minimo perplesso.

(Marco Valori) Un conto è la perplessità, o la contrarietà, che da liberale – quale cerco di essere – rispetterò sempre; un conto è il paragone catastrofista con il dittatore della di lei saga, “Hunger Games”, che finisce linciato dalla folla in una sorta di Piazzale Loreto versione distopica.

P.S. – Per la precisione, la fatwa di Jennifer Lawrence (nel corso di un’intervista) risale a qualche tempo fa; ma soltanto questa settimana ho potuto vedere l’ultimo atto di “Hunger Games”.

10 dicembre 2015 (segue)

– Nuovo Cinema San Pietro.

11 dicembre 2015

– Per tutto il resto (almeno in teoria) ho la Mastercard Postepay Evolution.
Ma un due di picche della Samantha, alla Leopolda, non ha prezzo.

12 dicembre 2015

– Niente resterà impudico.

[…]

Marco Val (aka valorim60)

 

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