Updated 06 febbraio 2015, h.18.45

BN-GC972_1222si_G_20141222095027Da tempo ho una passione per l’incantevole silfide Sienna Miller, co-protagonista oggi del dramma bellico «American Sniper» come sei anni fa dell’action ludico «G.I. Joe – The Rise of Cobra»; ne ho vivamente ammirato la performance nel capolavoro di Clint Eastwood e non posso che tifare per lei all’imminente serata degli Academy Awards: non tanto perché il suo nome risulta derivare proprio dalla mia città-capoluogo, quanto perché ella – dal debutto sino alla fulgida interpretazione di Taya – mi appare come la quintessenza odierna del fascino femminile più aggraziato.
Quell’antagonista siriano di Chris Kyle, che copre con il suo fuoco le efferatezze del Macellaio (somiglia un po’ a Saviano, il protettore di Gretina e Vanesia – fautrici di altri macellai – contro la giusta riprovazione generale), e che nonostante ciò ha trovato da noi qualche apprezzamento non solo di natura estetica, sì insomma quel campione olimpionico di tiro al bersaglio che va sotto il nome di Mustafà, io lo lascio volentieri agli altri (in qualunque senso):

Anzi, dopo aver parafrasato «Bartali» dell’astigiano Paolo Conte (in un commento), figuriamoci se mi trattengo dal farlo sui versi di un senese del quale sono estimatore (con Artemio Franchi, nato a Firenze, e pochi altri), ovvero Cecco Angiolieri:

S’i’ fosse Marco, com’i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
e tutti l’òmini lasserei altrui.

Il gioco di parole che fa da titolo al presente post era già stato pubblicato su Twitter, ad accompagnare il link sottostante, ed in tale forma era stato riprodotto anche sulle colonne di questo zibaldone-carteggio; ma poi mi sono reso conto che valeva la pena di spendere qualche parola in più, e non certo per essere oziosamente didascalico fra chi s’intende di cinema, bensì per il fatto che repetita iuvant a sfogarsi (togliendo così uno scorpione dallo stivale, come fa Trinità all’inizio del primo film, dopo aver attraversato un fiume – sdraiato e scalzo – sul travois):

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/usa-svolta-tiffany-campagna-pubblicitaria-coppie-gay-1081754.html

L’àulico titolo «Brokeback Mountain» (che in Italia diventò «I segreti di – » perché non è mai troppo torbido) era già quello del racconto originario e nel 2005 fu mantenuto per il film: storia di una relazione omoaffettiva, e omoerotica, vissuta fra due cowboys del Wyoming negli anni ’60 – ed oltre – del XX secolo (parallelamente ad una canonica vita coniugale, con figli).
Unp pseudo “western moderno”, sul quale non esprimo altro che un fiero pre-giudizio giacché mi sono categoricamente rifiutato di vederlo. Liberi sono stati loro di realizzarlo, ci mancherebbe, libero sono io di non prenderne contezza.
Libero – personalmente ed a priori – di non accettare che sia stato inferto un oltraggio simile al genere virile per eccellenza, appunto la horse-opera; ed ancor peggio che, nel fare ciò, sia stata deturpata l’immagine di Heath Ledger, eroe giovane del film «The Patriot» con Mel Gibson e, dal regista di esso Roland Emmerich, giustamente paragonato al John Wayne degli esordi.
(Anche il Duca, tra l’altro, aveva girato un film sulla Guerra d’Indipendenza americana, nel 1939: «Allegheny Uprising», in Italia «Il primo ribelle»).
A compensare ciò, non può affatto valere che sempre nel 2005 Ledger avesse impersonato anche Giacomo Casanova, per il film di Lasse Hallström, che vantava proprio Sienna Miller nel leading role femminile (espressione quanto mai calzante, trattandosi dell’unica donna capace d resistere al leggendario seduttore veneziano).

«Brokeback Mountain» perpetra quindi due sfregi in uno, Western e Wayne (il quale ultimo, incidentalmente, è anche first name di Mr. Kyle padre): guarda caso, la celebrata opera d’arte reca la firma di un regista non yankee, il cinese – di Taiwan – Ang Lee, e deriva dall’immaginazione letteraria di una donna, Annie Proulx (Premio Pulitzer, che te lo dico a fa’?).

«Breakfast at Tiffany’s» (1960) è invece una meravigliosa commedia drammatica e sentimentale di Blake Edwards, con la dolcissima Audrey Hepburn (la più graziosa di Hollywood, come Cyd Charisse rimane la più seducente) ed il simpatico fusto George Peppard, di lì a poco eroe de «La Conquista del West» in Cinerama e negli anni ’80 colonnello “Hannibal” Smith di quell’«A-Team» cara a Ronald Wilson Reagan (insomma, gli antipodi dell’effeminatezza; tra l’altro la versione cinematografica del telefilm, uscita nel 2010 e per buona parte ambientata in Iraq, schierava lo stesso Bradley Cooper nella brillante interpretazione del tenente Peck, alias “Sberla”).

Ora è tempo di “Brokeback at Tiffany’s” perché la celeberrima gioielleria di New York City, come si è visto, si appecorona a quella che su queste pagine avevo già definito “Gay-friendly persuasion”. Per una volta è l’Italia che detta la linea agli ammerigani: Findus, 4 Salti sul lenzuolo in padella, traccia il solco e Tiffany’s lo allarga difende. Ahò, so’ soddisfazioni.

Qualcuno, tra i lettori del Giornale, aveva commentato sotto quel’articolo: “Non tutto l’Islam vien per nuocere“. La battuta ci sta ed è efficace, purché non sia considerata niente di più.
Noi di Alamo non abbiamo niente a che fare con quei feroci persecutori (peraltro graziati dall’omertà dei terzomondisti, tipo Laura-non-c’è-ma-ce-fa), e – ovviamente – neppure con quelli storici della nostra medesima religione; né, passando da una barbarie al’altra, abbiamo a che fare con il ministro indiano che ha paragonato l’omosessualità all’alcolismo, e dunque sentenziato che essa sia da curare.

Noi ammiriamo Ugo Tognazzi (gloria di Cremona capoluogo, poi scontata con i provinciali Cofferati e Severgnini), il quale girò la trilogia «La Cage aux Folles» / «Il vizietto», di Edouard Molinaro, sottolineando nelle interviste che lì si rideva CON gli omosessuali e non DEgli omosessuali.
Noi ammiriamo e citiamo continuamente il Pozzetto de «La patata bollente», di Steno, che parte prevenuto ma finisce per prendere le difese dei “culattoni”, contro il perbenismo farisaico dei gerarchi rossi.
Insomma nel privato dei singoli, purché adulti consenzienti, noi non mettiamo becco; però non recediamo dal rampognare e rintuzzare il gruppo di pressione, la lobby gay, il “frocio è bello” della political correctness, ovvero tutto ciò che punta con protervia a radicare un’equiparazione pubblica – se non un privilegio – contro natura e contro cultura.

Noi – l’avrò già detto, amen – troviamo disgustose le ricorrenti prèfiche del football, giudicato un ambiente machista e retrivo, le quali si stracciano le vesti per la supposta dissimulazione degli atleti circa l’identità di genere: MA CHE CAZZO CE NE FREGA? (Ammesso sia vero che in serie A “It’s raining fags”, senza che decidano di fare outing o coming out). A noi interessa quel che fa IN CAMPO il mediano di spinta; come eserciti la medesima in altre situazioni non ci interessa e non ci deve interessare.

E, se c’è abuso (anche in àmbito secolare, perché non è un’esclusiva delle tonache, eh), non ci dev’essere un’indulgenza speciale rispetto agli ètero: vedi il «Commissario Pepe» di Ettore Scola, sempre con Ugo (1969, quasi un antesignano del pretore Bonifazi), che smaschera un illustre clinico molestatore degli sportivi da lui assistiti.
Avevo già riportato per iscritto la memorabile battuta d’uscita, ma poi ho preferito postare l’intera scena, anche per merito del titolo sanamente scorretto che ad essa ha appioppato l’utente di YouTube:

La presunta omofobìa di oggi, quasi come la presunta islamofobìa, ha (spesso)  carattere reattivo: è l’effetto delle sperequazioni e delle prevaricazioni, non la causa di esse. È una forma di resistenza a non farci rinchiudere noi, nel ghetto, né dai Coulibaly né dai suoi semi-omonimi (con “-rotti” al posto di “-baly”); anche a costo di sparare a raffica le allusioni più triviali, come sto facendo qui.
Un esempio stomachevole viene dalla cronaca degli ultimi giorni: se alcune associazioni cattoliche organizzano un convegno – a Milano – non contro chicchessia ma semplicemente in difesa della famiglia e dei bambini, accade che l’iniziativa sia bollata come una provocazione anti-gay e che si brighi per sabotarla/insozzarla/oscurarla con qualunque mezzo intimidatorio/calunnioso/diversivo, non senza il contributo di quell’atteggiamento giornalistico che taluno definì “prostituzione intellettuale” e di quella prassi mediatica che è già passata alla storia criminale del marxismo-leninismo come “disinformatja”.

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Ultim’ora. – Un altro esempio è il disegno di legge P(e)D(erasta), depositato alla Camera Alta, che mira a stanziare 200 milioni di euro per un programma scolastico di rieducazione all’ideologia gender, ovvero «eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socioculturali fondate sull’impropria “identità costretta” in ruoli già definiti dalle persone in base al sesso di appartenenza»:
http://www.ilgiornale.it/news/politica/padre-madre-fratello-e-sorella-ignoti-1085647.html
Vergognamoci per loro, braccia rubate all’agricoltura…
Non c’è niente da fare: hanno la rieducazione e il brainwashing nella loro sporca forma mentis, cosicché – al di là dei cambi di targa, manco si trattasse dell’Aston Martin DB5 – saranno sempre come il Kim di Pyongyang.
Noi invece amiamo la Kim di Athens, Georgia, dai tempi di «Never Say Never Again» e «Nine 1/2 Weeks»: se andremo all’inferno per questo (a parte la buona compagnia, come insegna Mark Twain), sarà in un girone ben diverso da quello che toccherà a loro, assholes in tutti i sensi (come insegna quell’omòfobo-islamòfobo di Dante Alighieri).
Anzi, per la destinazione escatologica dei medesimi, credo proprio che ci sarà l’imbarazzo della scelta.

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Qual è il prossimo passo? Anni dopo il fondamentale «Cazzi e canguri (pochissimi i canguri)» di Aldo Busi, sarà forse un suo libro a quattro mani con il compañero Bananas del fondatore di Repubblica, «Cazzi, cazzotti e conigli (pochissimi i figli)»?

Per reazione, si finisce con l’attenersi volentieri alla lettera – anziché allo spirito – del sublime Francesco Totti, cui ben si addice l’appellativo di “Pupone” (pensando al bimbo impertinente della favola di Andersen):

E, ancor più, si finisce per biasimare la deviata iconolatria fallica del p.c. nel modo reso immortale dall’ultimo autentico Re di Roma:

Il Baracca dello Zio Tom, anziché twittare “LoveIsLove” e proprio ora fare ingerenza sulla Corte Suprema per la causa della “liberazione” omosex, meglio farebbe a liberare i cittadini americani che sono prigionieri del boia comunista dal muso giallo, o gli ostaggi di quel bestiale califfato tagliagole che lui – Premio Nobel de ‘sta cippa – non avrebbe dovuto lasciar instaurare; e meglio avrebbe fatto a non disertare le manifestazioni europee contro il terrorismo musulmano, sia pure viziate dal turpe ostracismo agit-prop contro Marine Le Pen (e Salvini), se non vuole che i selvaggi “arrivino fino a San Diego, oppure a New York“. Inutile mettersi l’elmetto solo per le speciose filippiche sullo stato dell’Unione.
Sempre per reazione libertaria verrebbe voglia perfino di abbracciare il tabagismo, ora che il MinCulPop renzista vuole bandire il fumo persino dai film; forse, chissà, non sarà consentita neppure la sigaretta spenta del commissario Pepe. Come diceva Renato, rappresentante sindacale di base (nella commedia di Steno) che stava imitando allo specchio le pose di Luciano Lama, e che per questo veniva canzonato da Massimo Ranieri: “Sai, la pipa c’è chi la preferisce in bocca e chi… Scusa, ma…” (le reticenze sono proprio nei dialoghi).

Vabbe’… Viva la bionda Sienna Miller, in ogni caso, con o senza una bionda metaforica; anche se trovo che quest’ultima le doni molto, come componente del suo sex-appeal, con o senza veli che sia (ma sempre, grazie a Dio, senza quel velo).

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Sienna Miller è Nikki nel film «Alfie», di Charles Shyer – 2004, remake dell’omonimo cult ’66 con Michael Caine…

 

 

 

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… e quindi Sienna diventa Edie Sedgwick, la «Factory Girl» di Andy Warhol nell’omonimo film di George Hickenlooper, 2006.

 

 

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 “Bersagli piccoli, errori piccoli”…

FROM TWITTER

24 gennaio 2015

  •  Prima votazione il 29 gennaio, quando iniziano i “giorni della merla”: qualcuno ha ancora dubbi, sul disegno di uccellare il popolo sovrano?
  • Magalli non ha curriculum per il Colle.
    Egli si occupa dei “Fatti Vostri”: non sono appropriati né il sostantivo né l’aggettivo possessivo.
  • Un ministro lancia un allarme, un altro sùbito lo smentisce.
    Ameno, ma non c’è niente da fare: Laurel & Hardy rimangono sempre inarrivabili.
  • Un ottimista si riconosce sùbito dalle valutazioni politiche: lui motteggia che siamo tutti su “Scherzi a parte”.
    Invece che alla “Corrida”.
  • Da una prima pagina:
    “LA MERKEL CHIEDE CASINI”.
    Tutto si può dire, meno che sia carente il «phisique du rôle» da titolare dell’Istituzione.
  • Il colmo sarebbe che i “giorni della merla” riportassero in auge, nel 2015, un nome che era stato cancellato dai giorni della Merlin (1958).

25 gennaio 2015

  •  Il nuovo manicheismo della politica:
    – da una parte “il Nazareno”, unico Salvatore (della patria);
    – dall’altra Barabba, il nemico pubblico.
  • Chi tergiversa nel prendere contromisure, non attuerà la favola dell’ntegrazione ma subirà la realtà dell’assimilazione.
    In veste di eunuco.
  • “Il dialogo con l’Islam richiede pazienza e umiltà”.
    Per esempio firmando la liberatoria a trasmettere il video della propria decapitazione?
  • Qualche merito di “verybello.it” spetta anche al paroliere Jack Brooks:

26 gennaio 2015

  • Se il Capo dello Stato ha da essere il garante dell’unità nazionale, credo che sarà molto difficile trovare un nome più adeguato di Passera.
  • A me suona come una grottesca relazione di causalità, questo responso delle elezioni politiche in Grecia:
    Merkel (causa) – Syriza (effetto).
  • Domani, di fatto, è la Giornata dell’amnesia selettiva e coatta, in base non tanto all’identità delle vittime quanto a quella dei carnefici.
  • Un vecchio slogan era “La fiducia è una cosa seria, che si dà alle cose serie”.
    Non a chi battezzi un maxi-emendamento come “super-canguro”.

27 gennaio 2015

  • – Imperversa il Toto-presidente.
    – Con l’accento.
    – De Curtis…?
    – Anche.
  • Prepariamoci dunque, nei primi tre scrutinî, a sentir declamare una lunga serie di “Bianca”. Al quarto, magari, farà séguito “Berlinguer”.

29 gennaio 2015

  • È significativo che proprio in questa data, con il bello spettacolo offerto dal Teatrino, esca il film “Italiano medio” di Maccio Capatonda.
  • Un giornale on-line:
    – Sì di Vendola a Mattarella: “Rompe il Nazareno”.
    E questo sarebbe titolo di merito, dopo una vita da demo-cristiano?
  • Sembra ormai diventato il vero Inno Nazionale.

  • Non sarà un primato, ma qui in Italia sono ventitré anni ininterrotti che nel Teatrino si rappresenta “La Fattoria degli animali” di Orwell.
  • Troppa sicumera.
    Due anni fa ci fu la carica dei 101 dàlmati.
    Stavolta potrebbe farsi vivo qualche cane da pastore, di “American Sniper”.

30 gennaio 2015

  • “L’azzardo di Renzi sul Colle: ora rischia una Via Crucis.
    Il premier rompe il patto del Nazareno etc.”:
    direi che stia rischiando l’albero.
  • Sembra coerente: l’Europa detta legge, all’Italia, anche nell’àmbito delle kermesse canzonettistiche.

http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/anche-conchita-mio-festival-bano-e-romina-giusto-averli-10874

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Interrompiamo la sequenza dei tweet, perché a questo punto si impone un “VERGOGNAMOCI PER LORO”
e quindi anche un tangibile atto di riparazione, come dopo il Neurofestival, sempre con il generoso contributo di Alexandra Daddario in «True Detective».

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  • Ho pagato il canone più volentieri, oggi, avendo appena appreso che a Sanremo ci sarà Conchita.
    RAI: di tutto, di più.
    (Compresa la barba).

31 gennaio 2015

  • La conservazione della poltrona governativa rientra, più che mai, nella nobile categoria “Gli ho fatto un’offerta che non poteva rifiutare”.
  • Niente di personale, ma ci sono esempi storici di designazioni più democratiche: vedi quella di Incitatus da parte di Gaio (detto Caligola).
  • Gli irriducibili comunisti italiani entusiasti di un notabile Dc, neanche si trattasse di Emiliano Zapata:
    – Vamos a Mattarella, compañeros!
  • Un giudice della Consulta eletto Presidente della Repubblica da un Parlamento di cui proprio la Consulta aveva sancito l’incostituzionalità.

01 febbraio 2015

  • Consulta: “Parlamento incostituzionale”.
    Giudice Consulta eletto al Quirinale dal medesimo Parlamento.
    Ionesco e Beckett ce fanno ‘na pippa.
  • Gli irriducibili comunisti italiani entusiasti di un notabile Dc, nemmen si trattasse di Emiliano Zapata:
    – VAMOS A MATTARELLAR, COMPAÑEROS!
  • – Ma nessun voto per Rocco Siffredi, stavolta…?
    – Perché, secondo te il comportamento di chi spadroneggia a chi altri si sarebbe ispirato?
  • Una maggioranza per il Governo, una per le Riforme, una per il Quirinale.
    La nuovissima politica dei tre forni. Crematorî. Della democrazia.
  • Vendola: “È stato un guizzo di democrazia”.
    Un guizzo così appariscente che a Hollywood già pianificano di ambientare qui «The Interview 2».
  • Sergio Mattarella: nessuna personalità potrebbe essere più icastica, nell’incarnare un potere democristiano per tutte le stagioni politiche.
  • Scalfaro: Novara.
    Ciampi: Livorno.
    Napolitano: Napoli.
    Mattarella: Palermo.
    È verosimile che fra sette anni il Presidente si chiamerà Sahid.
  • Ennesima controprova: il cosiddetto “teatrino della politica” è una contaminatio, inquinante, fra il Teatro dell’Assurdo e l’Opera dei Pupi.
  • “Passera contro tutti: no a sinistra e populismi”.
    Quella non è esattamente la preposizione che si vorrebbe leggere dopo la parola iniziale.
  • Il neonato partito di Passera si chiama “Italia Unica”.
    Come contro-inno, proporrei una famosa canzone di Luca Barbarossa: «Cellai solo te».

– FROM GOOGLE PLUS

  • Dato che ho menzionato questa canzone in un tweet, anche su Google+, mi è venuta voglia di riascoltarla e di postarne il video (con la partecipazione straordinaria dell’immenso Corrado Guzzanti, nel ruolo del coattone Lorenzo lanciato ad “Avanzi” su RAI3).

– FROM TWITTER

02 febbraio 2015

  • Come sempre, se non appartieni all’autoproclamata Parte Migliore del Paese, puoi soltanto fare buon viso: “Fortuna che non era forcelluto!”.

03 febbraio 2015

  • @michelavita22 col sottoscritto, oggi su Fb:
    – Nebbia… non solo agli irti colli…
    – Su uno, comunque, più che su tutti gli altri. Buondì.
  • Vorrei fare un acquisto su Amazon, spedizione rapida.
    Un drone. Non mezzo di consegna, ma proprio regalo in sé.
    Destinatario: Jihadi John.
  • In questi ultimi giorni abbiamo assistito, dal vero, al miglior trailer per l’imminente “50 sfumature di grigio”. Tutte in una persona sola.
  • Grazie a uno sconto, Berlusconi tornerà libero cittadino dal dì 8 marzo: sai che scleri, tra le vergini offese del “Se non ora quando?”!
  • We are thirsty for justice. And even for revenge.
    Zero tolerance, and no mercy, for the monsters.

04 febbraio 2015

  • Campagna storica della Esso: “Metti un tigre nel motore”.
    Nuovo spot della FIAT 500X: a finire nel serbatoio, invece del tigre, è il viagra.
  • Poiché la sigla di Fiat Chrysler Automobiles aveva poco sex-appeal, nel nuovo spot della FIAT 500X hanno introdotto il viagra nel serbatoio.
  • 1815: Congresso di Vienna e Restaurazione.
    2015: il “Rottamatore” fa eleggere al Quirinale un notabile democristiano della Prima Repubblica.

05 febbraio 2015

  • Egregia Vostra Supponenza di Renzie e delle Renzie’s Angels, magari da soli farete comunque le riforme; ma per ora si è vista una ribollita.
  •  Nella Messa si dice “per la nuova ed eterna Alleanza…”; ma quello è il patto del Nazareno p.d., non PD: cerchiamo di scendere dall’altare.
  •  Well-deserved and right end, for all the bloody inhuman monsters.

  • Il rapporto tra Alfie e Renzie è simile a quello tra George e Biff, con l’Italia al posto di Lorraine.
    Spero nel famoso scatto “Ehi tu…”.
  • C’è chi vorrebbe cambiare la storia di questo Paese, come Marty McFly a Hill Valley.
    Peccato che gli atteggiamenti siano più da Biff Tannen.
  • “Tutti cantano Sanremo”: sotto la doccia, magari.
    Però non tutti, necessariamente, cantano Sanremo anche davanti allo specchio, per radersi.
  • L’agricoltura è disastrata dal clima? Si estende l’IMU ai terreni agricoli.
    Il governo è dalla parte dei cittadini, mica quella dei villici.

6 febbraio 2015

  •  Il fine supremo del Rottamatore è la trasformazione di questo Paese.
    Per mezzo del più rugginoso ferrovecchio: il trasformismo parlamentare.
  • “Scontro di civiltà” è un concetto dei più aberranti.
    Certe parole non dovrebbero mai essere usate a cuor leggero.
    Mi riferisco a “civiltà”.
  • “La Isla Bonita” è una canzone.
    “L’Islam buono” è una panzana.
  • Un sacro dovere è coltivare la Memoria, riguardo alle atrocità delle SS.
    Altrettanto sia percepire l’attualità, riguardo a quelle dell’ISIS.
  • Nome altisonante, “Scelta Civica”.Alla prova dei fatti, però, suonerebbe meglio l’immortale espressione di Leo Longanesi: “Tengo famiglia”.
  • Il Giornale, on-line: «Renzi scatena i magistrati».
    Una volta egli disse che era “cresciuto a pane e Tangentopoli”.
    L’uomo è ciò che mangia.

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“DONNE E NO”

FROM FACEBOOK

28 gennaio 2015

26 gennaio alle ore 14.41 ·

“Evviva: i combattenti curdi hanno riconquistato Kobane sconfiggendo i terroristi islamici dell’Isis!
La vittoria è arrivata dopo 4 mesi dI combattimenti. Lo afferma l’osservatorio siriano per i diritti umani, basato a Londra. Si segnalano sporadici combattimenti in due sobborghi, dove c’è una residua presenza dei terroristi islamici.
Protagoniste della vittoria sono state le donne combattenti curdi. Una pagina di eroismo destinata ad entrare nella Storia”. (Magdi Cristiano Allam)
Dopo la semplice condivisione il 26 gennaio, ho aggiunto un commento oggi 28:
Come esiste il romanzo «Uomini e no», credo che oggi sarebbe il caso di scriverne anche un altro dal titolo «DONNE E NO».
Alla categoria delle vere “Donne”, di cui è notoria la derivazione dal latino “Domina”, appartengono tutte coloro che rifiutano ogni tipo di sottomissione e sono pronte a qualunque forma di lotta per la libertà: le combattenti curde di Kobane, determinanti per la vittoria sui jihadisti islamici, sono certamente una fra le espressioni più vivide e gloriose che la cronaca ci rappresenti.
Alla seconda categoria invece, per carità di Patria, è meglio non fare esempi di appartenenza; i quali del resto sono facimente intuibili, nonostante che il tronfio e fallace vaniloquio di stampo femminista si affanni a propagandare l’esatto contrario della sottomissione. (MV)

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02 febbraio 2015

“UOMINI E NO”

Oggidì, come in tutto il mondo libero e civile dovrebbe accadere, questa umile voce si leva a gridare “Presente!” per l’Eroe Christopher Scott Kyle: l’uomo fu ucciso il 2 febbraio 2013, da qualcuno che egli stava cercando di aiutare, ma la sua Leggenda è più viva che mai.
La leggenda di chi era pronto a colpire uno – armato e pericoloso – per salvarne molti; contrapposta all’infamia di chi è pronto a colpirne uno – meglio se inerme – “per educarne cento” e, già nel teorizzare questo, si pone fuori dall’umanità.

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Marco Val (aka valorim60)

 

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