– Revisione più recente: 26 novembre 2014.

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Riguardo al precedente post, mi corre l’obbligo di precisare che la situazione si è normalizzata quasi sùbito e possiamo tornare a DefCon 4 (se non 5): il Dottordivago, cortesemente, ha recuperato dallo spam i tre pezzi che gli avevo inviato e li ha pubblicati sul Panda. Mi scuso per l’inconveniente, in questo caso non dipeso da me, e ringrazio molto anche in questa sede.

L’aspetto davvero grottesco, stupendamente fantozziano, è che qualche Gremlin di WordPress aveva sbattuto nel mio spam perfino i miei tentativi di accedere allo spazio commenti del mio blog, onde parcheggiarvi i suddetti pezzi (in calce alla prima visita ufficiale del Doc medesimo): insomma, essi non erano affatto “lost in cyberspace”, come – almeno qui – sembrava plausibile, bensì erano stati trattati alla stregua della pubblicità invasiva e/o truffaldina. Non li toglierò più da quel limbo perché la cosa, passato lo scazzo iniziale, continua a divertirmi troppo.

Con un risvolto amaro, certo: vengono in mente – per associazione d’idee – i troppi casi di persone che non riescono ad entrare in casa propria, specie nelle grandi città, perché un pugno di farabutti – meglio se stranieri, meglio ancora se clandestini – l’ha occupata abusivamente ed ha cambiato la serratura della porta. Impunemente, grazie alla compiacente mentalità terzomondista e pauperista, da entrambi i lati del Tevere, sopraffattrice di principî costituzionali come la tutela della proprietà privata e la difesa dell’inviolabilità territoriale.
In America “home invasion” è solo una categoria di horror-thriller; nel Belpaese “là dove il salaam suona” (per chi ancora creda che quella parola sia sinonimo di “shalom”) l’invasione domestica è cronaca di ordinaria quotidianità.

The-Strangers-DVD-Unrated-FSK-18Update 26 novembre 2014 – Avviso alle anime belle, nemiche della discriminazione, che combattono la “violenza sulle donne” come fosse una fattispecie di reato a sé stante (mentre noi sessisti combattiamo la violenza tout court, chiunque ne rimanga vittima), e nel giorno dedicato – ieri, 25 novembre – hanno fatto volantinaggio spam tra le due porte scorrevoli della Coop-sei-tu-chi-può-darti-di-più: il manifesto punta commercialmente sull’immagine di Liv Tyler strapazzata perché viviamo in un mondo di fallocrati pervertiti, ma chi se la passa ancora più brutta con i violatori del domicilio è in realtà suo marito Scott Speedman.
Lay down your arms.

Di séguito il post vero e proprio, abbozzato in precedenza, comunque anch’esso più che mai incentrato su un buonismo del cazzo – proprio in pubblicità – da far rivalutare l’«Elogio di Franti» (e ce ne voleva).
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“Sempre più in alto!” era lo slogan di un famoso liquore, la grappa Bocchino.

Spot commerciale dei surgelati Findus, visto venerdì 14 e di nuovo venerdì 21 (su «Fine Living», già «Coming Soon», canale 49 del DT), ultime battute. Dopo la doverosa pompatura del prodotto, una madre si riferisce al “coinquilino” – lì presente – del figlio, il quale ultimo mette pazientemente le cose in chiaro: “Non è il mio coinquilino, mamma, è il mio compagno” (insomma, i puntini sulle i della parola “finocchi”).
La versione che ho trovato sul Tubo è formulata un po’ diversamente, ma la sostanza non cambia ed anzi ne esce rafforzata perché c’è anche l’occhio della…la risposta della madre, tutt’altro che da bigotta sbigottita (sebbene il montaggio anal…la scelta delle inquadrature lasci di fuori i volti).

Risposta più entusiastica non sarebbe stata possibile: tra le righe quasi viene da leggere “frocio è bello”.
Può sembrare un colpo di scena del tutto pretestuoso, specie in quell’àmbito, e nient’affatto spiritoso. Ma è il segno dei tempi che cambiano, delle sorti magnifiche e progressive di leopardiana memoria: un progresso che – in senso demografico quanto ideale – da nessuna parte ci condurrà, e lo farà velocemente: «Nowhere Fast» (questo sì che è un pretesto per mettere uno schianto di pàssera come Diane Lane, dal rock-western «Streets of Fire» di Walter Hill, 1984, anche se non è lei a cantare il trascinante pezzo di Jim Steinman prima dei titoli):

Oh, finalmente! Invece del filisteo Guido Barilla, ecco un “Balilla” nel senso migliore del termine. Il favolistico personaggio di Capitan Findus, col suo nutrito séguito di pargoli (e per questo già bollato come pedofilo dalla fantasia, malata, di pseudo-umoristi) è stato congedato con ignominia. In un èmpito di conversione realistica ai nuovi costumi, un ragazzo di Portoria ha raccolto il sasso e l’ha scagliato nella piccionaia perbenista; e dico “piccionaia” non a caso, visto che Woody Allen in «Manhattan» – lo ripeto – accostò noi cattolici conservatori a quei colombiformi, notoriamente monogami.
È il primo atto dell’assalto contro El Prestin de Scans, il forno delle grucce di manzoniana memoria, rappresentato dalla retriva roccaforte alimentare nota come “Mulino Bianco”, emblema di un piccolo mondo antico che custodiva in pubblicità l’immagine della famiglia naturale e tradizionale, con le giulive casalinghe né inquiete né disperate, anzi pienamente realizzate in ciò che la Boldrini stigmatizza come ruolo ancillare. Perfino un testimonial – latin lover quale Antonio Banderas, parlando di mulini, sarà presto acqua passata.

Trattasi di evento epocale, roba da far impallidire la presa del Palazzo d’Inverno nel 1917, o la Marcia su Roma nel ’22.
A chi i 4 Colpi Salti, a chi i Bastoncini di pesce? A NOI! (Beccàteveli pure).
(Sto facendo il loro gioco, mi rendo conto, pesanti doppi sensi compresi: pazienza, mi leggono – bontà loro – solo in pochissimi).

Ma il vero obiettivo è sempre più in alto, l’avevo premesso.
Non basta irridere il bell’Antonio per via delle galline (anche se in «The Expendables 3», con Sly Stallone, è tornato a fare l’ammazzasette come ai tempi di «Desperado»). È ora che perfino il gunfighter in rima chiamato «Gringo» (caroselli Montana), il macho con il poncho, l’iconico ed ironico duro anni ’60 capace di far cadere in deliquio ogni donna al suo passaggio, appenda il cinturone al chiodo per arrendersi ai moderni dettami civili e sociali. Siamo già sulla buona strada, perché di recente lui è sì tornato in sella (idea in sé ottima), ma con le sembianze levigate e piacione di un giovanotto a cui non può bastare la – ben curata – barba di alcuni giorni, per ricordare “Rawhide” Clint Eastwood nella «Trilogia del Dollaro»: appena lo vedi, te lo immagini rèduce da una passerella di Prada, anziché dal Passo del Diavolo. Ieri e oggi:

Forse non è lontano il giorno che un casting da soap-opera p.c. tenterà di gettar polvere anche sulla “nostra buona stella”: il contemporaneo di Gringo, ma più classicheggiante, «Sceriffo della Valle d’Argento» (caroselli Negroni).

A chi la carne Montana, a chi i salami Negroni? A NOI! (Beccàteveli pure, specie questi ultimi; ricordando sempre che “White men don’t jump”, i bianchi non sono attrezzati per i Salti di cui sopra).

Ieri e oggi. Giusto venticinque anni fa vestivo la divisa di un esercito della NATO, ed in caserma avavamo da poco ospitato un contingente di nostri omologhi guastatori dalla Germania Occidentale, allorché fu abbattuto il muro di Berlino ed iniziò la dissoluzione dell’Impero Sovietico; oggi mi ritrovo a simpatizzare – quale ultima linea di difesa – con un dirigente del KGB di allora. Gli strani arabeschi della Storia: meglio Russi che morti, ripeto (© Marcello Veneziani).

Mi manca solo un titolo per il post: vediamo…Nel 1956 Gary Cooper aveva girato un maestoso western pacifista, «La Legge del Signore», diretto da Willliam Wyler: lui era un padre di famiglia quacchero, religiosamente avverso all’uso della violenza e dunque anche al combattimento nella “guerra fra gli Stati” (come la definiva John Wayne in un altro film), ma pronto ad imbracciare il fucile per correre in salvataggio del figlio aggregatosi ai nordisti.
Il film si chiamava in originale «Friendly Persuasion» (senza l’articolo, che era invece presente nel racconto di Jessamyn West).

Ecco, visto l’andazzo laico generale e le sconcertanti concessioni dal supremo livello ecclesiastico, oggi un Ferzan Ozpetek (o chi per lui) potrebbe benissimo girare «La Nuova Legge del Signore» ovvero – in facile alternativa anglofona – «Gay-Friendly Persuasion», tutt’altro che occulta (magari, come l’avvocato Gassman de «I mostri», chiamando in causa “le leggi genetiche del Mendel“; per non dire “Menga”, mannaggia la rima con “tenga”).
L’opera potrebbe addirittura venir prodotta/distribuita dall’imprenditore che guida il centrodestra e che, anche per l’appoggio ad un governo oligarchico fautore della lobby omosex (tra le altre), ha appena preso l’ennesima tranvata elettorale in due regioni; dando modo al garrulo premier curvaiolo di cinguettare così (la classe non è acqua d’Arno, e la pudicizia nemmeno):

Male affluenza, bene risultati: 2-0 netto. 4 regioni su 4 strappate alla dx in 9 mesi. Lega asfalta forza Italia e Grillo. Pd sopra il 40%.

E adesso cambiamo la Calabria! Insieme !!

Vittoria netta, bravissimi e Massimo rispetto per chi vuole chiacchierare. Noi nel frattempo cambiamo l’Italia

(Se i non iscritti a Twitter non riuscissero visualizzare il copia-incolla da tale fonte, mi farebbero cosa gradita segnalandomelo: sarebbe facile reimpaginare il tutto).

Sorvoliamo sul verbo “asfaltare”, che mi diverte se lo coniuga Elio Corno con la sua Inter come soggetto collettivo (prima persona plurale), durante Diretta Stadio, però è clamorosamente fuori luogo da parte del Presidente del Consiglio, anche in veste di segretario dei post-comunisti; soprattutto se riferito ai mutati rapporti di forze nel campo della destra, che non rientrano certo nell’àmbito dei cazzi suoi.
Sorvoliamo pure sul fatto che l’ormai stucchevole citazione di «Frankenstein Junior», più che dell’anatra zoppa Obama, è un enorme autogol  (“Si / può /fare!”, animare una creatura  mostruosa assemblata con pezzi di cadavere); un autogol da far invidia non tanto ai primatisti numerici Franco Baresi e Riccardo Ferri, quanto allo spettacolare Comunardo Niccolai del Cagliari di Manlio Scopigno e Gigirrriva – Rombo di Tuono).

Quello che mi preme è guardare in casa nostra: esimio Cavaliere, continuiamo così. Facciamoci del male.

Continuate, anzi; perché qui ad Alamo non siamo codini, se non per il berretto di Davy Crockett, però non accetteremo mai che un privato orientamento affettivo, come tale NON discutibile,  ottenga i crismi del pubblico riconoscimento coatto e dell’equiparazione giuridica integrale; qui si resisterà sempre al grido di “Due toast e due birre” (battuta finale da «La patata bollente») e soprattutto “VIVA LA FIamminGA”, la già magnificata Veerle Baatens.
Wolverines!

0 THE BROKEN CIRCLE BREAKDOWN

Ulteriore precisazione – Anche se a inizio mese mi sono preso licenza di fare giochi di parole sul nome, soltanto perché esso ben si prestava, ora intendo sgomberare il campo da ogni dubbio: Alamo sostiene a Bowie-knife tratto la Esselunga del pugnace Bernardo Caprotti (idealmente, giacché qui i suoi supermercati non sono presenti), contro la proterva concorrenza sleale – da Chicago anni ’20 – delle cooperative rosse e del partito post-comunista che esse foraggiano.
http://www.ilgiornale.it/news/politica/cos-ho-vinto-mia-guerra-contro-strapotere-coop-1070476.html

Marco Val (aka valorim60)

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