Come qualche milione di connazionali, ho appena pagato l’acconto della cosiddetta TASI.

Le parole sono importanti!” tuonava il Nanni pallanuotista di «Palombella rossa», nella sua lotta contro quei mulini a vento che sono i forestierismi, anzi proprio i termini stranieri portati di peso nella nostra lingua, non solo sportiva (il famigerato “trend negativo”), anche quando ne esista un perfetto equivalente italiano.

Oltre alle parole, sono altresì importanti le sigle e gli acronimi.
“TASI” ha un suono maledettamente sinistro: la mancanza di una “S” iniziale non basta certo ad evitare l’associazione di idee con la polizia politica della Germania comunista, per quanto si attribuisca a tale tassa l’ampolloso significato di “Servizi Indivisibili”; niente a che vedere con il ruolo di servizi invisibili che aveva la Stasi, nel Belpaese democratico di Erich Honecker e (non lo ripeto da un po’) della giovane dirigente agit-prop Angela Merkel.
Niente a che vedere? Il concetto del rapporto Stato-cittadino rimane quello, oppressivo e intrusivo, nonostante la presunta versione tosco-capitolina di «Mister Smith va a Washington» e le speciose coniazioni demagogiche tipo “Decreto Sblocca-Italia”.

Figuriamoci, dunque, con quale spirito io mi connetta – lo eviterei volentieri, in generale – al sito web del Comune dove ho la residenza (e dell’altro dove son nato, avendovi tuttora un alloggio), per la necessità di controllare la locale regolamentazione di un nuovo balzello ed eseguire il calcolo dell’importo dovuto (stavolta non eccessivo, per la verità, in confronto alla stramaledetta IMU dell’euro-paggio in loden).

Già non molto ben disposto com’ero, mi tocca ributtare l’occhio sullo stemma del Municipio: tutto un programma, è il caso di dire. E così mi torna in mente un’e-mail che, in proposito, inviai due anni fa a mio cugino, il quale apprezzava entusiasticamente il blog del Dottordivago (al pari di me che, da neo-lettore, glielo avevo sùbito segnalato) e mi esortava ad aprirne uno in proprio.
La cosa mi appariva completamente fuori portata, e forse lo era, ma più di un anno dopo arrivai ad un soddisfacente compromesso, grazie a questa sorta di semi-clandestinità garantita dall’oscuramento per i motori di ricerca.
Ecco ciò che scrivevo su Gmail, il 21 settembre 2012.

“Se non detestassi la sola idea di farmi trascinare in qualche schermaglia on line, quello che ti allego potrebbe essere un mio abbozzo di post. Sulle prime l’avevo anche datato e firmato, col nick “Alopex” (“volpe” in greco, per alludere al mio eroe d’infanzia Zorro, nonché alla – contenuta – alopecia della maturità); ma poi, sia pure con il correttivo dell’ironia, mi sembrava di tirarmela troppo da arguto castigamatti, e così ho ripristinato la sobrietà che è tanto cara a quella testa di cinci…nnato in loden.”

Di séguito ecco il link per il medesimo allegato PDF (sigla suscettibile – me ne accorgo adesso – anche di una lettura maliziosa, con la “f” a significare “falso” o “fasullo”). Perdonate la qualità rudimentale del fotomontaggio da principiante:

https://drive.google.com/file/d/0B_fFmc29C1N_QWR3YlJGSUNlZTQ/view?usp=sharing

Per immediatezza visiva metto anche lo screenshot, del medesimo PDF, anche se il forzato ridimensionamento lo rende meno agevole da leggere (cliccandoci).

SIMBOLI ROSSI - Screenshot PDFP.S. 18/10/2014 – A questo punto si rende necessario un controveleno, un gesto riparatore, come fu la gif di Alexandra Daddario dopo i riferimenti – pur senza link – al Neurofestival circense 2014 (sempre “Due toast e due birre”, alla Renato Pozzetto de «La patata bollente», piuttosto che una luculliana cena gay-friendly ad Arcore, con Luxuria invece di lussuria; e me ne sbatto dei – chissà quanto fondati – calcoli elettorali).

Scrupoli di filologia imporrebbero di mettere la Old Glory a stelle e strisce, in omaggio al film di Clint Eastwood (che ringrazio per il titolo del post); così come, indirettamente, al classico «Sands of Iwo Jima» con John Wayne.

Ma l’alzabandiera sul Monte Suribachi è davvero troppo lontano dall’America di oggi (per due anni ancora). E quindi, ferma restando la presenza del Duca, è più giusto rendere finalmente onore agli eroi di Alamo, facendo garrire anche qui la gloriosa bandiera con la Stella Solitaria.

Bandiera_animata_flag_US_Texas

5ae00fcbcf8d12538aba4c254f5e6728Marco Val (aka valorim60)

 

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