Da Facebook:

7 giugno 2014

“Ti è stato impedito di seguire questo account su richiesta dell’utente”.
Ieri mi capitò di leggere due volte siffatta avvertenza, su Twitter (cui è collegato il presente post), nel tentativo di ripristinare altrettanti following inopinatamente venuti meno:
– uno recente, non ricambiato (fa parte del gioco, nessun problema);
– l’altro risalente a circa un anno fa, quando fu il sottoscritto a ricambiare il follow, secondo naturale gratitudine e cortesia, che poi gli sarebbe stato disinvoltamente ritirato (con annessa blindatura del profilo, ma senza blocco per i pochi eletti che già avevano fatto ingresso a corte, ego quorum; e susseguente – ora – decimazione ulteriore dei medesimi, tramite questa sorta di moderna proscrizione).
Sebbene io sia stato in grado di sopravvivere a ben altri proietti e strali dell’oltraggiosa fortuna, non ho affatto gradito tale comportamento; perché NON c’era il minimo straccio di motivazione (né etica né logica) per una richiesta così drastica e infamante.

Come è assolutamente legittimo (ribadisco) non ricambiare un follower per soggettiva mancanza d’interesse da parte propria, è assolutamente incivile bandirlo senza una pregressa mancanza di rispetto da parte di lui.
Basti fare il paragone con la community di eBay, dove i feedback negativi non giustificati sarebbero passibili di rivalsa in sede giudiziaria.

Ma io, che pure non sono nessuno, non mi abbasserò a prender l’armi e segnalare formalmente l’abuso, su Twitter; né a “menzionarvi” le due persone interessate, chiamandole in causa e concedendo loro un’importanza degna – appunto – di miglior causa (anche se meriterebbero di essere additate al pubblico ludibrio, a futura memoria): è un tipo di reazione del tutto estranea alla mia natura.
Non tanto perché mi senta di dover concedere il beneficio del dubbio (un disguido tecnico, improbabile nel primo caso ed impossibile nel secondo), quanto perché mi è da sempre congeniale la tendenza a scegliere maniere gradevoli di perdere tempo.
Gli alterchi da ballatoio, sia pure internettiano, non rientrano fra di esse; soprattutto con chi abbia manifestato una simile – assai mal riposta – pienezza di sé (e scarsa padronanza delle proprie azioni).

Però ho buona memoria e un ipotetico domani, senza rancore, non vorrei certo negarmi la soddisfazione di ripagare della stessa moneta le due auguste quanto geniali personcine. Non è proprio il massimo del sentimento cristiano? Fu il sacerdote delle superiori, una volta, ad ammonirci che “tre volte buono è uguale a minchione”.

Nella sgradevole circostanza, sono ancor più riconoscente a tutti quegli Iscritti – anche di spicco (vero, non presunto) – che accettano la mia attenzione e magari sono tanto generosi da gratificarmi della loro.

25 settembre 2014

Tempo fa qualcuno, certo in virtù di comuni frequentazioni internet ma ignoro se dietro invito delle medesime, mi aveva chiesto l’amicizia qui su Facebook; naturalmente l’aveva “ricevuta” sùbito (fa sempre piacere destare interesse, non solo da parte del gentil sesso); dopo un breve periodo – forse un paio di mesi – mi accorgo che il sodalizio non risulta più attivo, senza che tra noi due fosse intercorsa la minima frizione (zero scambi, per la verità). Chissà, forse io dovrei chiedermi, con un significato diverso da quello di Axel Foley / Eddie Murphy in «Beverly Hills Cop II»: è perché sono nero?

Marco Val (aka valorim.60)                                                    5ae00fcbcf8d12538aba4c254f5e6728

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