Tu hai solo due forme di espressione: il silenzio e la rabbia.

Lo dice Charles Grodin a Bob De Niro in «Midnight Run» (1988) ed è una delle frasi che cito più volentieri, perché mi ci riconosco abbastanza. Ora più che mai.
Quindi, dopo oltre un mese di intervallo con le pecorelle (e senza), è il momento dei Wolverines:

Are you guys ready? Okay. Let’s roll!

E questo lo disse tredici anni fa Todd Beamer, sul volo «United 93» dell’11 settembre, nel guidare la patriottica reazione di passeggeri ed equipaggio contro i fanatici dirottatori del quarto aereo, grazie alla quale fu evitato che dopo le Torri del WTC ed il Pentagono si colpisse un ulteriore bersaglio (probabilmente a Washington): eroi di una nuova Alamo, da ricordare sempre e per sempre, non solo fra due settimane (per bocca di B. Hussein).

Lets Roll
———————————————————————————————————————————————————–

Sono viceversa di altra natura, attualmente, le prove di valore su cui si focalizza l’interesse dei media.

Poco più di tre mesi fa le anime belle, compreso l’Usurpatore tutto chiacchiere e distintivo dei boy-scout, fecero mostra di sé nell’atto di sbocconcellare banane contro il presunto razzismo negli stadi. (Poi, vivaddio, è arrivato in Federazione un vero spirito libero, che sta restituendo anche ai tifosi la libertà di fare i tifosi; anziché i compassati avventori – come scrissi allora – della Casa da tè “Alla Luna d’agosto”).
In questi giorni le stesse anime belle, compreso il medesimo usurpatore, concedono il bis prendendosi sulla zucca un gavettone di acqua gelata, contro la Sclerosi Laterale Amiotrofica o morbo di Lou Gehrig (fuoriclasse della Major League di baseball, impersonato al cinema da Gary Cooper).
Intenti più o meno commendevoli, gesti assolutamente bischerrimi.

Nel secondo caso, poi, trovo di pessimo gusto accostare l’impegno contro una malattia degenerativa ad una espressione di goliardia degenerata, tipica del bullismo militare o nonnismo che dir si voglia (c’è chi si è tolto la vita, per reiterate vessazioni di questo tipo); nella “migliore” delle ipotesi, tali performance sembrano un’emulazione di «Jackass», lo show di MTV nel quale una serie di perdigiorno si cimentavano in imprese assurde e pericolose.
Affermo ciò con tutta la pietas verso il giovane che aveva promosso (da tempo) la speciosa mobilitazione a catena, nota come Ice-Bucket Challenge, e che è perito pochi giorni fa – a 27 anni – per annegamento (qualcuno non ha mancato di sottolineare la crudele ironia della sorte).
Il Telethon, o maratone simili cui si erano prestate vere superstar quali Frank Sinatra e Dean Martin, sembrava evidentemente roba vecchia; e così le jam-session canore alla «We are the World» o «Do they know it’s Christmas?»; forse perfino gli eventi dedicati come la partita di calcio, al Franchi fiorentino, in presenza del compianto Stefano Borgonovo. Occorreva qualcosa che vellicasse la fregnoneria esibizionista globalizzata e iperconnessa; qualcosa che potesse diffondersi sul Planet of the Apes in maniera cosiddetta “virale”, come una sorta di sindrome da deficienza acquisita, o meglio indotta con meccanismo emulativo; insomma una colossale campagna da Guinness dei primati, nel senso di scimmie antropomorfe in preda ai fumi di una scimmia birraiola: “SomoTodosMacacos” – Reloaded.

Non volevo tornarci sopra e l’avevo dichiarato, dopo Dani Alves e tutto il resto; ma i recidivi sono loro che, grazie a ‘sta minchiata della secchiata, hanno superato di slancio la mia soglia di assuefazione.
Dice: sì, ma hanno già raccolto (fino a venerdì scorso) 42 milioni di dollari. STICAZZI. Cose del genere mi piacciono solo nei Wet T-shirt Contest (‘fanculo le feminazis) e nell’opera omnia di Gloria Guida (c.s.), oltre che naturalmente in «Flashdance»:

flashdance(E pazienza se il culto di Jennifer Beals – pur “doppiata” da una dancer professionista, Marine Jahan – mi accomuna al barbudo animatore dei girotondi, almeno nella sua rappresentazione autobiografica di «Caro diario»).

———————————————————————————————————————

Chiusa questo lunga digressione, vengo al nòcciolo dell’argomento; ma resto comunque in tema di pensiero unico, e di azione unica, nel segno del più settario conformismo politically correct.

Proprio durante i giorni in cui il Pontefice compiva la visita pastorale a Seul, sono andato al multiplex per vedere il film comico «22 Jump Street» (sequel di «21 Jump Street», a sua volta derivato da una serie anni ’80 con Johnny Depp esordiente).

All’inizio uno dei due sbirri – L.A.P.D. – protagonisti, compiacendosi del fatto che la loro centrale non abbia più sede in una chiesa dismessa (della comunità asiatica di cui al riferimento papale), sbotta in un’esclamazione che è – né più né meno – una plateale bestemmia: “…e vaffanculo a quella statua coreana”.
Ovviamente mi sono autocensurato, per osservanza (poco toscana) del secondo Comandamento, ma nel doppiaggio – e figuriamoci nell’originale – si menziona direttamente il sacro soggetto, Gesù, così come appare nel titolo del presente post.

D’altronde i cattolici sono una razza inferiore (chiedere al molto onolevole matem-ateo Piergiorgio Odifreddi), su cui ci si può sbizzarrire nel tiro al piccione. La metafora non è casuale, perché Woody Allen in «Manhattan» diceva: “Solo i piccioni e i cattolici sono monogami”. E lì non ci potevamo lamentare, ancora ancora, perché si trattava di una pura facezia, peraltro abbastanza spiritosa.

Come poteva essere una facezia, a livello inevitabilmente inferiore, anche la battuta di «Jump Street» (se Channing Tatum avesse articolato qualcosa tipo “Meglio così: quel Gesù coreano mi metteva soggezione, non mi sentivo più libero di fare cattivi pensieri sulle colleghe gnocche“); però gli yankees non si sono fatti scrupolo di ricorrere ad una scorciatoia blasfema, grezza quanto vacua.
La movimentata parodia, non priva di spunti ameni, preferisce riservare tutto il rispetto e la solidarietà – c’è bisogno di dirlo? – alla comunità gay, o meglio alla lobby omosessuale, sia pure nella forma dell’ironia. Del resto, anche nel mondo dei supereroi (lì stra-citati) il p.c. imperversa: Thor nei prossimi comic-book sarà una donna, Captain America nel film del 2016 – come prima di lui la Torcia dei Fantastici Quattro – sarà un afroamericano e già da un po’ l’universo Marvel ha celebrato il matrimonio di Northstar, che nel “Sorpasso” di Risi avrebbero ribattezzato Occhio-fino (e lo scafato Gassman avrebbe dovuto spiegarla all’ingenuo Trintignant).

Mi rendo ben conto che il ridicolo della realtà sia difficile da superare, quando il tuo Commander in Chief twitta “LoveIsLove” per festeggiare una sconfitta giuridica della famiglia naturale; o quando, a Milano piuttosto che a Roma, si assiste ad iniziative pisapippaiole di questo tipo:

10457838_719452788112646_5528842544325629515_n

I cineasti devono quindi spararla grossa, per reggere il confronto con la vita quotidiana e suscitare l’ilarità di un pubblico assuefatto. Però, come ripeto spesso, est modus in rebus. E invece, di fronte a tale eccesso di irriverenza farsesca, nel suddetto buddy-movie, nessuno – che io sappia – ha fatto una piega; anzi, in rima, a nessuno è importato una sega (e negli States, dove per il cinema non è bassa stagione, si tratta di un mega-successo commerciale).

Sarebbe troppo spedire gli artefici di «22 Jump Street» in soggiorno premio oltre gli Urali, come forse avrebbe fatto la vera Bandiera europea dei valori cristiani. Sarebbe esagerato anche un puritanesimo censorio stile Repubblica Dominicana, che ha bandito per immoralità lo show di Miley Cyrus:

http://nypost.com/2014/08/21/miley-cyrus-concert-banned-in-the-dominican-republic/

(Gli stranieri foderati di bigliettoni sono ben accetti, a Santo Domingo, solo se latitanti?).

Ma, nel tentativo di far emendare la pellicola USA, almeno una civile protesta concreta – boicottaggio, insomma, MAI picchettaggio – pareva brutta e retrograda? Dieci anni fa la lobby ebraica era riuscita, più a torto che a ragione, a fugare le ombre del deicidio che «The Passion of Christ» si temeva riportasse in auge.

Sì, mal te ne incoglie nel caso che tu prenda di mira la stirpe di David (Mel Gibson ne paga tuttora il fio, anche per le intemperanze da guidatore alticcio), sebbene tu possa cavartela con una squalifica morale per antisemitismo (ma nell’ipotesi di “revisionismo” sulla Shoah, che comunque non vuol dire filonazismo, puoi finire dietro le sbarre – accadde in Austria – per una opinione). Gli unici autorizzati al motteggio ed alla critica sul popolo eletto sono i suoi stessi appartenenti, sempre con The Genius in testa (libri e film): “Sono molto affezionato a questo orologio: me l’ha venduto mio nonno in punto di morte” / “La Sionista castrante” (titolo di un memoriale, riferito alla madre di un suo personaggio protagonista) / “Non mi preoccupano tanto i sei milioni, ma la storia che i record siano fatti per essere battuti“…

Se invece (periodo ipotetico del terzo tipo, “irrealtà”), i registi e gli sceneggiatori di «Jump Street» avessero rivolto la loro iconoclastia verso il profeta Maometto (o anche Mao e basta), àpriti cielo: sulla loro testa già penderebbe una taglia come – da un quarto di secolo – su quella di Salman Rushdie. E nessuno avrebbe ugualmente fatto una piega, perché contro la nostra religione si invoca la licenza di satira (dal premio Ignobel al premio O’scarso, etc.), ma in difesa dell’Islam – con annessa sharia, fatwa, infibulazione, etc. – si pretende l’acquiescenza al loro credo (oboedio-pugno, soprattutto pugno). Disgustosamente si deferisce all’«Ordine» per islamofobia, additandolo al pubblico ludibrio e destinandolo al sasso in bocca, il giornalista-eurodeputato Magdi Cristiano Allam, che da undici anni vive sotto massima scorta per via della condanna musulmana e coraggiosamente séguita a pungolare il generale panciafichismo autodistruttivo.

Insomma, gli immaginifici versi di John Lennon “Nothing to kill or die for /
And no religion too” sembra debbano valere solo per la nostra fede.

Alamo è una Missione assediata. E l’unico Nazareno che ci si curi di preservare, fuori da qui, non è altro che l’aggiornamento del turpe “compromesso storico” con i comunisti. La grande Oriana Fallaci, vergognosamente vituperata dai “Piccìni” islamòfili, aveva ragione: Destra e Sinistra sono ormai simili a due squadre di football, che indossano maglie di colore diverso ma praticano lo stesso gioco, finalizzato alla conquista del potere per il potere. E che, oso aggiungere, sono sempre ben disposte ad un osceno biscotto in danno dell’Italia, tipo quello – già deprecato – fra Svezia e Danimarca all’Europeo 2004. Siamo nelle mani di un’Armata Brancaleone che – vedi film di Monicelli – rischia di finire impalata dai Saraceni, ma stavolta con tutto il Paese, a forza di scriteriate concessioni a chi vuole dominarci o distruggerci.

Per questo ammiro un video del Saturday Night Live, risalente all’anno scorso, che potrà apparire pervaso di un’irriverenza più acre ed estesa (le rampogne allora non mancarono), però contiene – forse al di là degli intenti – uno spirito di riscossa e di retribuzione molto gratificante. Ora più che mai. Io sono fiero di essere un falco, viste le colombe fasulle che non vogliono il colpo-su-colpo perché “si farebbe il gioco” dell’Isis e canaglia conforme. E fiero di avere una devozione per il superfalco John Wayne, che poco prima di morire si convertì al cattolicesimo e fece in tempo ad apprezzare Papa Giovanni Paolo II, per la palese tempra di condottiero capace – all’occorrenza – di prender l’armi (il Duca specificò “mitra”, maschile, credo di aver ancora quella sua intervista al periodico italiano «Gente»). Era un’epoca nella quale anche un umile sacerdote, non annoverabile fra le teste di Mazzi, poteva ricordare ai suoi discenti del liceo che “Vim vi repellere licet“:

Sette lustri dopo, sono stanco – quale battezzato – di sentire Pontefici che chiedono perdono a tutti, e perorano l’integrazione di tutti, anziché invocare energica protezione militare per le loro greggi, decimate da belve – orgogliosamente – assetate di sangue (salvo qualche serafico mònito a “fermare” le sevizie e gli stermini: chissà in che modo, di Grazia, visto che si sottolinea come il verbo “fermare” non significhi “bombardare”…).
Sono stanco di stronze decerebrate che vanno in zona pericolo a fare la pasionarie del cazzo contro l’Occidente, esponendo a gravissimi rischi i loro connazionali servitori dello Stato – come l’eroico Nicola Calipari – e facendo rimpinguare col riscatto le saccocce dei tagliatori di teste, nonché crocifissori.
Sono stanco di intellettualoidi, politicanti e imbrattacarte dei miei coglioni che, alle mattanze, vogliono che si reagisca ampliando l’accoglienza e perfino il “relativismo” (ha scritto proprio così, uno di loro, sul settimanale del pataccaro svizzero).
Sono stanco di bastardi rottinculo a cinque stelle, o una sola con cinque punte, che fanno l’apologia dell’abominevole barbarie terroristica addossando ogni colpa sul solito Bush e sullla solita CIA.

Quindi chiuderò citando il verbo di Mel Gibson (scritto da Shane Black), proprio colui che dieci anni fa – nonostante il politically correct cristianofobo – osò mettere in scena la Passione (Morte e Resurrezione). Nei panni di Martin «Lethal Weapon» Riggs – altri tempi, 1986, altri cops – lui diceva al suo compare:

Ti rendi conto che quelli l’ammazzano comunque, vero?” “Sì.” “E che se la rivuoi viva devi andare a strappargliela dalle mani.” “Sì, lo so.” “Allora si fa a modo mio. Si spara. E si spara per uccidere. E ne becchiamo il più possibile. Devi badare solo a non sbagliare un colpo.” “Non sbaglierò.” “Ti sporcherai di sangue in questa gita.” “Ma tu sei proprio pazzo… o sei davvero un killer perfetto?” “Ti devi fidare di me.

Marco Val (aka valorim.60)

5ae00fcbcf8d12538aba4c254f5e6728

P.S. (anche nel senso di «Pecorelle Sparse»)

– Da Twitter:

28 agosto 2014

  •  “Mare Nostrum diventerà FRONTEX PLUS. Barche dei trafficanti saranno distrutte”. Hanno scelto quel nome per dire che “preservano” i confini?

30 agosto 2014

  • Ieri si commemorava il martirio di Giovanni Battista, precursore di Gesù, mediante decapitazione. Per fortuna, sono cose di venti secoli fa.

Da Facebook

31 agosto 2014

  • Marco Valori ha condiviso lo stato di Guido Olimpio.
    In tutto questo largheggiare di intese e porgere l’altra guancia, poteva mancare un pellegrinaggio di Re Magi “destrorsi” dall’Erode coreano? (MV)
    “Cartoline dalla Corea del Nord. Una delegazione del Senato italiano guidata da Razzi ha visitato Pyongyang. Portato a Kim un dono (oltre ad un messaggio di Berlusconi trasmesso dallo stesso Razzi). Del gruppo faceva parte anche Salvini. Ecco le foto”.

 

Annunci