Anzitutto rinnovo il mio grato saluto a Marco, per aver paragonato la Missione ad un’isola felice; ed a Paolo, alias http://anchecheno.wordpress.com/, per aver fatto ingresso tra i Wolverines: unico risvolto positivo dell’Alba Rossa di lunedì 26 maggio.

Entrando in medias res, ringrazio altrettanto il Dottordivago per lo spunto canzonatorio offertomi sul suo blog “Il Panda deve morire”, con il post del 29/05/2014 “Beh? Cazzo c’è da guardare?” (il neretto nella citazione è mio, come pure l’estensione del corsivo):

Mettetela come volete, metteteci Renzi o Superman, ma se «per fa’ ‘e putènsa ghe va ‘e cilindra’» («per fare la potenza ci vuole la cilindrata», come dicono in qualche paese dei nostri dintorni, quando parlano di trattori), per fare il PIL bisogna lavorare.

(Ho iniziato commentando alcuni passaggi in quella medesima sede, ma la parte prevalente del mio sproloquio – legata al trionfatore delle europee – ho infine preferito dirottarla qui, per ragioni di opportunità ed esigenze di “iconografia”).

Dato che sono un liberale di destra nonché – per reazione – fascista zen alla John Milius (vedi film sopra omaggiato) e naturalmente alla John Wayne, adesso la lingua batte dove il dente duole; anziché, secondo tendenza attuale ed atavica, in ben diversi distretti corporei.

In effetti, a mia volta, comincio a credere che l’ex sindaco di Firenze sia entrato da comune terrestre nella cabina elettorale (anziché telefonica) e ne sia uscito come Nembo Kid, per esempio sbloccando l’impasse delle adozioni in Congo e mandando Supergirl Boschi a fare passerella umanitaria davanti ai media: mi sembra che manchi soltanto la consacrazione di un mural capitolino con la calzamaglia del kryptoniano (come già avvenuto per Papa Francesco, benché lui sia nella fascia anagrafica – al massimo – del padre celeste Jor-El).

montecitorio5Io comincio a crederlo solo ora perché sono pieno di retrivi pregiudizi; ma a sinistra (come in Rai) TUTTI sono convinti da SEMPRE, stando allo zelo profuso nello slinguazzare, che il giovanotto di Smallville piombato a Metropolis sia l’unico e solo Man of Steel: mi limito a citare Bersani, Civati, Vendola, Fassina (con la «a» finale, non lo sfanculatore dei vocianti tifosi granata al Filadefia, per la commemorazione di Superga). Tralascio la Wonder Woman della presidenza FVG, perché già in precedenza folgorata sulla via di Marasco (menestrello fiorentino; nds), convertitatasi al Vangelo (= Annuncio di salvezza) secondo Matteo e quindi cooptata nella democratica Justice League, con sicumera davvero mal riposta, quale numero due del Nazareno.

Forse tutto ciò accade perché Steel-Acciaio ha per loro un fascino speciale, quale traduzione del nome di battaglia (Stalin) con cui è passato alla storia l’anti-hitleriano della seconda ora e quindi liberatore del nostro continente Iosif Vissarionovich Dzhugashvili.
Nell’attuale situazione italiana, a cui il vecchio culto della personalità fa pure quello (parafrasando il Doc) un vibrante hand-job’s act , ho un motivo in più per ricordare di nuovo una straordinaria battuta del Piccolo Padre: “Poiché non posso avere la maggioranza, mi accontenterò dell’unanimità”.

D’altra parte (cioè guardando al “centro”, dove si vincono le elezioni, come a centrocampo si vincono le partite di football), Superman è un personaggio della Detective Comics, in sigla Dc; ed in questi giorni, per l’appunto, mi è toccato leggere:

Ecco la nuova Dc di Renzi: ceto medio e voto cattolico premiano il Pd.

(dalla testata web Linkiesta). Superomismo e nuova Dc, un paio di palle. Un paio di palle così ed il cerchio del consenso è chiuso, intorno al renziano «Centro di gravità permanente»; ma è chiuso pure il cappio dell’economia, visto il sollecito atto di vassallaggio – ad urne archiviate – nei confronti della Strangolatrice ex DDR: tra la vecchia Stasi di lei e la Tasi di lui (raddoppiata), Servizi “invisibili” e – rispettivamente – Servizi “indivisibili”, c’è molto più che una sinistra assonanza.

“Gli italiani lo hanno capito: serve stabilità” è la sentenza sputata da quel medesimo «Master of Puppets» che, tre anni fa, subdolamente costrinse alle dimissioni un esecutivo legittimato dal libero suffragio nazionale, per imporne uno gradito alle cancellerie e consorterie prevaricatrici. Stabilità sì, purché gestita da chi piace alla gente che piace.   kim-jong-renzi Si sente dire che il nuovo «Bambino d’oro» (come qualcuno, in riva all’Arno, chiamava Roby Baggio: dal «Golden Child» di Eddie Murphy), forte di un plebiscito se non da Cristo Salvatore almeno da Hristo Stoichkov, deve ora governare e fare le riforme perché “non ha più alibi”. Ecco, in tutta umiltà, se fossi tra codesti agitatori del turibolo, io opterei per iun’altra metafora: gli alibi, le attenuanti, alle brutte ipotesi i capri espiatorî (tipo il glorioso ed indòmito «Compagno G») non hanno MAI fatto difetto a quel proteiforme schieramento.

Resta solo da capire dove si possa aprire una crepa in ciò che l’opportunista d’area Nicola Ventola Vendola, con temerario sprezzo del ridicolo, ha definito “argine democratico” di questa consultazione; o, per rimanere nell’allegoria dominante fin dal titolo, in che cosa consista il verde minerale in grado di indebolire Matt of Steel, esponendolo all’ennesimo ritorno del Cavaliere Oscuro (che, tignoso da fare schifo, proprio non ci sta a farsi seppellire “con un paletto nel cuore”, come caldeggia – in un èmpito di Chinese Democracy – il molto onolevole Gabliele Lomagnoli di Vanity Fail e – ma va’? – Lepubblica): probabilmente la kryptonite risiede nella circostanza che al verde ci si trovi lo Stato, nonostante sia esattore inflessibile quanto è debitore ultra-moroso, e nonostante siano già state attuate coraggiose operazioni di taglio della spesa pubblica – con abbattimento dei privilegi – tipo la vendita di qualche scassone blu su eBay.
Di cui uno con Bersani dentro. (Ma anche questa, purtroppo, non è del sottoscritto; che può solo aggiungerci un riferimento allo sfasciacarrozze di «Goldfinger» ed alla pressatrice in cui finisce un contraddittore del villain).

Abbiamo già avuto il presunto idraulico «Super-Mario», del tutto incapace di porre conveniente riparo alle perdite. Con il punto debole dei conti pubblici e dell’economia, c’è “pericolo” che il rampante premier più veloce della luce si debba rintanare presto (sia pure non così presto come prospettava Beppe Grillo) nella Fortezza della Solitudine; o – peggio – che finisca al confino nella Zona Fantasma, insieme con il generale Zod e gli altri rottamatori rottamati del pianeta d’origine.

Una gufata? Certo. Dobbiamo pur meritarci l’etichetta di “gufi”, della quale – sempre in un èmpito di democrazia cinese, o nordcoreana – siamo stati più volte gratificati dallo SpecialOne viola (Piero Pelù, dopo la piccata replica sugli 80 euro, ha dichiarato che Berlusconi era molto meno insofferente alle critiche). Ma non sarà facile che salti fuori un’accusa di “prostituzione intellettuale”: se esiste, è tutta in favore del nuovo manovratore, partito dalla Leopolda, e ben si guarda dal disturbarlo.

Twitta, giulivo canarino, twitta; e continua a spacciare hashtags. Ma làsciaci almeno la libertà di tramare in punta di zampe alla maniera di Gatto Silvestro. E di nutrire fiducia nella riscossa di The Dark Knight, un anno prima che al cinema: da Red Dawn a Dawn of Justice.

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