May-Day, May-Day: ancora sulla scimmia del p.c.

Fa sempre piacere trovarsi sulla stessa lunghezza d’onda, con chi si riconosce quale proprio maestro. L’immagine qui sopra è tratta dalla pagina Facebook del Dottordivago, 30 aprile 2014; dove sùbito, e poi su Twitter, ho commentato così:
– “Somos-todos-macacos”: meglio che “Somos-todos-toros”, eh?
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(Va premesso che, per naturale disposizione, il sottoscritto è un cultore del fair-play: sul terreno di gioco e fuori, nel senso più ampio).

Quando si facevano le partite fra le classi, alle scuole medie, i ragazzi che si lamentavano del gioco maschio si beccavano appunto l’usuale replica “Il calcio non è uno sport per signorine”.
Adesso aggiungerei che, semmai, è per “figli di signorine”: mi riferisco a Gianni Brera quando ricordò in Tv, con ammirazione, che un grandissimo centravanti nerazzurro – già rossoblù con Gigi Riva, poi ritrovato in nazionale – era “un figlio di buona donna”, nell’area di rigore (gomiti alti e così via).

Il contegno tutt’altro che querulo di Dani Alves non è stato affatto valorizzato, ma bensì svilito dalla somma fregnoneria o ipocrisia di patetici imitatori, anche altolocati, e commentatori-prèfiche di pronto intervento (Carceriere della Sera e non solo); i quali hanno gonfiato e snaturato il lodevole understatement del terzino blaugrana, trasformandolo in uno stucchevole flash-mob di esibizionismo mediatico globale.

Oggi si è smarrito il senso delle proporzioni: non è possibile mettere sullo stesso piano coloro i quali inneggiano a Superga (65 anni fra tre giorni), provocando la commovente indignazione di Sandro Mazzola che – in prima elementare – vi perse il babbo, ed un tifoso cazzone in vena di goliardia anti-Barça: incivile, nessuno lo vuol negare, ma pur sempre goliardia. Che doveva succedere dopo la lattina di Moenchengladbach, ai danni di Roberto Boninsegna? Per non parlare di quei facinorosi che riescono ad intrufolarsi nello stadio con un armamentario da disfida di Barletta, da Ulster ai tempi dell’I.R.A. o da circuito di Silverstone.

La patria della tauromachia, e di mattanze – se possibile – ancora più efferate, ci viene indicata quale esempio di civiltà (dal suddetto altoparlante delle toghe rosse: vedi motivazione della sentenza di Bari, con la “B” maiuscola, relativa a procedimento in cui il Cav era semplice testimone). A questo punto mi aspetto che si applichi la blatteriana “tolleranza zero” pure nei confronti di coloro i quali continuino a prendere per il culo Antonio Conte, assoggettandoli a daspo vita natural durante: anche se lì si tratta di canizie, è comunque discriminazione (verrebbe da dire scriminatura) su di un connotato fisico.

La scimmia del p.c. ha ghermito questi Santa Ana, o santoni, e non li molla più.
Ma qui, alla missione di Alamo, non si alzerà mai bandiera bianca verso tale dittatura.

Dal precedente post riprendo quindi il concetto di “Circenses”, con una doppia valenza.
1) I calciatori sono i nuovi gladiatori (negli anni ruggenti, prima della diaspora agonistica, si usava non a caso l’espressione “intervento gladiatorio”); e non l’Esercito della Salvezza, tranne quella dalla retrocessione; tanto meno sono il Gay Pride, nonostante le ridicole polemiche sull’assenza di outing o coming-out (come se degli altrui orientamenti privati non ce ne fregasse, alla Funari, meno di un cazzo). La cornice di folla, mutatis mutandis, è sostanzialmente intonata allo spirito dell’evento come lo era nel Colosseo.
Già avevo accennato sul Panda, e riportato nel commento-postilla a «Scimmie ce sarete», l’essenza del saggio antropologico «The Soccer Tribe» di Desmond Morris. Nessuno può pretendere che il pubblico delle curve diventi indistinguibile dagli avventori della Sala da tè «Alla Luna d’Agosto»: la funzione sociale dello stadio è un’altra.

2) Il football è un formidabile strumento di propaganda: Panem (gli 80 euro) et Circenses. Vedendo la banana-per-due, fra Renzi e Prandelli, ho avuto il brivido di un flash-forward: non c’è pericolo di vincere in Brasile, malgrado quello spot irriverente cui manca solo un bello slogan “Gott mit uns”, ma è facile ipotizzare che l’esultanza per un trionfo a sorpresa sarebbe nuovamente smorzata, come dopo Berlino 2006, dall’invereconda parata del potere: tutti abbiamo negli occhi le giulive espressioni di Prodi-Veltroni-Melandri & C. dopo il salto alla Fosbury sul carro dei vincitori. Avevano appena preso il governo, ma sembrava fosse tutto merito loro.

I primi due citati, fra l’altro, sono in corsa per succedere a Tutankomun: Dio ce ne scampi, o almeno mi faccia avere il passaporto USA, con fondate speranze che «Jeb» alias John Ellis Bush (bellissimo nome da eroe western) diventi il mio presidente a fine 2016.
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Un tweet di giornata anche per concludere. Può sembrare avulso dal resto, ma c’è un filo rosso – ben poco occulto – che collega i diversi significati della sigla “p.c.”:

– Il Sole 24ore: “Cina prima economia al mondo nel 2014”.
Trattare i lavoratori come schiavi non è indispensabile; però aiuta.
Buon 1° Maggio.

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