Pubblico anche qui il mio intervento di oggi sul blog «Nerd’s Revenge», in risposta ad un altro – più lapidario – frequentatore, il quale si era dimostrato poco entusiasta (eufemismo) al sentir vociferare che il ruolo dell’agente 007 possa venir assegnato ad un attore black, Idris Elba.

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Ciao, WhitMy.

Sono un fan bondiano di stretta osservanza letteraria e cinematografica, dal 1977 («The spy who loved me» in prima visione). Ho l’opera omnia di Ian Lancaster Fleming e colleziono pure i suoi continuatori. Riguardo ai film, ti dico solo questo: posseggo la Collection dvd nella valigetta 24 ore, a immagine e somiglianza di quella super-accessoriata che c’era in «From Russia with love».

E, ciò che più conta, sono d’accordo con te.
Non si tratta certo di razzismo (accusa sovente rivolta – oggi – all’autore Ian Fleming), ma di essenziale rispetto filologico: il comandante Bond non può essere che bianco; così come il detective Shaft – o l’ispettore Tibbs – non può essere che nero.

Altrimenti, tanto varrebbe prendere Ashton Kutcher, invece del sommo Eddie Murphy, per dare volto ad Axel Foley in un altro «Beverly Hills Cop»; o portare sul grande schermo la serie anni ’60 «The Wild Wild West» affidando il ruolo dell’agente speciale James West – negli States appena usciti dallo schiavismo – al fresh prince Will Smith (ehm, signore, temo che quest’ultimo casting l’abbiano già fatto davvero).

Limitando il discorso ai personaggi principali della saga spionistica, abbiamo già avuto uno “M” donna – per copiare Stella Rimington, capo MI-5 anni ’90 – da «GoldenEye» a «Skyfall» (7 film); abbiamo avuto un Felix Leiter di colore nei primi due titoli con Daniel Craig (ma anche nel lontano remake fuori-serie «Never say never again», con Sean Connery); abbiamo conosciuto ed avremo d’ora in poi una Moneypenny di colore, la gradevolissima e bravissima Naomie Harris: sono tutte concessioni al politically correct, che mi sembrava potessero bastare. Senza trascurare – in fatto di scelte modaiole – l’avvento di un “Q” che pare un “I.Q.”, tanto è la rappresentazione icastica di quello che mi piace definire Nerd Power.

Eppure è così, Barbara Broccoli della EON – figlia dello storico produttore Albert “Cubby” Broccoli – non aveva affatto escluso l’ipotesi di poter cambiare i connotati etnici allo stesso 007, durante un’intervista rilasciata poco prima che uscisse «Skyfall». Le sue parole più o meno furono: “Il mondo si evolve. Niente vieta che, nel futuro, James Bond venga impersonato da un attore afro, asiatico o ispanico”.

Oltre che antirazzista, e senza sconfinare nella politica, io ho già detto di essere un liberale: nel modo di pensare e – mi auguro – in quello di esprimermi (la cosa che più mi sta a cuore è di non urtare, finché sia reciproco, la suscettibilità di alcuno).
Padronissima Mrs. Barbara di procedere un domani nel suddetto senso, quale detentrice dei diritti, con l’occhio attento alle variazioni demografiche globali e pertanto alle prospettive commerciali verso nuovi bacini di fruizione.
Padronissimo anche il sottoscritto di passare eventualmente la mano e di optare per un’altra sala del multiplex, magari in folta compagnia, sperando di contribuire a far – rispettosamente – tornare sui suoi passi la mia bella coetanea d’Oltremanica.

James Bond will return. Shaked, not stirred. (Hopefully).

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