Tutta questa apoteosi conformistica della “bellezza” esalta il mio rispetto per l’epitaffio di John Wayne: «Feo (=brutto), Fuerte y Formal».

Penso ad una battuta di «Argo», che suona più o meno così: “Vieni a Hollywood e vuoi spacciarti per qualcuno senza essere nessuno? Sei nel posto giusto”. Il Duca era estraneo a certi circoli, da fiera delle vanità, e se ne infischiava di tessere le pr: preferiva coltivare schiette amicizie fra la gente umile, stuntmen ed allevatori di cavalli, per esempio. Fece bene ad accettare il tardivo premio per «True Grit» (dopo i capolavori fordiani e hawksiani), anche nell’interesse del film. Ma se l’avesse rifiutato, come poi George C. Scott e (per motivi diversi) Marlon Brando, nessuno avrebbe potuto rivolgere il biasimo contro di lui.

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