N.B. – Il presente post è in realtà un commento all’articolo del Dottordivago «Servizio pubblico», da lui pubblicato il 27/02/2014 sul proprio blog «Il Panda deve morire»; del quale ultimo, all’occorrenza, il mio brogliaccio costituisce una sorta di dépendance.
Chi avesse la compiacenza di leggere, pertanto, è pregato di considerare il seguente sproloquio come se fosse in appendice alla predetta Sede principale.
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Prima di tutto, Doc, grazie infinite per la mega-promozione di questi giorni (e non solo), sostenuta anche da Maurizio e da Marco: voi siete davvero troppo gentili e generosi, io sono troppo confuso e imbarazzato.
Così imbarazzato che dovevo rispondervi collettivamente sul «Panda», ma adesso preferisco ripiegare su «Alamo»; il che mi permette altresì di esprimere gratitudine a Barbara – Bia, la quale mi ha sùbito onorato della sua attenzione, come già su Facebook (al pari di Pietro – Scurpenin che, da lupo di mare qual è, mi aveva scovato per conto suo).

E’ sempre piacevole citare una storica prima pagina di «Cuore», con la maxi-foto dello stato maggiore occhettiano al tavolo della dirigenza Pds e la didascalia: “Andiamo perfettamente d’accordo: basta che non si parli di politica”.

[Del resto anche venerdì scorso, per godersi la contesa fra D’Alema e Fioroni – sull’ingresso del Pd nel PES – mancava solo il popcorn, come ha scherzato un popolare battutista; così attirandosi la velenosa, quanto illuminante, reazione da parte del meno serafico tra i due contendenti interessati: “Stia attento al popcorn, perché lo vedo un po’ sovrappeso”.
Non ci voleva molto, in effetti, a sgamare il finto e tardivo sponsor del carismatico – ma troppo rampante – ex sindaco fiorentino, riconoscendo in lui il regista occulto dell’operazione «promoveatur ut amoveatur».
Se ce lo vogliono regalare, il “fuoriclasse” (ipse dixit), braccia aperte: sarebbe una roba tipo il passaggio di Seedorf giocatore dall’Inter al Milan.]

Con il “Blogger per signora” non è esattamente così, perché anche in politica (al di là di alcuni pur significativi distinguo, sulla stretta attualità e sul passato prossimo) resta un fondo comune, per identità di provenienza e affinità di prospettive.

Ma su tutto il resto, da Jennifer Aniston a scendere, è proprio difficile trovare qualche assenza di sintonia.
Il guilty pleasure, per esempio, di profondere tempo nella scrittura a scopo ludico e sociale. (Negli ultimi giorni, va precisato, io ero bloccato dall’influenza).

O il fatto di considerare Nando Martellini come il Sinatra del football in Tv: the Voice. Pari titolo, naturalmente, spetta ad Enrico Ameri per la radio. Con Bruno Pizzul e Sandro Ciotti, rispettivamente, degnissime alternative.
È vero che alcuni di noi hanno fatto in tempo a sentire anche il leggendario Niccolò «quasi gol» Carosio (che usava l’aulico “estremità” come eufemismo di “piedi”), ma portavamo ancora – letteralmente, almeno io – i calzoni corti.

Essi rimangono modelli irraggiungibili, di tempi irripetibili: quando era ben lontana la spalmatura della serie A in 2-4 giorni (su cui ho già espresso il mio scarso gradimento); quando la nazionale, non asservita alle esigenze televisive che da anni le impongono i riflettori del prime time, giocava quasi sempre di sabato (fasi finali a parte), sotto il sole del primo pomeriggio, e all’ultima ora di scuola si era già in clima pre-partita.

Le cronache troppo enfatiche (in diretta o, peggio, negli highlights) non vanno a genio neppure a me.
Ancora meno quelle da tifosi, seppur dichiarati. Un esempio per tutti, dall’ambiente juventino: considero Claudio Zuliani – aèdo bianconero per Mediaset Premium – un eccellente professionista a 360°, ma lo prediligo in veste di arguto commentatore (cazzaro il giusto) nei talk-show in chiaro, mentre giocano le altre squadre.
Solo per citare un altro grande dei bei tempi e non per irridere Zul, aggiungo che l’avvocato Peppino Prisco, parlando in generale, opinava non ci fosse cosa più bizzarra – l’eufemismo è mio – di un milanese che tifi Juve (congiuntivo presente perché è un aforisma immortale).
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Lo  “spruzzone” è un termine che non conoscevo, direi un sinonimo del meneghino “cagotto”: hanno entrambi un’intensità espressiva che mi fa molto ridere, di per sé; figuriamoci entro una gag verbale del Dottordivago o una gag fisica di Massimo Boldi.

Sulla cara vecchia carta non potrei essere più d’accordo. Anch’io devo scaricare alcuni e-book delle Edizioni Delos con racconti “apocrifi” di Sherlock Holmes (uno dei miei eroi: ho l’opera omnia di Sir Arthur Conan Doyle e parecchi titoli dei suoi continuatori), ma pensavo già di riversarli artigianalmente su fogli A4 e poi rilegarli, prima di mettermi a leggerli (sticazzi se i serbatoi di inchiostro costano un botto, vanificando in parte il modico download a € 0,99 per ogni storia).

Ecco che cosa scriveva venerdì Moreno Burattini, sceneggiatore e curatore di un’altra testata bonelliana (Zagor), su Twitter-Facebook:

“Una volta tutti i giorni arrivava la posta e c’erano lettere, riviste e pacchetti che aspettavo con ansia. Di carta, intendo”.

Ed ecco che cosa replicava, su Fb, all’obiezione che per gi alberi sia meglio così:

“Non credo che costruire un computer (plastica, metalli, energia, acqua) abbia un impatto ambientale minore e inquini meno che stampare un libro sulla riciclabile carta ottenuta da alberi coltivabili”.
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Mi ricordo un pezzo degli anni ’80: «Faccia da pirla», cantato da tale Charlie (vi risparmio il link Youtube).
Anch’io mi faccio un po’ quell’impressione, nella foto che inalbero navigando: saranno gli occhiali di riserva alquanto démodé o l’attaccatura dei capelli troppo alta, sarà la sovraesposizione perché ero accanto alla finestra baciata dal sole, o il fatto che dovessi ancora togliere – non per trucchetti Cavallereschi – la pellicola protettiva dall’obiettivo della webcam (del resto pure l’immagine di «Alamo», in formato più grande dell’originale,  mi è uscita sgranata)…
Quien sabe?

Però ormai la mia inter-faccia web è quella, ci sono affezionato e sono un po’ restìo ad accantonarla: il tourbillon delle cosiddette pic mi sembra un vezzo squisitamente – in ogni senso –  femminile.
(Oddìo, sta proprio arrivando l’8 marzo: si salvi chi può).

Come disse una volta Montanelli, in Italia niente è più definitivo di ciò che sia stato introdotto come provvisorio.

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