Quando una celebrità si caccia nei guai, come Justin Bieber che riproduceva dal vero “The Fast and The Furious”, i TG non si negano mai la soddisfazione di suggellare il servizio attingendo al repertorio del più bislacco moralismo, non disgiunto da invidia sociale: “troppo ricco e troppo presto”. Per gareggiare su strada, non occorre essere una popstar né avere la Lamborghini: basta essere giovani e, soprattutto, dissennati.

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In alcuni telefilm polizieschi che ho intravisto, tipo «CSI Miami» o «Criminal Minds», talvolta i detective – soprattutto del gentil sesso – si compiacciono di prospettare ai delinquenti arrestati un destino di abusi sessuali, in carcere; come se quella fosse una pena accessoria ormai istituzionalizzata. Questa cosa a me dà il voltastomaco. La funzione retributiva della pena si dovrebbe attuare privando il reo della libertà o perfino della vita, mai dell’umana dignità. Personalmente, trovo molto più onesto lo sbirro di Clint Eastwood che, agguantato un capobanda assassino in «The Rookie», gli appoggia la pistola in fronte e dice: “Ci saranno cento motivi per i quali io non ti debba uccidere; ma in questo momento non me ne viene in mente neanche uno!”.

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