2 di 2 – “Bad strawberries / Le fragole fanno male”

24 aprile 2018

Il titolo qui sopra è naturalmente una mia libera contaminatio, fra il celebre mònito (“Bad dates / I datteri fanno male”) rivolto dall’egiziano Sallah a Indiana Jones nel capostipite della serie, l’ineguagliato “Raiders of the Lost Ark” (vedi clip), ed il ben noto film del 1970 “The Strawberry Statement”, in edizione italiana “Fragole e sangue”.
Quest’ultima è una delle opere più significative sulla contestazione studentesca negli USA ed aveva come protagonista femminile Kim Darby che, l’anno prima, aveva affiancato John Wayne in “True Grit”: una vera U-turn, per la giovanissima attrice, visto che il Duca era considerato un superfalco reazionario ed aveva perfino ricevuto da non ricordo quale ateneo, occupato, un premio beffardo per l’interventismo del suo “The Green Berets” (accettando peraltro la patacca e andando a ritirarla personalmente, ma a bordo di un carro armato M4 Sherman, perché il magnifico senso dell’ironia non poteva essere disgiunto dall’istinto di conservazione).

Sto facendo un ampio excursus fuori dal seminato, ma è proprio questo che rende irrinunciabile avere sull’internet un autonomo diario personale (nato proprio sulla falsariga del DottorDIVAGO, blogger de “Il Panda deve morire”): i social media ti garantiscono immediatezza e visibilità, un senso di connessione urbi et orbi in tempo reale, ma lì anche quando tu disponga di più tempo libero non ti puoi permettere sproloquî formalmente un po’ anarcoidi (e devi anche sottostare a precisi vincoli, di carattere neopuritano e politically correct).

Alamo, oltre che – passatemi qualche formula trita – un luogo dell’animo, costituisce il mio buen retiro nel cyberspace, “far from the madding crowd” (della quale – beninteso – faccio a mia volta parte), rappresenta il mio “làthe biòsas / vivi nascosto” di matrice epicurea; in altre parole, è l’antidoto alla sovraesposizione di quello che Andrea Cangini, già direttore della Nazione e neo-senatore di Forza Italia, ha definito “l’eterno presente” della relazione social 24/7. Qui si apprezza il fascino delle parole in fieri, magari sovrabbondanti e iterative, che in una sorta di “stream of consciousness” – poi aggiustato il più possibile – si tirano l’un l’altra come ciliegie (o come fragole/datteri, però senza il veleno sopra); del resto nulla toglie che quanto vado scrivendo ora, per esempio, esca in séguito anche sulla personale  bacheca Facebook (l’inverso di quando ne riporto qui i centoni), debitamente sfrondando il tutto e focalizzandolo su Indiana Jones.

Tornando a quest’ultimo, perché la commistione ortofrutticola di cui sopra? Perché sto provando a indovinare: nel quinto atto – ancora non meglio definito – dell’epopea avventurosa, che Steven Spielberg inizierà a girare a primavera 2019 per arrivare nelle sale un anno dopo (e che purtroppo, sia pure con il promesso lieto fine rispetto a Star Wars VII, io sento come il “Gran Torino” di Harrison Ford, in quel ruolo), il professor Henry Walton Jones Jr. dovrà a sua volta affrontare la contestazione giovanile del 1968 e dintorni; e dovrà farlo nella posizione di Decano del Marshall College, essendo già diventato “Assistant Dean” alla fine del quarto film (neppure escluderei la gag “Dean Jones”, nome di un popolare attore disneyano anni ’60, tanto più che ora anche Indy è in forza alla Disney, come in una college-comedy anni ’80 c’era la gag del “Dean Martin”). D’altronde erano o non erano “formidabili” quegli anni, come recita un fondamentale testo di Mario Capanna, e quindi sono o non sono adatti ad uno storytelling “fantastico”?
Anzi, forse saranno proprio i moti di protesta, e le relative repressioni, uno dei motivi che indurranno Jones a lasciare – momentaneamente – l’università per una nuova avventura attraverso il mondo. Con quale “McGuffin”, come Hitchcock amava chiamare il pretesto diegetico motore dell’azione, God only knows.

(Poi, magari, ci sarà anche un altro piano temporale dedicato all’archeologo da giovane, in vista del definitivo recasting futuro, e speriamo che sia con qualcuno di vagamente somigliante a Ford, com’era River Phoenix nel prologo adolescenziale di “Last Crusade” e come invece non mi sembra Alden Ehrenreich nell’imminente “Solo: a Star Wars story”).

Lo riconosco, la mia non è certo una profezia tanto aleatoria, da scommetterci sopra. Nel 2019-20 saranno passati 11-12 anni dalla precedente release dell’avventuriero (“The Kingdom of the Crystal Skull”, 2008), ambientata nel 1957, e se nel prossimo episodio si immaginerà che per il character – sia pure più giovane del suo interprete – sia passato altrettanto tempo, non potremo che trovarci in piena epoca sessantottina.
Insomma, nel film della decade passata, lo sceneggiatore David Koepp aveva inserito come villains i sovietici della guerra fredda (già affrontati da Indiana Jones in un videogame) e messo sullo sfondo qualche riferimento al maccartismo, tipo i cartelli “Better dead than red” e così via (con scrupoli di oggettività – suoi e del democratico Spielberg – che non bastarono comunque ad evitare che il sinistro Sean Penn, presidente di giuria a Cannes, snobbasse l’anteprima del grande ritorno).
Stavolta credo che l’autore del copione difficilmente rinuncerà ad inserirvi come cornice iniziale la rivolta partita da Berkeley, il Flower Power degli hippies, le cartoline-precetto per il Nam date alle fiamme in piazza, etc… Tutto senza calcare i toni, naturalmente, visto il tono ameno di tutta la saga (mantenuto anche nella truculenza del secondo episodio, “Temple of Doom”).

In cauda venenum (nel senso di rabbia reattiva, dal canto mio). “Bad strawberries / Le fragole fanno male”, nondimeno, perché sappiamo bene quale fu il tossico frutto di quella stagione tumultuosa fine anni ’60, mezzo secolo esatto indietro nel tempo (quanto ce la meneranno, con il glorioso anniversario, Dio solo lo sa): la strategia terroristica vòlta ad instaurare il comunismo attraverso una nuova guerra civile, per portare a compimento la pulizia etnica perpetrata tre decenni prima dalla razza superiore gappista e gabellata per patriottica Resistenza (“erede del “Risorgimento”) contro il nazifascismo. Non basta. Dopo aver garantito ai vili assassini come la Balzerani una risibile retribuzione penale (accompagnata da un abominevole avanzamento sociale e da un’infame idolatria mediatica), altri avrebbero proseguito la stessa lotta continua, fino a questi giorni, con diversi mezzi ma con il medesimo disprezzo per la maggioranza del popolo sovrano.

Domani le strade e le piazze saranno monopolizzate dalle bandiere rosse, con il valore aggiunto della kefiah:  d’altronde sia Stalin che il Gran Muftì furono alleati del Führer, soprattutto nel perseguire la Soluzione Finale.

Non sono migliori, in ogni caso, quelli che glorificano Churchill e Dunkirk, al cinema, mentre nella realtà sono così turpemente nichilisti da resuscitare il Progetto Lebensborn di Heinrich Himmler. “L’ora più buia” è questa, e non da oggi.

Noi della Missione, viceversa, celebriamo il San Marco del martirologio cristiano, e della Repubblica che difese la civiltà occidentale; noi di Alamo rendiamo onore alle unità da sbarco della nostra Marina Militare (il reggimento, già battaglione, e la brigata tutta) che dall’Evangelista presero denominazione.

Buona Festa a tutti, nel senso appena detto, e felice onomastico all’interlocutore unico di chi scrive (nonché, s’intende, agli altri eventuali Marco qui di passaggio).

 

Marco Valori

1 di 2 – “Okay, Houston, we’ve had a problem here”

24 aprile 2018

Tex Ritter, che già aveva mirabilmente interpretato la ballad di “High Noon / Mezzogiorno di fuoco”, proprio nella colonna sonora di esso (quantunque poi sarebbe stata l’incisione di Frankie Laine a rendere “Do not forsake me” un long-seller planetario), nel 1956 pubblicò per primo questa “Remember The Alamo” della folk singer-songwriter texana Jane Bowers, dalla celebre esortazione del generale Sam Houston, come lato B di “Gunsmoke”.

Non poteva essere che quel titolo, a riaprire la nostra Missione dopo ben sei mesi di totale inattività, perfino nelle trasposizioni da Facebook: tra l’altro, l’imperativo mi suona pure come una sorta di “Memento Blog”. La chiusura temporanea, non programmata, era dovuta agli inconvenienti di Pc già riferiti nell’ultimo post, “Contrordine, compagni!”, e al mio perseverare – anche dopo la soluzione dei medesimi – nell’uso esclusivo dello smartphone, più comodo in generale (anche per sfruttare scampoli di tempo libero) ma molto meno congeniale – almeno a me – per gestite un dominio WordPress (soprattutto nella parte iconografica e nel layout generale della pagina).

“Okay, HOUSTON, we’ve had a problem here” (questa la vera comunicazione – stracitata, in forma ridotta – di John ‘Jack’ Swigert dell’Apollo 13 al Manned Spacecraft Center presso la Baia di Galveston), ma ormai è acqua passata: la USS Iwo Jima – nome carico di suggestioni wayneastwooodiane – ci ha finalmente recuperati. Insomma, uscendo dalle epiche metafore tra storia e cinema, ora sto per rimettere in postazione il notebook ed ho pure acquistato un tablet economico, quale dispositivo dalle caratteristiche intermedie (sempre sperando di non ritrovarmi ostile tanta tecnologia, come Jerry Lewis nella sua perenne lotta con oggetti e apparecchi varí; e soprattutto augurandomi di non venir depredato dalla subdola rapacità degli operatori).

Ringrazio molto chi ha continuato a tenere d’occhio questa pagina, formulandomi anche augurî di buon anno, in un commento di cui purtroppo non avevo ricevuto, diversamente dal passato, segnalazione via e-mail: l’ho scoperto non molti giorni fa, consultando un altro blog WordPress e cliccando per caso sulle notifiche della medesima piattaforma, e ci tengo a ricambiarlo almeno adesso, per gli 8/12 del 2018 che ancora abbiamo davanti. Non senza chiedere venia in pubblico, come già fatto in privato.

Desideravo tornare “operativo” proprio in questi giorni, nei quali si festeggia la nostra Liberazione: o meglio la nostra Indipendenza, dai messicani (e relativa “macelleria”, come ebbe a stigmatizzare Ferruccio Parri riguardo a Piazzale Loreto). Non si ripeterà mai abbastanza che il 21 aprile 1836 ebbe luogo la riscossa di San Jacinto, località che dista dall’attuale Houston una trentina di chilometri. Fu lì che il generale epònimo della stessa “capitale” NASA, appunto Samuel Houston, trascinando i suoi con il sullodato grido “Ricordatevi di Alamo!”, sgominò le forze di Antonio López de Santa Anna in una vera e propria battaglia-lampo (18 minuti, si racconta), facendo sì che il dittatore catturato firmasse la Dichiarazione di indipendenza del Texas (di cui il vincitore divenne presidente); Repubblica che tuttavia non fu mai riconosciuta da Ciudad de México e dovette affrontare strascichi di revanscismo sia prima che sùbito dopo l’ingresso nell’Unione (1845).

Durante il periodo sovrano della Stella Solitaria, pre-USA, è ambientato uno fra i più esaltanti western del Duke, nel ruolo di un capitano dei Texas Rangers: “The Comancheros”, di Michael Curtiz, 1961.

L’ideale, secondo mia intenzione, sarebbe stato riapparire esattamente sabato 21; ma la mattina ebbi da assistere i muratori, in casa, ed il pomeriggio-sera fui piantato in asso dal wi-fi (Jerry, Jerry…).
Poco male. Il periodo è pur sempre quello, anzi ho acquisito – o meglio rivangato – ulteriori elementi discorsivi e polemici, tanto da rendere opportuno il frazionamento del presente post. Senza guadagnarci niente, a differenza della coppia Sorrentino-Servillo; i quali, dieci anni dopo “Il Divo” (e dodici anni dopo “Il Caimano” di Moretti), lanciandosi nell’audace impresa di sputtanare anche il Cav, fanno uscire “Loro” metà oggi e metà il 10 maggio, due biglietti per un solo film. Son tutti “Non s’interrompe un’emozione”, con il fatturato degli altri.

Più che mai, viva il Texas libero!  Sigla (di Elmer Bernstein):

 

Marco Valori (segue)

 

“Contrordine, compagni!”

Salve a tutti i (25 meno 24) lettori di Alamo.1y1dza

Ieri, rispondendo a Marco sotto l’ultimo breve post, avevo scritto che probabilmente non avrei potuto aggiornare il blog finché i tecnici non mi avessero riconsegnato il pc.

Contrordine, compagni. Bruce Banner poteva aspettare due altre settimane, ma gli ultimi eventi lo hanno trasformato definitivamente in Hulk: the one and only Lou Ferrigno, naturalmente, o magari Hulk Hogan, visto che entrambi sono fra le poche figure dello showbiz a sostenere Trump (non certo Mark Ruffalo, che si prestò a quella marketta demonizzatrice con quasi tutti gli Avengers).

Quindi ci si adatta alle circostanze (lèggasi il mini-schermo del cellulare) e si ricomincia a pubblicare anche qui, oltre che sui più agevoli social media.

Da oggi 18 ottobre, la timeline dovrebbe espandersi sia in avanti, con i nuovi frammenti, che a ritroso, per recuperare quanto già pubblicato su Facebook (ed in parte su Twitter) dopo Ferragosto.

Scusate se, per forza di cose, sarà tutto un po’ più magmatico del solito e meno vivace sul piano iconografico: appena possibile, cercherò di sistemare ed integrare (nonché frazionare, se necessario).

1y1dza

Ieri, rispondendo a Marco sotto l’ultimo breve post, avevo scritto che probabilmente non avrei potuto aggiornare il blog finché i tecnici non mi avessero riconsegnato il pc.

Contrordine, compagni. Bruce Banner poteva aspettare due altre settimane, ma gli ultimi eventi lo hanno trasformato definitivamente in Hulk: the one and only Lou Ferrigno, naturalmente, o magari Hulk Hogan, visto che entrambi sono fra le poche figure dello showbiz a sostenere Trump (non certo Mark Ruffalo, che si prestò a quella marketta demonizzatrice con quasi tutti gli Avengers).

Quindi ci si adatta alle circostanze (lèggasi il mini-schermo del cellulare) e si ricomincia a pubblicare anche qui, oltre che sui più agevoli social media.

Da oggi 18 ottobre, la timeline dovrebbe espandersi sia in avanti, con i nuovi frammenti, che a ritroso, per recuperare quanto già pubblicato su Facebook (ed in parte su Twitter) dopo Ferragosto.

Scusate se, per forza di cose, sarà tutto un po’ più magmatico del solito e meno vivace sul piano iconografico: appena possibile, cercherò di sistemare ed integrare (nonché frazionare, se necessario).

20 ottobre 2017

Via la maschera, il PREDATORE si rivela per quello che: “un mostro schifoso!” (“one… ugly motherfucker!”).

——-

Che cosa avrebbe detto lo scorretto stand-up anni ’80 Andrew “Dice” Clay?Immagino qualche piccante doppio senso, tipo “HOLY WOOD”.

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Hollywood sembra popolata da alieni, ma innocenti come E.T., e da un indigeno predatore “guilty as sin”.
ALIEN(S) versus PREDATOR.

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“Il Var, l’Avar e… l’Avatar” è una gag scontata. Ma ora, guarda caso, nelle prime 3 posizioni di Serie A trovi sfumature di blu.

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I soloni PC (in ogni senso possibile), con la benedizione bergogliana, darebbero l’immediato Ius Soli perfino a “Rosemary’s Baby”.

———-

Possono celebrare tutti i cazzo di riti congressuali che vogliono, almeno per ora, ma di sicuro TUTTO QUESTO NON SI CANCELLERÀ MAI.

———

Un’alternativa ai triti Leatherface, Michael Myers, Jason Vorhees, Freddy Krueger, Ghostface…?

Questo Halloween sii P.C. Padoan.

 

———-

Qui serve ordine… Qualcuno sa dirmi, per cortesia, quando sarà disponibile il Nuovo Catalogo Bolaffi delle Vittime-di-Weinstein?

———-

Pubblicato il carteggio di Obama con la GF del college.
Passare dal mondo di Tom Clancy a quello di Liala… Certo sono cazzi, eh?

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19 ottobre 2017

Nel Regno dei Cieli, i farisaici lapidatori di Weinstein saranno preceduti dai pubblicani e dalle medesime “vittime” di Weinstein.

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Un mio amico di Twitter, tempo fa, aveva su Facebook una sapida rubrica intitolata “Canzoni (non) per caso”.

 

———-

Su un fascicolo del Mef leggo l’inutile anglicismo SCHOOL BONUS. Eppure la lingua ufficiale era l’italiano, “last time I checked”.

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Sorrentino che mette come titolo un pronome di terza persona plurale, “LORO”, ma senza il verbo: “A me Carpenter me spiccia casa”.

———-

Susan Seidelman, nel 1989, girò “LEI, il Diavolo” (“She-Devil”).

Paolo Sorrentino, nel 2017, gira “LORO” (sottinteso “I Diavoli”).

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18 ottobre 2017

La linea di demarcazione fra il corteggiamento e le molestie è sottile, anzi evanescente; come gli scrupoli etico-deontologici di quelli che la sfruttano per tentare atti di gambizzazione politica (demagoghi PC, legulei, pennivendoli) o di individuale predazione pecuniaria (le autoproclamate vittime innocenti).

Bei tempi, per tutte le Donne, quando al civico 1600 di Pennsylvania Avenue c’era quel sodale degli infibulatori…

http://www.occhidellaguerra.it/dietro-le-accuse-molestie-trump-ce-lavvocato-amico-della-clinton/

———-

Qualcuno penserà che, a scanso di guai, convenga anticipare. Sooner is better.

———-

“Gli italiani non muoiono mai…”, ha stigmatizzato il ministro dell’economia. È vero, sì, ma esclusivamente per una categoria ben definita.

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17 ottobre 2017

SOB… Ero così affezionato allo stereotipo della bella che, di fronte alle avances del potente, gli rovescia il drink addosso…

———-

Le foeminazi, rivendicando “Il corpo è mio e lo GESTISCO io”, sono proprio quelle che formalmente ne parlarono come di un’azienda.

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16 ottobre 2017

L’onestà di Hanoi Jane Botteri: “INCREDIBILE silenzio di Trump su Weinstein”. Qualunque cosa dicesse, la userebbero contro di lui.

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Sento Hanoi Jane Botteri coinvolgere Trump, nel caso Weinstein. Il cerchio si stringe, il set-up si fa palese. Fui facile profeta.

———-

“Because I think you’re a sexist, misogynist dinosaur”.

NON provate ad imporre la revisione di OO7.

———-

L’unico caso di “folletto” (islandese, come la chiamano) molestato da un “orco”.

https://www.vanityfair.it/people/mondo/2017/10/16/bjork-molestata-regista-danese-denuncia-lars-von-trier-foto

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Fo, diciamola tutta: Cristoforo Colombo scaraventò perfino un capo indiano giù dalla finestra; per poi fare in modo che sembrasse una “morte accidentale” (o suicidiaria).

Purtroppo quel colonialista “torturatore” nonché “assassino” dell’irriducibile ribelle native-american, pretestuosamente accusato di un massacro, è ormai all’inferno da cinque secoli; ma perché trattenersi? Si chiamino a raccolta 800 prestigiosi intellettuali, che solo i reazionarî definirebbero “FIRMAIOLI FORCAIOLI DEL CAZZO”, e si rediga un bel documento che irroghi al reprobo invasore genovese anche la meritatatissima damnatio memoriae.

Soltanto allora si potrà titolare “Giustizia è fatta”.

http://www.imolaoggi.it/2017/10/15/jacopo-fo-cristoforo-colombo-come-riina-nicola-porro-sei-peggio-di-tuo-padre/

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Questo iconico “giro di giostra” formato Gif è tratto dal film “CAREER OPPORTUNITIES”, 1991, in italiano “Tutto può accadere”.

Beninteso, l’uso della presente mmagine – e dei due titoli – è puramente simbolico: NON si intende affatto coinvolgere l’incantevole Jennifer Connelly nel caso hollywoodiano del momento).

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“SHE CRIES AND FUCKS” (traduzione di “Chiagne e fotte”).

Anzi, “THEY ALL CRY AND FUCK”.

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15 ottobre 2017

E se, penalmente (mutatis mutandis), finisse come per “Hurricane” Rubin Carter, il pugile?

http://canadafreepress.com/article/hurricane-harvey-damage-spreads-in-hollywood

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Ecco, a questo punto non si può più fare finta di niente: quella cosa della “MECCA”, sia pure “del Cinema”, ormai è insostenibile.

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Questo è ormai l’annus horribilis di Hollywood: nei primi mesi il Gran Casino degli Oscar e negli ultimi il Grande Casino e basta.

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La mia ammirevole conterranea Rose McGowan da Certaldo, attualmente grande accusatrice di Harvey Weinstein, all’indimenticabile corteo di quando ella militava nel Salvation Army e (anche se qui lui non si vede) era spiritualmente legata all’integerrimo pastore metodista Brian Hugh Warner, noto ai più con il nome che aveva assunto da religioso: Marilyn Manson.

http://m.ilgiornale.it/news/2017/10/15/tornano-virali-i-video-hard-dellaccusatrice-di-weinstein/1452738/.

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Onore a Bruno Contrada, servitore dello Stato.

Ignominia sui persecutori e sui protervi calunniatori al di sopra della Cassazione.

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“Body Double” (“Omicidio a luci rosse”) OST.

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Il ruggito della…

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Who? What? When? Where? Why?

WHORES!

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Fino a poco tempo fa, poche definizioni mi sembravano tautologiche come quella di Giovanni XXIII: “Il Papa Buono”.

E mi sbagliavo.

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LEGAL EAGLE come R. Redford: “Sono un avvocato: le parole ben scelte sono i ferri del mio mestiere”.

http://m.ilgiornale.it/news/2017/10/15/ce-un-assalitore-sessuale-hillary-e-la-gaffe-clamorosa-attacca-trump-c/1452575/

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Iosif Vissarionovič Džugašvili, in arte Stalin, si sta rivoltando nella tomba per quest’assenza di garantismo.

https://www.mediaite.com/online/breaking-the-academy-has-kicked-out-harvey-weinstein/

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“Cara” Delevingne, NOI saremmo “parte del problema”? SIETE VOI, e le global-foeminazi, che valorizzate il detto “CHIAGNE E FOTTE”.

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Qui non sarà varata una “Operazione Ira di Dio”, per giustiziare i terroristi all’estero.

Nessuno avrà mai le palle di Golda Meir.

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Ci sono 35 ASSASSINI, dei due colori, impuniti all’estero.

Dio, quanto vorrei si procedesse come gli Israeliani dopo Munich ’72…

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14 ottobre 2017

L’immancabile esperta, sul caso del momento: “Non è un maniaco sessuale ma un PREDATORE sessuale”.

Sì, certamente: IN-DIANA-JONES.

Ovvero “I Predatori della Virtù petduta” (se preferite l’assonanza volgarotta, ” – della Sorca perduta”).

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“L’ORCO NEL FORNO”

Sabato 14 ottobre. Poco prima delle 20 mi sintonizzo sul canale all-news (in chiaro sul digitale terrestre) del famoso magnate australiano.

Pochi minuti e va in onda un bel servizio forcaiolo sul caso Weinstein. La redattrice foeminazi snocciola una serie di perle che riporto di séguito, a caldo, in maniera concettualmente fedele ed anche pressoché testuale (in maiuscolo le espressioni pregnanti, delle quali sono assolutamente certo):

– “Il giudizio ‘COSÌ FAN TUTTE’ prevale su quello ‘COSÌ FAN TUTTI’, perché tuttora vige ovunque UN SISTEMA DI POTERE MASCHILISTA”;

– “Hillary Clinton si è detta DISGUSTATA dallo scandalo ed ha auspicato che tutte le vittime di molestie trovino IL CORAGGIO DI USCIRE ALLO SCOPERTO”;

– “Un punto a favore del produttore è che, DI FRONTE AL MACHISMO ARROGANTE DI TRUMP, L’AMERICA HA FATTO SPALLUCCE. Ma forse Hollywood, stavolta, potrebbe dare alla vicenda UN LIETO FINE, CON L’ORCO NEL FORNO E LE PRINCIPESSE SALVE”.

L’ erinni ha chiuso il suo pistolotto proprio con queste rivoltanti farneticazioni isteriche, “L’Orco NEL FORNO” (da brava foeminazi) e “LE PRINCIPESSE salve” (qui vi risparmio lo scontatissimo, triviale rimando ad un’altra favola della buona notte).

Probabilmente soltanto la fascia protetta l’ha dissuasa dal ricordare a tutte le consorelle l’aureo aforisma dei muri anni ’70: “Il cazzo c’inquina” (e in questo caso vi faccio grazia dell’abusata replica sulla “t’ombola”).

Non è un capolavoro di anti-giornalismo? I fatti – o presunti tali – NON separati dalle opinioni.

Però soprattutto, a proposito di “fatti” (e di “fattoni/e” intossicati/e da vetuste ideologie venefiche), c’è una totale assenza di separazione di “Sky”, da “Lucy” prima e da “Diamonds” dopo.

 

George Clooney, che “si è scopato mezza Hollywood” (Gherarducci della Gialappa’s, anni fa) dichiara Weinstein “INDIFENDIBILE”…

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Che mondo sarebbe, senza la cioccolata spalmabile?

E che fiction sarebbe (Rai 1 o Canale 5) senza spalmarci sopra l’Onorata Societá?

20 ottobre 2017

Via la maschera, il PREDATORE si rivela per quello che: “un mostro schifoso!” (“one… ugly motherfucker!”).

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Che cosa avrebbe detto lo scorretto stand-up anni ’80 Andrew “Dice” Clay?Immagino qualche piccante doppio senso, tipo “HOLY WOOD”.

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Hollywood sembra popolata da alieni, ma innocenti come E.T., e da un indigeno predatore “guilty as sin”.
ALIEN(S) versus PREDATOR.

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“Il Var, l’Avar e… l’Avatar” è una gag scontata. Ma ora, guarda caso, nelle prime 3 posizioni di Serie A trovi sfumature di blu.

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I soloni PC (in ogni senso possibile), con la benedizione bergogliana, darebbero l’immediato Ius Soli perfino a “Rosemary’s Baby”.

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Possono celebrare tutti i cazzo di riti congressuali che vogliono, almeno per ora, ma di sicuro TUTTO QUESTO NON SI CANCELLERÀ MAI.

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Un’alternativa ai triti Leatherface, Michael Myers, Jason Vorhees, Freddy Krueger, Ghostface…?

Questo Halloween sii P.C. Padoan.

 

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Qui serve ordine… Qualcuno sa dirmi, per cortesia, quando sarà disponibile il Nuovo Catalogo Bolaffi delle Vittime-di-Weinstein?

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Pubblicato il carteggio di Obama con la GF del college.
Passare dal mondo di Tom Clancy a quello di Liala… Certo sono cazzi, eh?

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19 ottobre 2017

Nel Regno dei Cieli, i farisaici lapidatori di Weinstein saranno preceduti dai pubblicani e dalle medesime “vittime” di Weinstein.

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Un mio amico di Twitter, tempo fa, aveva su Facebook una sapida rubrica intitolata “Canzoni (non) per caso”.

 

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Su un fascicolo del Mef leggo l’inutile anglicismo SCHOOL BONUS. Eppure la lingua ufficiale era l’italiano, “last time I checked”.

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Sorrentino che mette come titolo un pronome di terza persona plurale, “LORO”, ma senza il verbo: “A me Carpenter me spiccia casa”.

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Susan Seidelman, nel 1989, girò “LEI, il Diavolo” (“She-Devil”).

Paolo Sorrentino, nel 2017, gira “LORO” (sottinteso “I Diavoli”).

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18 ottobre 2017

La linea di demarcazione fra il corteggiamento e le molestie è sottile, anzi evanescente; come gli scrupoli etico-deontologici di quelli che la sfruttano per tentare atti di gambizzazione politica (demagoghi PC, legulei, pennivendoli) o di individuale predazione pecuniaria (le autoproclamate vittime innocenti).

Bei tempi, per tutte le Donne, quando al civico 1600 di Pennsylvania Avenue c’era quel sodale degli infibulatori…

http://www.occhidellaguerra.it/dietro-le-accuse-molestie-trump-ce-lavvocato-amico-della-clinton/

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Qualcuno penserà che, a scanso di guai, convenga anticipare. Sooner is better.

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“Gli italiani non muoiono mai…”, ha stigmatizzato il ministro dell’economia. È vero, sì, ma esclusivamente per una categoria ben definita.

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17 ottobre 2017

SOB… Ero così affezionato allo stereotipo della bella che, di fronte alle avances del potente, gli rovescia il drink addosso…

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Le foeminazi, rivendicando “Il corpo è mio e lo GESTISCO io”, sono proprio quelle che formalmente ne parlarono come di un’azienda.

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16 ottobre 2017

L’onestà di Hanoi Jane Botteri: “INCREDIBILE silenzio di Trump su Weinstein”. Qualunque cosa dicesse, la userebbero contro di lui.

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Sento Hanoi Jane Botteri coinvolgere Trump, nel caso Weinstein. Il cerchio si stringe, il set-up si fa palese. Fui facile profeta.

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“Because I think you’re a sexist, misogynist dinosaur”.

NON provate ad imporre la revisione di OO7.

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L’unico caso di “folletto” (islandese, come la chiamano) molestato da un “orco”.

https://www.vanityfair.it/people/mondo/2017/10/16/bjork-molestata-regista-danese-denuncia-lars-von-trier-foto

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Fo, diciamola tutta: Cristoforo Colombo scaraventò perfino un capo indiano giù dalla finestra; per poi fare in modo che sembrasse una “morte accidentale” (o suicidiaria).

Purtroppo quel colonialista “torturatore” nonché “assassino” dell’irriducibile ribelle native-american, pretestuosamente accusato di un massacro, è ormai all’inferno da cinque secoli; ma perché trattenersi? Si chiamino a raccolta 800 prestigiosi intellettuali, che solo i reazionarî definirebbero “FIRMAIOLI FORCAIOLI DEL CAZZO”, e si rediga un bel documento che irroghi al reprobo invasore genovese anche la meritatatissima damnatio memoriae.

Soltanto allora si potrà titolare “Giustizia è fatta”.

http://www.imolaoggi.it/2017/10/15/jacopo-fo-cristoforo-colombo-come-riina-nicola-porro-sei-peggio-di-tuo-padre/

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Questo iconico “giro di giostra” formato Gif è tratto dal film “CAREER OPPORTUNITIES”, 1991, in italiano “Tutto può accadere”.

Beninteso, l’uso della presente mmagine – e dei due titoli – è puramente simbolico: NON si intende affatto coinvolgere l’incantevole Jennifer Connelly nel caso hollywoodiano del momento).

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“SHE CRIES AND FUCKS” (traduzione di “Chiagne e fotte”).

Anzi, “THEY ALL CRY AND FUCK”.

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15 ottobre 2017

E se, penalmente (mutatis mutandis), finisse come per “Hurricane” Rubin Carter, il pugile?

http://canadafreepress.com/article/hurricane-harvey-damage-spreads-in-hollywood

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Ecco, a questo punto non si può più fare finta di niente: quella cosa della “MECCA”, sia pure “del Cinema”, ormai è insostenibile.

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Questo è ormai l’annus horribilis di Hollywood: nei primi mesi il Gran Casino degli Oscar e negli ultimi il Grande Casino e basta.

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La mia ammirevole conterranea Rose McGowan da Certaldo, attualmente grande accusatrice di Harvey Weinstein, all’indimenticabile corteo di quando ella militava nel Salvation Army e (anche se qui lui non si vede) era spiritualmente legata all’integerrimo pastore metodista Brian Hugh Warner, noto ai più con il nome che aveva assunto da religioso: Marilyn Manson.

http://m.ilgiornale.it/news/2017/10/15/tornano-virali-i-video-hard-dellaccusatrice-di-weinstein/1452738/.

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Onore a Bruno Contrada, servitore dello Stato.

Ignominia sui persecutori e sui protervi calunniatori al di sopra della Cassazione.

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“Body Double” (“Omicidio a luci rosse”) OST.

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Il ruggito della…

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Who? What? When? Where? Why?

WHORES!

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Fino a poco tempo fa, poche definizioni mi sembravano tautologiche come quella di Giovanni XXIII: “Il Papa Buono”.

E mi sbagliavo.

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LEGAL EAGLE come R. Redford: “Sono un avvocato: le parole ben scelte sono i ferri del mio mestiere”.

http://m.ilgiornale.it/news/2017/10/15/ce-un-assalitore-sessuale-hillary-e-la-gaffe-clamorosa-attacca-trump-c/1452575/

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Iosif Vissarionovič Džugašvili, in arte Stalin, si sta rivoltando nella tomba per quest’assenza di garantismo.

https://www.mediaite.com/online/breaking-the-academy-has-kicked-out-harvey-weinstein/

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“Cara” Delevingne, NOI saremmo “parte del problema”? SIETE VOI, e le global-foeminazi, che valorizzate il detto “CHIAGNE E FOTTE”.

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Qui non sarà varata una “Operazione Ira di Dio”, per giustiziare i terroristi all’estero.

Nessuno avrà mai le palle di Golda Meir.

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Ci sono 35 ASSASSINI, dei due colori, impuniti all’estero.

Dio, quanto vorrei si procedesse come gli Israeliani dopo Munich ’72…

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14 ottobre 2017

L’immancabile esperta, sul caso del momento: “Non è un maniaco sessuale ma un PREDATORE sessuale”.

Sì, certamente: IN-DIANA-JONES.

Ovvero “I Predatori della Virtù petduta” (se preferite l’assonanza volgarotta, ” – della Sorca perduta”).

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“L’ORCO NEL FORNO”

Sabato 14 ottobre. Poco prima delle 20 mi sintonizzo sul canale all-news (in chiaro sul digitale terrestre) del famoso magnate australiano.

Pochi minuti e va in onda un bel servizio forcaiolo sul caso Weinstein. La redattrice foeminazi snocciola una serie di perle che riporto di séguito, a caldo, in maniera concettualmente fedele ed anche pressoché testuale (in maiuscolo le espressioni pregnanti, delle quali sono assolutamente certo):

– “Il giudizio ‘COSÌ FAN TUTTE’ prevale su quello ‘COSÌ FAN TUTTI’, perché tuttora vige ovunque UN SISTEMA DI POTERE MASCHILISTA”;

– “Hillary Clinton si è detta DISGUSTATA dallo scandalo ed ha auspicato che tutte le vittime di molestie trovino IL CORAGGIO DI USCIRE ALLO SCOPERTO”;

– “Un punto a favore del produttore è che, DI FRONTE AL MACHISMO ARROGANTE DI TRUMP, L’AMERICA HA FATTO SPALLUCCE. Ma forse Hollywood, stavolta, potrebbe dare alla vicenda UN LIETO FINE, CON L’ORCO NEL FORNO E LE PRINCIPESSE SALVE”.

L’ erinni ha chiuso il suo pistolotto proprio con queste rivoltanti farneticazioni isteriche, “L’Orco NEL FORNO” (da brava foeminazi) e “LE PRINCIPESSE salve” (qui vi risparmio lo scontatissimo, triviale rimando ad un’altra favola della buona notte).

Probabilmente soltanto la fascia protetta l’ha dissuasa dal ricordare a tutte le consorelle l’aureo aforisma dei muri anni ’70: “Il cazzo c’inquina” (e in questo caso vi faccio grazia dell’abusata replica sulla “t’ombola”).

Non è un capolavoro di anti-giornalismo? I fatti – o presunti tali – NON separati dalle opinioni.

Però soprattutto, a proposito di “fatti” (e di “fattoni/e” intossicati/e da vetuste ideologie venefiche), c’è una totale assenza di separazione di “Sky”, da “Lucy” prima e da “Diamonds” dopo.

 

George Clooney, che “si è scopato mezza Hollywood” (Gherarducci della Gialappa’s, anni fa) dichiara Weinstein “INDIFENDIBILE”…

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Che mondo sarebbe, senza la cioccolata spalmabile?

E che fiction sarebbe (Rai 1 o Canale 5) senza spalmarci sopra l’Onorata Societá?

Madre Maria

MADRE MARIA

Ferragosto da “Feriae Augusteae”, certamente… Ma per i cristiani cattolici oggi è anche, o meglio soprattutto, la Solennità dell’Assunzione in Cielo di Maria Madre di Dio (“Dormizione” per gli ortodossi); e quindi scelgo di fare gli augurî con una canzone che possa risultare gradita a tutti, credenti o meno.

Paul McCartney ha spiegato più volte che la “Mother Mary” citata nel testo è sua madre, da lui persa all’età di 14 anni; ma nel contempo, da cattolico di nascita qual è, egli non ha mai smentito chi gli chiedeva se la protagonista della ballad fosse la Vergine Maria, ad un livello di lettura trascendente, così lasciando libertà di “interpretare la canzone come meglio credesse”.

Ad avvalorare ciò, come evidenzia il blog di Luis Antequera, “le parole che dànno il titolo alla canzone e fanno parte del ritornello, Let It Be, sono esattamente quelle che San Luca pone in inglese sulla bocca di Maria quando questa si offre alla volontà di Dio espressa dall’arcangelo Gabriele: ‘let it be in me according to your word’, ‘Avvenga di me quello che hai detto’ ” (Lc 1, 38).

Buona Assunzione e buon ferragosto a tutti.

Marco Valori